Mobilità cardioprotetta: defibrillatori sui mezzi e formazione degli autisti

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Nel corso dell’evento svoltosi al Campidoglio il 25 marzo 2026 si è ribadita l’importanza di dotare i mezzi di trasporto pubblico di strumenti salvavita e di investire nella formazione degli operatori.

L’incontro, promosso dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti insieme a Squicciarini Rescue e alla SIS 118, ha messo al centro il concetto di mobilità cardioprotetta: una strategia che combina apparecchiature e competenze per assicurare risposte tempestive in caso di arresto cardiaco improvviso.

Obiettivo dichiarato degli interventi è raggiungere un tempo di assistenza efficace entro tre minuti dalla chiamata, perché ogni minuto conta per la sopravvivenza. Sul palco del Campidoglio si è discusso non solo di obblighi normativi ma anche di misure pratiche: dalla consegna di defibrillatori ai tassisti ai corsi nelle stazioni della metropolitana, fino alla simulazione mostrata da SIS 118 che ha ricreato un caso reale su un pullman di linea, rianimato con successo grazie all’intervento guidato della Centrale Operativa 118.

Il modello operativo: cosa significa mobilità cardioprotetta

La mobilità cardioprotetta è un approccio che pretende la presenza simultanea di dispositivi e competenze: il defibrillatore a bordo, la persona in grado di usarlo e una centrale operativa pronta a guidare l’intervento. In termini pratici, significa dotare autobus, tram e altri mezzi pubblici di defibrillatori e prevedere aggiornamenti periodici per il personale, così da trasformare il trasporto pubblico in un ambiente dove il Primo Soccorso non è un’eccezione ma una procedura standardizzata.

Perché il tempo è cruciale

Le probabilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco improvviso diminuiscono rapidamente con il passare dei minuti; per questo la strategia punta a consentire un intervento entro tre minuti. La disponibilità del defibrillatore e l’addestramento degli autisti riducono il vuoto temporale tra evento e primo soccorso, mentre la guida telefonica dalla centrale 118 può supportare persone non esperte nello svolgere compressioni toraciche e utilizzare il dispositivo in sicurezza.

Formazione, normativa e responsabilità

Nel corso dell’evento sono state richiamate norme e proposte legislative che facilitano la diffusione dei dispositivi e dei corsi di formazione: la Legge 116/2026 (nota come Legge Mulè) incentiva la presenza di defibrillatori sui mezzi, mentre il Ddl Bove mira ad ampliare la formazione al Primo Soccorso. Al contempo è stato ricordato il disegno di legge presentato dalla senatrice Ronzulli per l’introduzione obbligatoria di percorsi didattici nelle scuole, con l’obiettivo di creare una cultura civica del soccorso.

Ruoli istituzionali e adozione locale

Autorità locali e nazionali hanno un ruolo chiave nell’implementazione: il sindaco di Roma ha illustrato azioni concrete come la consegna di 33 defibrillatori ai tassisti e la formazione di 270 operatori nelle stazioni della metropolitana, in collaborazione con la Protezione Civile. Dal canto suo, il Ministero delle Infrastrutture ha sottolineato la necessità di integrare la formazione pratica anche nelle scuole guida e nelle attività rivolte ai giovani, come proposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Esempi pratici e scenari futuri

La dimostrazione filmata presentata durante l’incontro ha mostrato il valore operativo del progetto: passeggeri e autisti, supportati dalla centrale operativa, hanno condotto una rianimazione efficace su un pullman. Questo esempio evidenzia come la combinazione di tecnologia, formazione e coordinamento possa tradursi in vite salvate. Le iniziative pilota nelle città servono da modello per una possibile estensione su scala nazionale, con protocolli condivisi e percorsi di aggiornamento standardizzati.

In conclusione, la proposta presentata al Campidoglio rappresenta un passo verso una rete di trasporto più sicura: dotare i mezzi di defibrillatori, formare gli autisti al BLSD e promuovere la cultura del Primo Soccorso sono azioni complementari che rendono la mobilità quotidiana più protetta. Realizzare questo progetto richiede coordinamento tra istituzioni, realtà formative e operatori sul territorio per trasformare la buona pratica in una regola diffuse e stabile.