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La distinzione più utile per orientarsi è quella tra laser ablativi e laser non ablativi: i primi offrono risultati più evidenti in termini di levigatezza, compattezza e qualità della pelle anche in presenza di inestetismi più strutturati (es. micro rughe, cicatrici, ecc.), per un rinnovamento cutaneo più intenso, i secondi agiscono soprattutto in profondità, stimolando i naturali processi di rigenerazione cutanea e contribuendo al miglioramento progressivo della qualità della pelle.
Capire questa differenza aiuta a farsi un’idea più realistica dei risultati, del numero di sedute e del famoso downtime, cioè il periodo in cui la pelle appare arrossata e sensibile e richiede attenzioni extra. Per scoprire le differenze tra questi due trattamenti abbiamo incontrato il dott. Fabio Caprara della Clinica Dermo Estetica di Milano, specializzato in medicina estetica rigenerativa.
Un laser ablativo agisce attraverso un’azione termica controllata sulla superficie cutanea e, in base ai parametri utilizzati, può lavorare a diverse profondità. Questa stimolazione mirata innesca un intenso processo di rigenerazione cutanea. Oggi i laser ablativi più utilizzati, come il CO2 e l’Er:YAG, vengono impiegati prevalentemente in modalità frazionata (detta anche “pixel”), che distribuisce l’energia in micro-aree di trattamento alternate a zone di cute integra. Questo approccio consente di stimolare il rinnovamento cutaneo in modo efficace, con un profilo di recupero più gestibile e una maggiore modulabilità dell’intensità in base all’indicazione clinica.
Un laser non ablativo invece agisce generando calore negli strati più profondi della pelle, in particolare nel derma, stimolando la produzione di collagene e il naturale rimodellamento dei tessuti. Questo approccio consente un miglioramento progressivo della qualità cutanea, con un’azione delicata sulla superficie della pelle. Proprio per la sua azione graduale, il trattamento viene inserito in percorsi programmati che prevedono più sedute, così da ottenere risultati armonici e duraturi nel tempo.
A livello pratico, la scelta dipende da: problema da trattare, fototipo, sensibilità della pelle, tempi di recupero disponibili e aspettativa sul risultato.
In linea generale, i laser ablativi (in particolare i frazionati) vengono considerati quando l’obiettivo è un miglioramento più marcato di texture e rilievi cutanei, mentre i non ablativi sono spesso preferiti per segni più lievi, prevenzione e programmi graduali.
Una nota importante: per macchie complesse (come alcune iperpigmentazioni recidivanti) o per pazienti con tendenza a discromie, la strategia non è “più energia = più risultato”. Spesso conta di più la personalizzazione del protocollo e la preparazione della pelle (fotoprotezione, skincare mirata, eventuale profilassi antivirale se indicata).
Qui si vede la differenza più “concreta” nella vita di tutti i giorni. Dopo un non ablativo, si torna rapidamente alle attività abituali, con rossore o gonfiore lieve e transitorio.
Dopo un ablativo, ci si deve aspettare un recupero più impegnativo rispetto ai non ablativi: arrossamento più marcato, leggera esfoliazione, sensibilità e una fase di guarigione che richiede routine precise. Anche all’interno della categoria “ablativa”, i tempi variano molto in base alla tecnologia, ai parametri e alla modalità di emissione.
Per rendere l’idea, ecco un confronto orientativo (i tempi reali dipendono da laser, parametri, zona trattata e risposta individuale):
Un percorso ben impostato parte dall’obiettivo, non dal nome della tecnologia. Ha più senso definire prima cosa si vuole migliorare – rughe, texture irregolare, pori dilatati, cicatrici o qualità generale della pelle – e solo dopo valutare quale approccio sia più coerente.
Se l’obiettivo è ottenere un cambiamento più evidente su rughe sottili, grana cutanea e segni strutturali, spesso si privilegia un approccio ablativo, oggi principalmente in versione frazionata. Se invece si cerca un miglioramento graduale, compatibile con una routine quotidiana senza interruzioni significative, i laser non ablativi vengono spesso scelti perché lavorano in profondità stimolando il rinnovamento senza rimuovere la superficie.
Un aspetto centrale è l’allineamento delle aspettative: i risultati non seguono sempre una logica “tutto e subito”. In molti casi i benefici si consolidano nelle settimane successive, con progressi che dipendono dalla risposta individuale della pelle, dall’intensità dei parametri utilizzati e dalla regolarità del programma. La valutazione clinica iniziale serve proprio a definire un obiettivo realistico, stimare il numero di sedute e scegliere l’intensità più adeguata, bilanciando efficacia e tempi di recupero.