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La storia che arriva da Rimini parla di coraggio e di impegno trasformato in azione quotidiana.
A sedici anni Dalila è stata indicata come Alfiere della Repubblica per il ruolo che svolge da anni nelle corsie della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Infermi: un servizio che unisce presenza delicata e capacità di parlare con le famiglie in un momento difficile. Nata prematura e con una nascita difficile, la sua esperienza personale è diventata la molla per anni di volontariato con l’associazione La Prima Coccola, che sostiene il reparto riminese.
La vicenda personale di Dalila è al centro di questo impegno: venuta al mondo molto prima del previsto, con una nascita inattesa a 28 settimane, ha vissuto l’incubo e la speranza che caratterizzano i primi giorni in Terapia intensiva neonatale. Quel vissuto le ha dato una sensibilità particolare verso chi affronta una nascita prematura: il contatto con i genitori, la capacità di comprendere ansie e piccoli gesti quotidiani sono diventati il suo modo di restituire ciò che aveva ricevuto.
In molti casi la sua presenza è percepita come un segno di conforto che aiuta a immaginare un futuro possibile per i neonati più fragili.
Dietro la giovane volontaria c’è la memoria di una mamma che ancora ricorda ore interminabili e paura: Chiara Soldati racconta di aver chiamato la figlia il suo “pacco di zucchero” nei giorni in cui la piccola lottava per riprendersi peso. La telefonata dal Quirinale che ha annunciato il riconoscimento ha sorpreso la famiglia; l’emozione si mescola alla gratitudine verso il reparto che, per due mesi, ha seguito la neonata all’Infermi.
Questi ricordi familiari non sono aneddoti retorici, ma la base concreta da cui è nata la scelta di dedicare tempo e attenzioni ad altre famiglie in Tin: un percorso che parte dall’esperienza e si traduce in solidarietà.
Dalila opera con l’associazione ormai da molti anni: secondo quanto raccontato, il suo impegno dura da dodici anni, iniziato quando era ancora bambina. Nel reparto dove era stata ricoverata, la sua presenza è diventata familiare anche per genitori che non la conoscevano; vedere una giovane volontaria sorridere e offrire parole di incoraggiamento può trasformare la percezione di quel momento terribile in una speranza concreta.
Gestualità semplici come portare uova a Pasqua o parlare con chi vive l’angoscia del neonatale pesano poco in termini materiali ma molto nel valore simbolico: sono segni di speranza che alleggeriscono l’attesa.
L’organizzazione che affianca Dalila, La Prima Coccola, è nata dall’esperienza diretta di genitori che hanno affrontato una “partenza in salita” e voleva offrire sostegno pratico e emotivo alle famiglie della Tin.
Sorta nell’ottobre 2014, l’associazione opera proprio per ridurre l’isolamento e fornire piccoli gesti concreti: accompagnare, ascoltare e ricordare che, anche nei reparti in cui i neonati lottano tra la vita e la morte, ogni parola e ogni sorriso possono essere una risorsa. Per Dalila, questa realtà è la naturale cornice in cui mettere a frutto la propria storia personale.
Essere nominata Alfiere della Repubblica non è solo un attestato: è anche un invito a continuare a creare impatto.
Il premio sottolinea il valore di iniziative che partono dal territorio e trasformano l’esperienza individuale in servizio per gli altri, mettendo la dimensione umana al centro dell’assistenza. Per una ragazza come Dalila, crescere con questo ruolo significa consolidare una scelta di vita che parla di attenzione, delicatezza e di un modo concreto di essere vicino alle famiglie: un esempio che può ispirare altri giovani a trovare, nella propria storia, il motore per aiutare gli altri.