Progresso e allerta sulla malaria: risultati, ostacoli e cosa serve

Giulia Fontana

Architetto d'interni e design journalist. 13 anni tra progettazione e giornalismo.

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Negli ultimi decenni la lotta alla malaria ha registrato traguardi che una generazione fa sarebbero sembrati impossibili: secondo l’OMS in 25 anni sono stati evitati circa 2,3 miliardi di casi e salvate circa 14 milioni di vite.

Allo stesso tempo, però, l’ultimo periodo mostra segnali di stagnazione che mettono a rischio questi guadagni. Il quadro è dunque duplice: da una parte strumenti nuovi e interventi che funzionano; dall’altra sfide biologiche, ambientali e finanziarie che richiedono decisioni rapide e mirate.

Anche se alcuni Paesi avanzano verso l’eliminazione, la malaria continua a colpire: nel 2026 sono stati registrati globalmente circa 282 milioni di casi e circa 610.000 decessi, un lieve aumento rispetto all’anno precedente.

Per questo l’OMS ha lanciato la campagna “Determinati a porre fine alla malaria: ora possiamo. Ora dobbiamo” in occasione della Giornata internazionale contro la malaria, esortando a trasformare le opportunità scientifiche in azione concreta.

I risultati concreti fino ad oggi

I numeri raccontano un progresso reale: il numero di Paesi in cui la malaria è endemica è sceso da 108 a 80 e oggi sono 47 gli Stati certificati liberi dalla malattia.

I Paesi con meno di 10.000 casi sono aumentati da 27 nel 2000 a 46 nel 2026; quelli con meno di 100 casi autoctoni sono passati da 6 a 26, e quelli con meno di 10 casi autoctoni da 4 a 24. Inoltre, 25 Paesi stanno implementando programmi di vaccinazione per proteggere circa 10 milioni di bambini ogni anno, mentre la chemioprevenzione raggiunge oggi 54 milioni di minori.

Innovazioni che fanno la differenza

Negli ultimi anni si sono diffusi strumenti più efficaci: le nuove zanzariere con doppio principio attivo costituiscono l’84% delle reti distribuite, rispetto al 10% del 2019, e sono aumentati programmi di diagnosi e trattamento più tempestivi. Tra le innovazioni in campo vi sono anche studi su tecnologie avanzate, compresa la modificazione genetica delle zanzare e farmaci a lunga durata d’azione in via di sviluppo, elementi che rendono per la prima volta plausabile l’obiettivo di eliminare la malattia nella nostra vita.

Le minacce che restano

Non mancano però criticità che possono rallentare o invertire i progressi. A livello biologico sono aumentate le evidenze di resistenza: è stata confermata una resistenza parziale all’artemisinina in alcuni Paesi africani come Eritrea, Ruanda, Uganda e Repubblica Unita di Tanzania, mentre la resistenza agli insetticidi è stata riscontrata in 48 dei 53 Paesi che hanno fornito dati. Problemi diagnostici legati alle delezioni del gene pfhrp2 sono presenti in 46 Paesi endemici, e l’espansione di specie invasive come Anopheles stephensi aumenta il rischio nelle aree urbane.

Fattori sistemici ed esterni

Oltre alle sfide biologiche, le risposte nazionali sono minacciate dal sottofinanziamento e da contesti di crisi. I fondi disponibili per il 2026 sono stati di circa 3,9 miliardi di dollari, meno della metà dell’obiettivo necessario di 9,3 miliardi per il 2026, generando un deficit stimato di 5,4 miliardi. Conflitti, cambiamenti climatici e tagli agli aiuti sanitari possono compromettere la sorveglianza e le campagne di prevenzione, dimostrando quanto sia fragile il progresso senza risorse stabili.

Strategie per consolidare i risultati

Per trasformare l’opportunità in vittoria l’OMS suggerisce una serie di azioni prioritarie: aumentare e diversificare i finanziamenti, dare spazio a programmi guidati a livello nazionale e consolidare il sostegno dei partner internazionali per interventi prevedibili e a lungo termine. Serve anche accelerare l’innovazione per affrontare la resistenza ai farmaci e agli insetticidi, migliorare i test diagnostici e rendere disponibili nuovi vaccini e trattamenti efficaci.

Infine, la risposta deve coinvolgere le comunità: potenziare la partecipazione locale e la comunicazione aumenta l’adesione a interventi come l’uso delle zanzariere e la chemioprevenzione stagionale (SMC), oltre a favorire percorsi di cura più tempestivi. Il messaggio è chiaro: i successi esistono, ma per non sprecarli servono leadership, risorse e una strategia coordinata.