Screening colon retto in farmacia: i fattori che hanno spinto Lazio e Toscana ai risultati record

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La prevenzione oncologica in molte regioni italiane sta cambiando volto, spostando l’attenzione dall’ospedale verso servizi più prossimi al cittadino.

In particolare, l’esperienza del Lazio e della Toscana dimostra che quando la procedura è semplice e il punto di accesso è vicino, le percentuali di partecipazione allo screening del tumore del colon-retto crescono in modo significativo. A questi risultati si affianca il ruolo sempre più riconosciuto del farmacista come facilitatore dell’accesso ai servizi sanitari.

I risultati pratici: il caso Lazio

Nel bilancio regionale del 2026 il Lazio ha registrato un volume complessivo di 223.000 screening per il colon-retto, dei quali circa 145.000 sono stati gestiti attraverso le farmacie del territorio.

Questa quota rappresenta quasi i due terzi dell’attività regionale e mette in luce come la prossimità e la facilità d’accesso possano tradursi in numeri concreti. La possibilità di ritirare la provetta direttamente al banco, anche senza un invito cartaceo formale, è stata una delle leve che ha ridotto le barriere alla partecipazione.

Perché la farmacia funziona

Il successo si basa su più elementi concatenati: il canale informativo (lettere d’invito, SMS, email delle ASL), la rete capillare delle farmacie e il ruolo attivo del farmacista nel fornire informazioni e materiali.

Il servizio offerto è gratuito, non invasivo e rivolto principalmente alla fascia di età 50-74 anni, rendendo evidente come la rimozione della complessità burocratica rappresenti un fattore chiave per alzare le adesioni.

La strategia della Toscana per aumentare l’adesione

In Toscana la sfida era diversa: il programma di screening era attivo da anni, ma l’adesione dei cittadini era rimasta inferiore rispetto ad altre regioni. L’analisi regionale ha individuato nella logistica il principale ostacolo.

Per questo motivo la Regione ha puntato a valorizzare la rete delle farmacie, inserendo il ritiro e la riconsegna del kit tra i servizi disponibili e integrandoli con altre prestazioni sperimentate, come la prenotazione CUP e le vaccinazioni.

Un accordo che amplia l’accesso

Grazie a un accordo avviato a settembre e rinnovato a inizio 2026, anche in Toscana il kit può essere ritirato e consegnato in farmacia, sfruttando una rete potenziale di circa 1.300 presidi.

Questa estensione del servizio risponde al bisogno di conciliare prevenzione e ritmi di vita dei cittadini, facilitando l’accesso per chi lavora o vive lontano dai centri sanitari tradizionali.

La farmacia come nodo della rete sanitaria

Da più parti emerge l’idea che le farmacie possano svolgere una funzione di snodo all’interno del Servizio Sanitario Regionale. In territori caratterizzati da isolamento geografico o scarso presidio di strutture sanitarie, la presenza capillare delle farmacie rappresenta un valore aggiunto: sono punti facilmente raggiungibili dove si possono ritirare materiali, ottenere informazioni e, quando disponibile, usare piattaforme digitali per accedere a ulteriori prestazioni diagnostiche e prenotazioni.

Impatto sui territori marginali

Nei contesti rurali e nelle comunità remote, la farmacia riduce il divario di accesso ai programmi di prevenzione. L’integrazione tra canali digitali, personale farmacistico e coordinamento con le ASL permette di superare limiti logistici e di aumentare la capacità di intercettare cittadini che altrimenti resterebbero fuori dal circuito di screening.

Elementi chiave per consolidare il modello

Tre fattori appaiono centrali per replicare i risultati osservati: comodità di accesso, semplicità delle procedure e capillarità della rete.

Assicurare che il kit sia disponibile senza vincoli e che il farmacista sia formato per supportare il cittadino consente di abbattere ostacoli pratici e culturali alla partecipazione. Inoltre, l’integrazione dei servizi in farmacia con le modalità di comunicazione delle ASL (inviti cartacei, SMS, email) aumenta la probabilità che il cittadino completi l’iter di screening.

Prospettive future

Il percorso avviato evidenzia come il modello possa essere ulteriormente esteso: oltre alla diagnosi precoce del colon-retto, la farmacia potrebbe ospitare numerose attività preventive e di promozione della salute, giocando un ruolo sempre più rilevante nel sistema sanitario.

La combinazione di prossimità, competenza professionale e strumenti digitali può rendere la prevenzione più equa ed efficace su scala regionale e nazionale, seguendo i modelli già sperimentati in regioni come l’Alto Adige.