Argomenti trattati
Molte persone oggi cercano modalità tangibili per conservare esperienze in un contesto sempre più digitale.
Il junk journaling risponde a questa esigenza: consiste nell’assemblare materiali di scarto come scontrini, biglietti, etichette e ritagli di giornale per creare diari personali ed estetici. L’attività è accessibile ed economica e viene praticata in contesti domestici e creativi per riflettere sui ricordi.
Non si tratta soltanto di accumulare oggetti. Il processo valorizza i piccoli segni della giornata e favorisce la creatività. Selezionare, ordinare e decorare facilita la rielaborazione emotiva e può contribuire alla gestione dello stress in modo concreto e pratico.
Dal punto di vista ambientale, il junk journaling promuove il riuso di materiali a bassa valore commerciale. Chiara Ferrari, ex Unilever sustainability manager e consulente ESG, osserva che “la sostenibilità è un business case” anche nelle pratiche individuali: riutilizzare ritagli e scarti riduce rifiuti e introduce principi di circular design a livello domestico.
Il metodo prosegue con la selezione e l’assemblaggio degli elementi raccolti.
Si privilegiano materiali di scarto che mantengono traccia di esperienze quotidiane. Il processo è semplice: scegliere, fissare e annotare. L’approccio favorisce riuso e creatività, con ricadute pratiche sulla riduzione dei rifiuti domestici.
I materiali essenziali sono pochi e facilmente reperibili. Un quaderno o un raccoglitore ospita le pagine. Scontrini, biglietti, ritagli e etichette costituiscono il contenuto principale.
Per il fissaggio servono colla e nastro adesivo.
Forbici e taglierino permettono di rifinire i ritagli. Spago o washi tape aiutano a creare chiusure e pieghe decorative.
Per la registrazione si usano penne a inchiostro, pennarelli resistenti e pastelli. Timbri, etichette e adesivi completano la decorazione senza appesantire la pagina.
Strumenti organizzativi utili sono tasche trasparenti e divisori. Consentono di conservare oggetti voluminosi e di mantenere ordine nel raccoglitore. Un kit base può essere assemblato con una spesa contenuta.
Dal punto di vista pratico, è preferibile selezionare elementi con valore personale. Annotazioni brevi e date contestualizzano i ritagli. Questa modalità rende il diario sia estetico sia documentale.
La pratica è accessibile sia ai principianti sia ai più esperti. Si integra con abitudini di circular design domestico e con semplici strategie di riuso quotidiano.
Per chiunque voglia iniziare, non servono attrezzature costose: bastano un quaderno, una forbice, della colla e carta recuperata.
Tra gli elementi più usati figurano scontrini, etichette, ritagli di giornale e fotografie. È utile conservare i materiali raccolti in una busta o in una scatola, che diventano un magazzino di frammenti da cui attingere durante la composizione del diario. Questo approccio facilita il lavoro quotidiano e sostiene pratiche di circular design domestico.
I metodi variano in base alle esigenze emotive e creative. Alcuni adottano una struttura libera e intuitiva; altri organizzano il diario per temi o periodi.
Si possono dedicare 10-20 minuti al giorno per pagine rapide. Oppure si possono riservare sessioni più lunghe per composizioni elaborate. L’importante è che il ritmo scelto sia sostenibile nel tempo e coerente con le abitudini personali.
Il diario fatto con materiali di recupero offre benefici psicologici e pratici. Dal punto di vista emotivo favorisce la rielaborazione dei ricordi e la riduzione dello stress. Sul piano pratico insegna a selezionare e organizzare informazioni visive e testuali.
Le aziende e i professionisti della sostenibilità sottolineano che la pratica supporta competenze utili anche sul lavoro, come la selezione delle priorità e il problem solving creativo.
La pratica del junk journaling mantiene continuità con le tecniche di recupero già descritte e presenta benefici concreti oltre l’aspetto estetico. Sul piano psicologico aiuta a elaborare emozioni, fissare ricordi e costruire una narrazione personale. Assemblare e decorare materiale di recupero funziona come una forma di micro-terapia, promuovendo concentrazione e riducendo il rumore mentale.
Inoltre il diario cartaceo garantisce una continuità fisica che i file digitali non sempre offrono.
Dal punto di vista operativo, l’attività stimola la creatività e affina competenze utili in ambito professionale, come la selezione delle priorità e il problem solving creativo. La sostenibilità è un business case, osservano gli esperti: riutilizzare materiali riduce rifiuti e costi. Dal punto di vista ESG, il recupero creativo può entrare nelle politiche aziendali di riduzione degli scarti e formazione del personale.
Il recupero di carta, tessuti e imballaggi valorizza risorse altrimenti destinate allo smaltimento. Questo approccio produce risparmi diretti sui materiali e sviluppa pratiche di sostenibilità riproducibili su scala aziendale. Le aziende leader hanno capito che inserire laboratori pratici favorisce engagement e competenze trasversali.
Per chi lavora con la mente, il junk journaling rappresenta una pausa attiva che mantiene la mano impegnata e libera la mente per processi cognitivi profondi.
Chiara Ferrari, con esperienza in gestione sostenibile, sottolinea che l’integrazione di questa pratica nelle politiche di formazione offre un doppio ritorno: benessere individuale e valore operativo. Il trend è destinato a consolidarsi come strumento pratico per benessere e apprendimento.
Il trend del junk journaling, ormai diffuso in ambiti creativi e educativi, si integra anche con pratiche ambientali concrete. Junk journaling qui è inteso come l’uso creativo di materiali di scarto per creare diari e quaderni.
Dal punto di vista giornalistico, la pratica riduce rifiuti e promuove comportamenti di consumo più responsabili.
Si possono impiegare foglie essiccate, cartoncini di imballaggi e frammenti di cartone per costruire pagine e copertine. Piccoli ritagli di stoffa recuperata aggiungono texture senza richiedere nuovi acquisti. L’approccio valorizza il riciclo creativo e dimostra che estetica e sostenibilità possono coesistere.
Il progetto si rivolge a chi cerca un’attività economica e a basso impatto ambientale.
La sostenibilità è un business case anche nelle pratiche individuali: materiali riutilizzati riducono costi e impronta ecologica. Dal punto di vista ESG, il recupero domestico contribuisce a una cultura del riuso che può scalare a pratiche comunitarie e scolastiche.
Per avviare il progetto bastano pochi strumenti di base e l’uso creativo di ciò che è già disponibile. Le aziende leader nel settore creativo hanno iniziative di donazione di scarti che possono fornire materiali in eccesso.
Uno sviluppo atteso riguarda l’integrazione di programmi educativi che usino il junk journaling come strumento pratico di apprendimento ambientale.
La pratica si presta a collegamenti con programmi didattici e iniziative comunitarie, offrendo strumenti concreti per l’educazione ambientale. Dal punto di vista ESG, il ricorso a materiali di scarto favorisce la riduzione dei rifiuti e promuove comportamenti circolari. La sostenibilità è un business case quando scuole e associazioni integrano metodologie pratiche che insegnano valore e riuso.
Il junk journaling resta accessibile a chiunque, poiché non richiede competenze artistiche avanzate. Può trasformarsi in un dono originale, in un laboratorio condiviso con bambini o in una pratica quotidiana che rende tangibile la propria storia personale. Prendendo scontrini, etichette e ritagli di carta e trasformandoli in pagine significative, si costruisce un archivio che racconta la vita in modo unico. Le aziende e gli operatori culturali interessati possono inserire questo approccio nelle attività formative per sviluppare alfabetizzazione ambientale e senso critico verso i consumi.