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L’Italia è riconosciuta per la sua lunga aspettativa di vita, ma dietro questo primato c’è un problema profondo: la cosiddetta salute in anni si interrompe molto prima della fine della vita.
Il Libro Bianco sulla Cronicità e la Non Autosufficienza, curato da Sergio Harari e Stefano Paleari, evidenzia che, pur attestandosi a quasi 84 anni la speranza di vita, la vita in buona salute si ferma mediamente intorno ai 58 anni. Questo gap significa decenni trascorsi con malattie croniche, disabilità e perdita di autonomia, con ricadute evidenti sul piano personale, familiare e del sistema sanitario.
I numeri riportati dal documento e dai dati ISTAT di fine marzo sono eloquenti: oltre 24 milioni di persone convivono con malattie croniche, la spesa per la non autosufficienza supera i 30 miliardi di euro all’anno e le famiglie sostengono circa 45 miliardi di spesa privata.
Inoltre, il sistema poggia su circa 8,5 milioni di caregiver familiari e su oltre 800 mila badanti. La popolazione over 65 è già il 25,1% del totale e potrebbe arrivare al 30% entro il 2030, trasformando il fenomeno in una sfida strutturale per il SSN.
La lunga vita non equivale automaticamente a più anni in salute: vivere più a lungo però con patologie croniche significa una qualità dell’esistenza ridotta e costi crescenti per il sistema.
Secondo gli esperti coinvolti nel Libro Bianco, questo è uno squilibrio organizzativo e finanziario. L’aumento della domanda di servizi sanitari e assistenziali trova un modello ancora pensato “a silos” e non integrato con le esigenze di una popolazione che invecchia. Il risultato è un carico crescente su ospedali, famiglie e reti informali, con il rischio che la non autosufficienza diventi una crisi sociale oltre che sanitaria.
Oltre alla dimensione economica, c’è un profilo sociale da non sottovalutare: le proiezioni segnalano che milioni di anziani potrebbero vivere soli nel prossimo futuro. Senza una rete territoriale digitale e servizi domiciliari diffusi, il fenomeno della solitudine aggraverebbe fragilità e costi. Il Libro Bianco sintetizza questa emergenza come un campanello d’allarme che richiede risposte integrate tra salute, assistenza sociale e politiche abitative per evitare che l’invecchiamento diventi sinonimo di isolamento e dipendenza.
Tra le proposte più concrete del documento ci sono le Digital Therapeutics (DTx), software clinici certificati pensati come strumenti terapeutici e non meri strumenti di monitoraggio. Le DTx possono intervenire in ambito cardiologico, neurologico, neuropsichiatrico e altro, offrendo monitoraggio remoto e supporto alle terapie per migliorare aderenza e risultati clinici. L’adozione coordinata di queste soluzioni, insieme al potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0) e all’uso dell’Intelligenza artificiale, viene proposta come leva per uscire dalla medicina frammentata e passare a una presa in carico continua e personalizzata.
Le Digital Therapeutics non sono semplici app: si tratta di software clinicamente validati, spesso rimborsabili in altri paesi, che possono includere esercizi guidati, terapie cognitive digitali, realtà virtuale e sistemi sensorizzati. Integrate con i dati del FSE 2.0 e con algoritmi di IA, permettono di ridurre ospedalizzazioni improprie, contenere liste d’attesa e ottimizzare risorse, favorendo inoltre la continuità delle cure a domicilio.
Il White Paper tocca anche il tema delle risorse: per garantire la sostenibilità del SSN si propone di rivedere le esenzioni dal ticket, legandole alla reale capacità economica e patrimoniale (ISEE) dei cittadini piuttosto che a categorie rigide. L’obiettivo è duplice: recuperare risorse per la non autosufficienza e promuovere responsabilità individuale verso stili di vita più sani. Inoltre, viene suggerita una più stretta integrazione pubblico-privato e una riflessione sui modelli assicurativi per farli convergere verso la copertura del rischio di non autosufficienza.
Gli autori del documento e i contributori scientifici — tra cui nomi come Silvio Brusaferro, Guido Cavaletti, Rosanna Tarricone e Cristina Messa — richiamano all’urgenza di politiche coraggiose: investimenti in tecnologia, riforme organizzative e risorse mirate per l’assistenza territoriale. L’appello è a trasformare l’attuale “tsunami d’argento” in una opportunità di rinnovamento, evitando che l’aumento degli anni di vita si traduca in un aumento degli anni di sofferenza e dipendenza.