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Negli ultimi anni, il panorama della ristorazione collettiva ha subito una trasformazione significativa, in particolare nelle mense religiose.
Queste strutture, dedicate alla refezione di preti e suore, stanno sempre più abbracciando i principi della dieta mediterranea, riconosciuta a livello mondiale per i suoi benefici sulla salute.
Il cambiamento è stato guidato da nuove disposizioni nelle gare d’appalto per i servizi di ristorazione, che ora valutano non solo il costo dei pasti, ma anche la loro qualità nutrizionale e l’impatto ambientale. L’adesione ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) è diventata fondamentale, richiedendo un approccio più sostenibile e salutare nei menu.
La dieta mediterranea è un modello alimentare che si basa sull’uso di ingredienti freschi e locali, come frutta, verdura, cereali integrali e pesce. Gli studi dimostrano che questo tipo di alimentazione aiuta a ridurre il rischio di malattie croniche e promuove un invecchiamento sano. Per le mense religiose, questa dieta rappresenta un’opzione ideale per garantire un’alimentazione equilibrata.
Per quanto riguarda la colazione, gli italiani preferiscono un pasto dolce a base di yogurt, frutta e marmellata.
Nelle mense religiose, ci sono anche specifiche indicazioni sui prodotti da forno, come i cornetti, che devono essere serviti tre volte alla settimana. Al contrario, i pasti per gli stranieri possono includere opzioni salate come uova, formaggi e affettati, in particolare prosciutto crudo e cotto di alta qualità.
Il pranzo e la cena sono strutturati attorno a piatti di pasta, che possono essere freschi o secchi, e devono essere accompagnati da una porzione di pesce fresco, riducendo al minimo l’uso di quello in scatola.
In alternativa, sono previsti secondi di carne o formaggi, sempre accompagnati da contorni di verdure fresche.
Un aspetto cruciale delle nuove normative è l’attenzione all’impatto ambientale dei prodotti alimentari utilizzati. Le mense devono garantire che i propri fornitori rispettino gli standard di sostenibilità e che i prodotti siano preferibilmente locali e di stagione. Questa scelta non solo supporta l’economia locale, ma riduce anche l’impatto della carbon footprint legata al trasporto degli alimenti.
Per quanto riguarda i dessert, è previsto un piccolo dolce a fine pasto una volta alla settimana, insieme a frutta fresca. Le bevande servite includono acqua e, in alcune occasioni, un bicchiere di vino o birra, sempre nella misura della moderazione. Queste scelte riflettono un equilibrio tra tradizione e salute, creando un ambiente di convivialità e condivisione.
La ristorazione collettiva religiosa si sta evolvendo per abbracciare i principi della dieta mediterranea, promuovendo un’alimentazione più sana e sostenibile.
Questo cambiamento non solo migliora la qualità della vita di chi vive in queste comunità, ma rappresenta anche un esempio positivo per la società in generale, dimostrando come il cibo possa essere un veicolo di salute e benessere.