(Adnkronos) – "Le Case di comunità", pilastro della riforma della sanità territoriale prevista dal Pnrr, "sono in gran parte ancora incomplete".
A lanciare l'allarme è Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma. "I dati diffusi da Agenas – spiega Magi all’Adnkronos Salute – riflettono quanto comunicato dalle Regioni: molte strutture risultano attivate, ma spesso solo in parte. In molti casi mancano ancora servizi fondamentali previsti dalle norme, e questo è un elemento preoccupante". Il rischio non è solo organizzativo, ma anche economico. "Le verifiche europee – ammonisce Magi – non hanno ancora dato un via libera definitivo: la valutazione è rinviata a luglio.
Se queste strutture non saranno davvero operative, l'Italia potrebbe subire sanzioni e le Regioni potrebbero dover restituire parte dei fondi del Pnrr". Dai dati Agenas, inoltre, "emerge un forte divario territoriale: ci sono differenze evidenti tra Nord, Centro e Sud, e questo accentua le disuguaglianze nell'accesso alle cure", aggiunge il presidente dell'Omceo capitolino. Secondo Magi, il problema principale è la mancanza di personale: "Si è investito molto in strutture e tecnologie, ma poco sugli operatori.
La sanità però si fa con le persone: senza medici, infermieri e specialisti, anche la telemedicina rischia di restare inutilizzata", ammonisce. Le Case di comunità, sottolinea, potrebbero invece rappresentare una risposta concreta a uno dei problemi più urgenti: le liste d’attesa. "Prendere in carico i pazienti cronici, parliamo di milioni di persone, aiuterebbe a ridurre la pressione sugli ospedali. Ma senza un'organizzazione efficace, questo obiettivo resta lontano". Per il presidente dei medici di Roma e provincia, la soluzione è un lavoro realmente integrato tra professionisti: "Serve un modello basato su équipe multiprofessionali: medici di famiglia, specialisti, pediatri e altre figure sanitarie devono lavorare insieme, con obiettivi comuni.
Oggi questa integrazione ancora non si vede", lamenta Magi che usa un'immagine efficace: "Non basta mettere insieme un gruppo di professionisti, serve una squadra. In una squadra ognuno ha un ruolo preciso e coordinato: è questo che rende il sistema efficiente e dà risposte ai pazienti". Guardando alle scadenze del 2026, il presidente invita ad accelerare: "Servono nuovi accordi nazionali che definiscano chiaramente organizzazione e obiettivi. Bisogna correre e investire soprattutto sul personale".
Infine, Magi lancia un ultimo avvertimento: "Il Servizio sanitario nazionale deve tornare attrattivo. Oggi molti professionisti scelgono di lavorare all'estero o nel privato. Senza un'inversione di tendenza, rischiamo di non avere abbastanza medici e operatori per garantire l’assistenza ai cittadini", conclude.
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