Prevenire la recidiva del tumore al seno con un approccio di squadra

Lucia Ferretti

Reporter investigativa, 14 anni di inchieste su societa' e diritti civili.

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Gli avanzamenti nella diagnosi precoce e nelle terapie hanno trasformato la prognosi del tumore al seno, aumentando significativamente la sopravvivenza.

In Italia si stimano circa 54 mila nuove diagnosi ogni anno: questo dato sottolinea l'importanza di non fermarsi alla fase iniziale della cura ma di progettare percorsi di assistenza che guardino al lungo termine. Con presa in carico intendiamo il processo organizzativo che accompagna la persona dall'intervento chirurgico fino ai controlli successivi, garantendo continuità, monitoraggio e supporto.

Partendo da questa esigenza nasce la campagna “Facciamo squadra: giochiamo d’anticipo contro il rischio di recidiva del tumore al seno“, promossa da Novartis e sostenuta da quattro realtà associative italiane: ANDOS, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna e Salute Donna ODV.

Presentata a Milano con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, clinici e ospiti come l’allenatrice Rita Guarino, la campagna punta a trasformare il percorso di cura in un processo partecipato dove la persona è parte attiva delle scelte.

Perché puntare sulla prevenzione delle recidive

Il rischio di recidiva può permanere per anni dopo la diagnosi, soprattutto nelle forme più comuni e ormono positive, cioè sensibili agli ormoni. Ridurre questo rischio significa non solo proteggere la salute della persona riducendo la possibilità di una ricomparsa anche in forma metastatica, ma anche incidere sulla sostenibilità del sistema sanitario.

Come evidenzia Carmen Criscitiello, le nuove opzioni terapeutiche nella fase precoce stanno cambiando la storia naturale della malattia, ma per tradurre i progressi scientifici in benefici concreti è necessario pianificare percorsi assistenziali strutturati e accessibili.

Benefici clinici e sociali

Intervenire efficacemente sulla riduzione del rischio significa diminuire gli esiti avversi a lungo termine e migliorare la qualità di vita delle persone colpite. Dal punto di vista pubblico, politiche che favoriscano la prevenzione delle recidive possono alleggerire la pressione sui servizi ospedalieri e promuovere un uso più sostenibile delle risorse.

Vanessa Cattoi sottolinea come le recenti iniziative normative mirino proprio a rafforzare modelli di presa in carico continuativa e a rendere tempestivo l’intervento sin dalle prime fasi del percorso di cura.

Il ruolo delle istituzioni e delle regioni

Alle Regioni spetta il compito di tradurre le linee guida nazionali in modelli organizzativi operativi. In Lombardia, per esempio, sono stati attivati tavoli multistakeholder con istituzioni, professionisti e associazioni per ottimizzare la presa in carico e sperimentare strumenti digitali che supportino la continuità assistenziale.

Rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e adottare PDTA condivisi (percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali) sono passi essenziali per assicurare diagnosi tempestive, migliorare l’aderenza alle terapie e ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure.

Innovazione organizzativa e digitale

L’implementazione di soluzioni digitali e di modelli organizzativi condivisi può facilitare la comunicazione tra specialisti, medici di medicina generale e servizi territoriali, oltre a rendere più semplice il monitoraggio a distanza.

Strumenti digitali ben progettati aiutano a seguire la persona nel tempo, a ricordare controlli e terapie e a raccogliere dati utili per valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione della recidiva.

Associazioni, informazione e protagonismo della persona

Le associazioni di pazienti sono alleate chiave: offrono supporto informativo ed emotivo, partecipano ai tavoli di policy e affiancano le persone nella scelta delle opzioni terapeutiche. Una ricerca promossa da Novartis su 80 donne con malattia in fase localizzata ha mostrato che circa una persona su quattro si rivolge alle associazioni per orientamento e supporto, confermando l’importanza del loro ruolo nel percorso di cura.

Promuovere empowerment significa fornire conoscenze e strumenti affinché la persona sia protagonista e consapevole del proprio percorso.

Le organizzazioni coinvolte nella campagna mettono a disposizione risorse informative sul sito dedicato e sui canali social, contribuendo a costruire una rete di sostegno che accompagni la persona oltre la fase immediatamente successiva all’intervento chirurgico. L’ascolto, il dialogo e l’accesso a informazioni chiare sono elementi indispensabili per affrontare il percorso terapeutico con fiducia.

Verso un lavoro di squadra sostenibile

Dal punto di vista industriale, Novartis richiama un impegno trentennale nel campo del tumore al seno e sottolinea che la piena valorizzazione dell’innovazione terapeutica richiede collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. Paola Coco evidenzia come l’accesso all’innovazione, percorsi centrati sulla persona e l’empowerment siano condizioni necessarie per trasformare i progressi scientifici in risultati tangibili per chi vive la malattia. Solo attraverso un lavoro di squadra esteso a clinici, istituzioni, territorio e associazioni sarà possibile giocare d’anticipo contro la recidiva e migliorare gli esiti di lungo periodo.