La discussione pubblica sulla autonomia differenziata in materia di tutela della salute si è intensificata durante l’audizione alla commissione Affari Costituzionali della Camera, dove è stata sollevata una critica netta sulle intese preliminari proposte con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
A questa valutazione si affianca il Rapporto PIT Salute 2026che documenta 14.176 segnalazioni nel 2026 e delinea un quadro operativo fatto di lunghe attese e problemi nell’assistenza territoriale.
Durante l’audizione del 12 giugno 2026 è emerso che non sussistono «le condizioni necessarie e sufficienti» per procedere con l’approvazione degli schemi di intesa che attribuirebbero maggiori forme di autonomia nella materia sanitaria a Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Tra le criticità indicate spiccano la lentezza degli aggiornamenti dei LEP/LEAl’annullamento del Decreto tariffe da parte del TAR Lazio e la mancanza di un nuovo Decreto che ristabilisca certezze sul finanziamento delle prestazioni e sui costi standard reali.
La carenza di dati su costi e fabbisogni standard, un sistema di riparto definito iniquo e strumenti di controllo dei LEA giudicati inadeguati hanno portato a definire l’operazione come una «riforma al buio».
In pratica, secondo l’analisi, non è stata prodotta una valutazione indipendente che misuri gli effetti economico-finanziari e la neutralità dell’intervento nei confronti dello Stato e delle altre Regioni che non hanno richiesto autonomia differenziata.
L’assenza di analisi indipendenti solleva dubbi concreti su diversi fronti: l’impatto sui bilanci regionali, la mobilità dei cittadini e dei professionisti sanitari, e la capacità di garantire un accesso uniforme alle cure su tutto il territorio nazionale.
Senza misure perequative attuate, a partire dall’effettiva operatività del Fondo perequativoil modello rischia di evolvere in un regionalismo competitivo piuttosto che in un sistema solidale e cooperativo.
Il Rapporto PIT Salute 2026 documenta numeri che descrivono la realtà quotidiana dei cittadini: 14.176 segnalazioni raccolte nel 2026, di cui quasi la metà (48,2%) riguardano l’accesso ai servizi sanitari.
All’interno di questo segmento, il 62,2% delle segnalazioni lamenta tempi di attesa eccessivi per visite ed esami, mentre il 37,2% segnala agende chiuse o l’impossibilità di prenotare.
Prestazioni fondamentali per la prevenzione risultano particolarmente critiche: le mammografie urgenti possono arrivare fino a 480 giorni, le colonscopie oltre 400 giorni e le risonanze magnetiche encefalo fino a 540 giorni. Questi ritardi trasformano la prevenzione in un intervento tardivo, con conseguenze evidenti per la diagnosi precoce e l’esito delle cure.
Il 19,7% delle segnalazioni riguarda l’assistenza territorialedifficoltà di rapporto con medici di famiglia e pediatri, percorsi di salute mentale insufficienti, frammentazione delle RSA e dell’assistenza domiciliare. Un dato in forte crescita riguarda l’assistenza protesica e integrativa, passata dallo 0,9% al 7% delle segnalazioni. Le nuove tariffe e i meccanismi di rimborso hanno generato scostamenti con i costi di mercato, creando ostacoli amministrativi che limitano l’accesso dei cittadini a presidi essenziali.
In questo contesto si è verificata una bocciatura del nuovo Tariffario LEA da parte del TAR Lazio, evento che ha favorito richieste di revisione da parte di operatori privati accreditati e accentuato le tensioni sulla definizione dei prezzi e delle prestazioni erogabili tramite il SSN.
Il quadro che emerge congiuntamente dall’audizione parlamentare e dal Rapporto PIT Salute 2026 è quello di un sistema pubblico sotto pressione: sul piano istituzionale si registra la mancanza di valutazioni indipendenti e di certezze normative necessarie per modificare l’assetto dell’autonomia regionale; sul piano operativo i cittadini si confrontano con code diffuse, difficoltà di accesso e servizi territoriali che non garantiscono continuità.
Questi elementi, presi insieme, pongono una questione centrale sulla tutela del diritto alla salute e sull’equità di accesso alle cure nel Paese.