Perché 15 secondi e un messaggio positivo funzionano contro il junk food

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Uno studio dell’Edith Cowan University analizza se la durata e il tono degli spot incidano sulle risposte immediate della popolazione al problema del cibo spazzatura.

Negli ultimi anni il dibattito sulle strategie per ridurre il consumo di tali prodotti si è intensificato tra esperti e opinione pubblica. Lo studio valuta reazioni misurate in termini di craving (voglia intensa) e intenzione di consumo.

I risultati preliminari indicano che spot più brevi e con framing positivo riducono in diversi casi la voglia e l’intenzione di consumo rispetto a messaggi lunghi o allarmistici. Sul piano operativo, la ricerca suggerisce un ripensamento delle campagne pubblicitarie e delle politiche di comunicazione rivolte ai gruppi più a rischio.

In continuità con la ricerca precedente, sono stati coinvolti oltre cinquecento adulti australiani divisi in gruppi in base all’indice di massa corporea (BMI). I partecipanti sono stati assegnati casualmente a spot pubblicitari differenti: alcuni spot promuovevano junk food, altri erano campagne di salute pubblica contro tali prodotti. Subito dopo la visione i ricercatori hanno misurato la voglia di consumare cibi poco salutari. L’analisi dei dati fornisce indicazioni operative utili alla progettazione di campagne più incisive.

Risultati principali e interpretazione

L’analisi dei dati fornisce indicazioni operative utili alla progettazione di campagne più incisive. I risultati mostrano due evidenze principali. Primo: la visione di un singolo spot promozionale di cibo spazzatura non ha prodotto un aumento significativo né del craving né dell’intenzione di consumo. Questo vale anche quando gli alimenti mostrati erano graditi ai partecipanti.

Secondo: gli spot contrari al cibo spazzatura hanno determinato una riduzione immediata sia della voglia sia dell’intenzione di consumare quei prodotti.

Gli effetti si osservano in entrambi i gruppi per BMI, indicando un possibile impatto trasversale del messaggio antijunk. Questi esiti suggeriscono che campagne basate su messaggi critici possono ridurre comportamenti alimentari immediati, con implicazioni per strategie di salute pubblica e comunicazione preventiva.

Perché uno spot negativo non sempre aumenta il desiderio

Lo studio indica che un singolo spot negativo non produce necessariamente un aumento immediato del desiderio di consumo.

La reazione al messaggio dipende da variabili individuali, tra cui esperienze pregresse e familiarità con il prodotto. Sul piano comunicativo ciò evidenzia che la sola esposizione non equivale a un impulso comportamentale immediato.

In particolare, l’assenza di effetti significativi dopo una singola trasmissione sottolinea il ruolo della esposizione ripetuta. Per ottenere cambiamenti comportamentali serve curare la frequenza e la coerenza dei messaggi all’interno di una campagna. Questo risultato ha implicazioni operative per la progettazione di interventi di salute pubblica e di prevenzione, che dovranno privilegiare la ripetizione e l’integrazione dei contenuti per aumentare l’impatto.

Durata e framing: il ruolo dei 15 secondi e del messaggio positivo

Per sostenere la necessità di interventi di salute pubblica mirati, lo studio ha analizzato la durata e il framing degli spot. Nella fascia di adulti con BMI nella norma, gli spot da 15 secondi si sono dimostrati più efficaci rispetto alle versioni da 30 secondi. Un messaggio breve e mirato cattura l’attenzione senza sovraccaricare lo spettatore. Nei soggetti con sovrappeso o obesità, gli spot di 15 secondi che promuovono scelte alimentari salutari risultano più efficaci rispetto agli spot critici verso il comportamento alimentare, evidenziando la potenza del framing positivo.

Come funziona il framing positivo

Il framing positivo promuove i benefici delle scelte alimentari salutari invece di enfatizzare rischi e colpe legati al consumo di cibo spazzatura. Gli autori dello studio osservano che questo approccio riduce barriere psicologiche e la sensazione di stigmatizzazione, facilitando una risposta più costruttiva da parte dei destinatari. Messaggi che presentano alternative concrete, appetibili e realizzabili aumentano l’intenzione di cambiare comportamento rispetto a campagne basate esclusivamente su paura o biasimo.

Sul piano pratico, la strategia privilegia suggerimenti operativi e scenari di successo misurabili, elementi che sembrano amplificare l’efficacia comunicativa.

Implicazioni pratiche per le campagne di salute pubblica

Lo studio indica che le autorità sanitarie dovrebbero privilegiare interventi comunicativi brevi e ripetuti. Spot frequenti e di durata ridotta possono aumentare l’efficacia e ridurre i costi operativi. Inoltre, la personalizzazione dei messaggi in base al profilo di rischio migliora la risonanza.

In particolare, adattare i contenuti al BMI o ad altri indicatori metabolici favorisce l’aderenza. Le campagne dovrebbero promuovere alternative salutari con un messaggio positivo anziché enfatizzare la colpevolizzazione. In termini pratici, micro-messaggi mirati ai target di riferimento possono ridurre l’esposizione ai prodotti ultraprocessati. Si attende una valutazione degli effetti su larga scala mediante indicatori di processo e di outcome. Sul piano operativo, priorità a monitoraggio continuo e valutazione economica degli interventi.

Strategie di implementazione

Sul piano operativo, la priorità resta il monitoraggio continuo e la valutazione economica degli interventi. Studi sperimentali devono misurare risultati differenziati per fasce d’età e contesti socioeconomici. La Edith Cowan University rileva che forma, durata e tono dei messaggi influenzano le intenzioni di consumo più della quantità informativa.

Supportare lo spot breve con materiali pratici facilita la traduzione dell’intenzione in comportamento concreto. Le campagne dovrebbero combinare messaggi di 15 secondi, ripetuti regolarmente, con consigli su alternative alimentari salutari.

Ulteriori valutazioni sul campo serviranno a calibrare timing e contenuto per massimizzare l’efficacia delle iniziative di prevenzione pubblica, con particolare attenzione alle donne e agli adolescenti.