Jerry Nielsen, la dottoressa che affrontò il cancro in Antartide

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.

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In un luogo dove la temperatura scende fino a -60 gradi centigradi e il buio dura sei mesi una dottoressa ha vissuto un’esperienza unica e straordinaria.

Jerry Nielsen specialista in medicina d’urgenza, si è trovata a dover affrontare una diagnosi di tumore al seno mentre era l’unico medico presente alla base Amundsen-Scott al Polo Sud.

Una missione in condizioni estreme

Nel 1998 Jerry Nielsen accettò un contratto annuale per lavorare come unico medico alla base antartica Amundsen-Scott. La base ospitava 41 ricercatori completamente isolati dal mondo esterno durante l’inverno, da febbraio a ottobre.

Le condizioni erano estreme: temperature polari, buio perpetuo e impossibilità di ricevere aiuti esterni.

La scoperta del tumore

Durante il suo soggiorno, la dottoressa Nielsen scoprì casualmente un nodulo al seno. Nonostante le difficoltà, decise di eseguire un’auto-biopsia con l’aiuto del personale non medico della base. Dopo alcuni tentativi e l’invio di campioni via aereo militare, la diagnosi fu chiara: tumore al seno.

L’auto-trattamento

Con l’impossibilità di lasciare la base, la dottoressa iniziò a somministrarsi terapia ormonale e poi chemioterapia seguendo le indicazioni dei colleghi negli Stati Uniti. La sua determinazione e la sua competenza medica le permisero di affrontare una situazione che sarebbe stata insostenibile per molti.

Il ritorno e le conseguenze

Il 6 ottobre durante l’inverno antartico, venne organizzata una missione di recupero senza precedenti. Un aereo raggiunse la base, recuperando la dottoressa e un altro ricercatore ferito.

Da quel momento, la base decise di avere sempre due medici presenti contemporaneamente.

Una volta rientrata negli Stati Uniti, Jerry Nielsen completò le terapie e subì un intervento di mastectomia. La malattia sembrò essere sotto controllo fino al 2005 quando comparvero metastasi ossee e al fegato. Nel 2009 all’età di 57 anni la dottoressa Nielsen morì.

Un’eredità di coraggio

La storia di Jerry Nielsen è stata raccontata in un’autobiografia e successivamente in un film, Ice Bound con Susan Sarandon nel ruolo della dottoressa.

La sua esperienza ha elementi in comune con quella del chirurgo russo Leonid Rogozov che si operò da solo di appendicectomia in condizioni simili.

Jerry Nielsen ha viaggiato per il mondo tenendo conferenze e raccontando la sua storia, analizzando l’aspetto psicologico di un evento così straordinario. La sua frase più famosa, “Preferirei non averlo, ma il cancro è parte di me. Ognuno deve aver qualcosa. Alcune persone sono brutte, alcune persone sono stupide.

Io ho il cancro.” riflette la sua accettazione e la sua forza d’animo.