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Negli ultimi decenni, il concetto dilongevitàha suscitato numerosi dibattiti tra esperti e ricercatori.
Tradizionalmente, si è ritenuto che la durata della vita fosse principalmente influenzata da abitudini personali, come l’attività fisica, l’alimentazione e il livello di stress. Tuttavia, una recente ricerca pubblicata sulla rivistaScienceha messo in discussione questa visione, suggerendo che ifattori geneticipossano avere un peso maggiore di quanto precedentemente ritenuto.
Lo studio condotto da un team di ricercatori guidato da Uri Alon, presso ilWeizmann Institute of Sciencein Israele, ha esaminato dati storici e genetici riguardanti la durata della vita.
Grazie a metodi innovativi, gli scienziati sono riusciti a separare l’influenza dei fattori genetici da quella di quelli ambientali e sociali. I risultati sono sorprendenti: oltre il50%della variabilità nella longevità è attribuibile alla genetica, un dato che raddoppia le stime precedenti.
I ricercatori hanno evidenziato che molte delle ricerche passate tendevano a sottovalutare il ruolo della genetica. Questo perché si basavano su dati di individui nati prima delXIX secolo, un periodo in cui le malattie infettive e le scarse condizioni igieniche portavano a mortalità elevate, mascherando così l’impatto dei geni.
Una volta corretti questi fattori nei nuovi modelli, è emersa con maggiore chiarezza l’importanza dell’ereditarietà.
Se la genetica stabilisce dei limiti, quale ruolo rivestono le scelte quotidiane? Secondo lo studio, le abitudini di vita possono effettivamente influenzare l’età che si raggiunge, spostandola di alcuni anni rispetto al potenziale genetico. Ad esempio, una persona predisposta a vivere fino a80 annipotrebbe raggiungere i85 annigrazie a comportamenti salutari, mentre abitudini dannose potrebbero ridurre quell’aspettativa a75 annio meno.
Alon ha affermato che “la genetica non è un destino ineluttabile”. Le scelte di vita, come l’esercizio fisico, una dieta equilibrata e le relazioni sociali, possono alterare significativamente l’aspettativa di vita. È interessante notare che non esiste un singologene della longevità: come sottolinea la Dottoressa Deborah Kado delStanford Longevity Center, la durata della vita è il risultato di interazioni complesse tra molti geni e fattori ambientali.
“La biologia è complessa”, afferma, e non c’è un’unica spiegazione.
Questa nuova prospettiva porta a una riflessione fondamentale: è preferibile vivere più a lungo o vivere a lungo in buona salute? Ricercatori come Dan Arking dellaJohns Hopkins Universityavvertono che l’attenzione non dovrebbe concentrarsi solo sulla quantità di anni, ma anche sulla loro qualità. Avere il potenziale genetico per raggiungere i90 anninon ha valore se gli ultimi decenni sono segnati da malattie e sofferenza.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire che gli anni aggiuntivi siano anche anni di salute e vitalità.
Questa visione suggerisce un approccio olistico alla longevità, che unisca genetica, stili di vita, prevenzione medica e contesto sociale, piuttosto che cercare soluzioni singole. Attività fisica regolare, nutrizione adeguata, sonno sufficiente e relazioni sociali significative sono tutti elementi che contribuiscono a una vita più sana e possono migliorare l’aspettativa di vita.
La ricerca sulla genetica e la longevità ha ancora molte potenzialità da esplorare. Comprendere come i geni influenzano la durata della vita e come interagiscono con le scelte quotidiane potrebbe portare a interventi mirati in futuro. Alon afferma che “conoscere i geni significa conoscere i meccanismi; e comprendere i meccanismi consente di intervenire”, suggerendo che si potrebbero sviluppare terapie specifiche per affrontare i processi biologici legati all’invecchiamento.
Attualmente, non esiste un test genetico in grado di prevedere con precisione l’età di morte. Gli strumenti genetici disponibili si concentrano principalmente sull’identificazione di rischi ereditari per malattie specifiche. La previsione dell’età biologica rimane quindi un obiettivo futuro, che richiederà ulteriori scoperte scientifiche.
La ricerca evidenzia come la longevità sia il risultato di un intricato rapporto tra genetica e ambiente. Mentre i geni forniscono una base di potenziale, le scelte quotidiane giocano un ruolo cruciale nel determinare la propria aspettativa di vita.