Scansionabilità dell’impronta dentale

Condividi

L’introduzione delle nuove tecnologie all’interno degli ambulatori odontoiatrici ha reso possibile l’utilizzo di tecniche digitali alternative alle scansioni intraorali, risultate migliori in alcuni casi clinici. Questa novità si affianca all’attuale metodo di lavoro degli odontoiatri i quali, nella maggior parte delle riabilitazioni, continuano comunque ad utilizzare le impronte analogiche e i modelli in gesso, ancora utili in diverse fasi cliniche e di laboratorio.

Gli studi sulla scansione dell’impronta dentale

In merito ai risultati della scansione dell’impronta dentale è stato condotto uno studio che ha dimostrato come la scansione dell’impronta su impianti sia più precisa rispetto a quella dei modelli in gesso realizzati sulla base di impronte a strappo e pick-up. L’utilizzo di un silicone o un alginato per impronte scansionabile, con elevate performance, permette di non dover realizzare il modello in gesso. Su questo è stato condotto lo studio in vitro da García-Martínez ad oggetto “Accuracy of digitization obtained from scannable and nonscannable elastomeric impression materials”, in cui è stato affermato che, con l’utilizzo di vilisiloxaneteri, le impronte scansionabili possono essere digitalizzate con una precisione complessiva maggiore rispetto ai comuni materiali elastomerici.

Altri studi, invece, portano a risultati diversi, spesso in contrasto tra loro: in una ricerca di Bosniac P., Rehmann P. e Wöstmann B. emerge come la scansione dell’impronta convenzionale, effettuata con uno scanner da laboratorio, non si possa paragonare al risultato ottenuto mediante l’uso di scanner intraorali, con riferimento all’adattamento marginale delle cappette in zirconia sui monconi che replicano i denti naturali. La ridotta capacità di lettura da parte dello scanner intraorale degli spazi cavi profondi, dei contorni interni e delle regioni con sottoquadri, sono le principali cause della differenza rilevata.

Lo studio di Runkel C, Güth J-F, Erdelt K, Keul C. sulla Digital impressions in dentistry—accuracy of impression digitalisation by desktop scanners, invece, mette in evidenza un’altra cosa ancora, ovvero come la scelta del materiale, scansionabile o meno, influenza in modo rilevante la precisione della scansione e come, tra le possibili cause di errore, vi è lo spray opacizzante se lo strato applicato genera uno spessore rilevante.

I vantaggi della scansionabilità dell’impronta dentale

È grazie all’avvento del Computer Aided Manufacturing e del Computer Aided Design che l’odontoiatria ha potuto utilizzare le nuove tecnologie digitali e organizzare nuovi flussi di lavoro. Grazie, infatti, all’utilizzo di scanner intraorali, sempre più utilizzati dagli odontoiatri per ottenere una panoramica dettagliata e digitale delle arcate dentali, è possibile raccogliere dati STL e generare delle immagini 3D.

Con le nuove impronte digitali si ha la possibilità di superare con successo i limiti dei flussi di lavoro analogici: oltre al maggior comfort per il paziente, non richiedono la classica colatura dei modelli in gesso, rendono possibile una valutazione immediata dei modelli in positivo, eliminano i rischi di infezione e non è necessario uno spazio dedicato alla loro conservazione all’interno dell’ambulatorio.

Tra i vantaggi della scansionabilità dell’impronta dentale rientra anche la possibilità di utilizzarla nella realizzazione di protesi mobili totali, anziché ricorrere alle impronte digitali: per avere stabilità e ritenzione necessitano infatti di un adattamento molto preciso della base alle aree di supporto edentule, il sigillo periferico, inoltre, dovrà essere adattato con le mucose alveolari, per garantire quell’effetto “ventosa” grazie alla saliva.

Infine, l’eliminazione dei manufatti in gesso, resa possibile dalla scansionsabilità dei materiali da impronta, potrebbe essere utile nei casi di implantoprotesi: questo a causa dei movimenti degli abutment, che potrebbero determinare delle complicanze protesiche.

I vantaggi dell’impronta convenzionale

Restano però casi clinici in cui i materiali per l’impronta convenzionale garantiscono un maggior grado di affidabilità: è il caso dei pazienti edentuli e nei casi di riabilitazione completa dell’arcata su denti naturali o su impianti.

Nonostante i citati vantaggi quindi, il processo di digitalizzazione in atto all’interno degli ambulatori odontoiatrici è ancora molto costoso, con una curva di apprendimento decisamente ripida. La necessità di imparare ad utilizzare le nuove tecniche digitali ed i nuovi strumenti, infatti, richiedere un impegno considerevole, soprattutto per i professionisti più anziani.

Per questi motivi, il flusso di lavoro convenzionale, con la produzione dei modelli in gesso a partire dall’impronta analogica, risulta ancora quello più seguito nelle riabilitazioni e lo stesso modello in gesso, oltre ad essere utile, è fondamentale in diverse fasi di laboratorio e cliniche.