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L’endometriosi è una condizione cronica che interessa milioni di persone in tutto il mondo e spesso resta nascosta per anni.
Secondo le stime, sono circa 190 milioni le donne colpite a livello globale, mentre in Italia il numero oscilla tra 1,8 milioni e, considerando la prevalenza in età riproduttiva, fino a 3 milioni. Il problema più diffuso non è tanto la rarità della malattia, ma il ritardo diagnostico: identificare i segnali nei primi anni di vita riproduttiva può cambiare radicalmente l’approccio terapeutico.
Da questo contesto nasce il SAFE score, uno strumento ideato dall’Università del Queensland per essere usato nelle cure primarie.
Il test è un questionario molto rapido, che può essere compilato in circa cinque minuti, pensato proprio per aiutare il medico di base a decidere se è necessario un invio allo specialista. Il modello è stato costruito analizzando i dati di oltre 9.000 donne e pubblicato su eClinicalMedicine, con il supporto del Medical Research Future Fund.
Il SAFE score (acronimo di Simplified Adolescent Factors for Endometriosis) è basato su sei domande che intercettano sintomi ed elementi di storia familiare riportati in adolescenza.
Non richiede esami invasivi, biomarcatori o imagistica avanzata: l’idea è semplice, trasparente e replicabile nella pratica clinica quotidiana. Ogni risposta positiva aggiunge un punto al punteggio totale, e l’aumento del punteggio è associato a una crescita della probabilità di endometriosi.
Le domande del questionario indagano: presenza di dolore pelvico frequente, aver cercato cure mediche per questo dolore, uso regolare di antidolorifici, flusso mestruale abbondante, mestruazioni particolarmente dolorose e una storia familiare di endometriosi.
Studi mostrano che ogni punto in più nel punteggio quasi duplica la probabilità di una diagnosi: chi totalizza ≥4 punti ha oltre la metà delle probabilità di avere la malattia. Al contempo, un punteggio basso ha un valore predittivo negativo superiore al 90%.
La diagnosi precoce modifica il corso della vita di molte pazienti: l’endometriosi può causare dolore cronico, comporre difficoltà riproduttive e compromettere la partecipazione lavorativa e la salute mentale.
Si stima che tra il 30% e il 40% delle donne con endometriosi presenti problemi di fertilità. Inoltre, il disturbo tende a manifestarsi molto prima del picco di incidenza tra i 25 e i 35 anni: un’indagine del 2026 ha rilevato che nel 57% dei casi il dolore inizia durante l’adolescenza. Intervenire tempestivamente permette di attivare terapie ormonali, piani di gestione del dolore e interventi chirurgici conservativi prima che la malattia progredisca.
In Italia i tempi di attesa sono ancora significativi: molte donne attendono in media dai 7 ai 10 anni per una diagnosi corretta. Questo ritardo deriva anche dalla normalizzazione del dolore mestruale; circa il 14% delle pazienti riferisce di essere stata liquidata con l’idea che «il ciclo fa male e basta». Tra il 2011 e il 2026 oltre 134.000 donne tra i 15 e i 50 anni sono state ricoverate per complicazioni correlate all’endometriosi, a testimonianza dell’impatto clinico e sociale della patologia.
Il vantaggio principale del SAFE score è la facilità di impiego nelle cure primarie: può essere applicato senza attese, favorendo il triage e il rapido invio agli specialisti. Tuttavia, gli autori sottolineano che non sostituisce la diagnosi definitiva, che può restare chirurgica, e invitano alla prudenza per evitare di etichettare frettolosamente le adolescenti, rischio che potrebbe generare ansia non necessaria.
I ricercatori indicano come prossima tappa la sperimentazione del questionario in contesti clinici reali e la sua integrazione in sistemi di supporto alle decisioni del medico.
Se validato su popolazioni diverse e inserito nella pratica quotidiana, il SAFE score potrebbe dimezzare i tempi diagnostici e favorire interventi terapeutici più tempestivi, riducendo l’onere clinico e sociale dell’endometriosi.