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In occasione del novantesimo anniversario della sua fondazione e del trentennale del riconoscimento come IRCCS, l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani presenta un piano che unisce infrastrutture avanzate, ricerca e interventi sul territorio.
L’apertura di una foresteria destinata ai parenti e ai caregiver testimonia l’attenzione anche agli aspetti umani dell’assistenza, mentre le attività programmate per il 2026 puntano a rafforzare la capacità diagnostica e clinica contro le minacce infettive.
Il direttore scientifico Enrico Girardi sottolinea la necessità di integrare studio, prevenzione e risposta rapida: il centro mira a essere riferimento nazionale e punto di contatto per l’area mediterranea grazie a nuove risorse e collaborazioni.
In questo progetto convivono la memoria delle sfide passate, come l’epidemia da Covid-19, e la volontà di non farsi trovare impreparati davanti a patogeni che continuano a emergere.
L’istituto investirà nelle strutture di laboratorio: la piena operatività dei laboratori di alto biocontenimento prevista per il 2026 consentirà di studiare e diagnosticare in sicurezza agenti ad alto rischio. Per biocontenimento si intendono misure strutturali e procedurali che limitano la diffusione di agenti patogeni, e questi spazi permetteranno sia la ricerca che l’accelerazione di test diagnostici per malattie emergenti come quelle che in passato hanno determinato crisi sanitarie.
I nuovi laboratori incrementeranno la rapidità di risposta e la possibilità di validare nuovi test e farmaci antivirali. Partecipando a consorzi europei, lo Spallanzani lavora alla messa a punto di molecole con attività su un ampio spettro di agenti virali, in modo che, in caso di necessità, si possano impiegare terapie già disponibili a breve termine. Questo approccio favorisce anche la collaborazione con centri esteri e il coordinamento regionale.
L’affiliazione a reti europee e la centralità nell’area mediterranea mirano a creare un flusso condiviso di dati, competenze e risorse. La cooperazione non riguarda solo lo sviluppo farmaceutico, ma anche la condivisione di protocolli, l’addestramento del personale e la costruzione di linee guida comuni per la gestione di infezioni emergenti e focolai transfrontalieri.
Oltre alla risposta alle nuove minacce, l’attenzione resta alta sulle patologie che si possono eliminare con interventi mirati: HIV, tubercolosi, epatiti virali e malattie prevenibili con i vaccini sono al centro di campagne di screening, informazione e offerta di test.
Nonostante i progressi, gli esperti ribadiscono che il lavoro non è concluso e che servono maggiori attività di prevenzione sul territorio per raggiungere l’eliminazione.
Un altro asse operativo riguarda l’uso appropriato degli antibiotici e il contrasto alla resistenza antimicrobica. La resistenza antimicrobica è il processo con cui i batteri diventano meno sensibili alle terapie disponibili e rappresenta una minaccia crescente per l’efficacia delle cure.
In collaborazione con la Regione Lazio, lo Spallanzani è coinvolto in un ampio piano formativo che coinvolge migliaia di operatori sanitari, affinché l’uso dei farmaci sia guidato da criteri clinici e diagnostici condivisi.
Contestualmente, è stato avviato un nuovo reparto di degenza dedicato alle infezioni post-operatorie, con protocolli specifici per prevenire e gestire i casi legati a interventi chirurgici. Questo reparto rappresenta un tassello pratico del più ampio sforzo per ridurre i contagi ospedalieri e migliorare gli esiti clinici dei pazienti.
La direttrice generale Cristina Matranga ricorda che, pur cambiando le sfide — dall’Aids al Covid — la missione dell’istituto rimane quella di prendersi cura e produrre conoscenza. Sul fronte sociale, il ruolo storico dello Spallanzani ha contribuito anche a modificare l’approccio culturale verso alcune malattie, riducendo lo stigma e favorendo politiche più inclusive. Come sottolineato dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, l’istituto ha fatto da volano per cambiamenti di mentalità cruciali nei momenti più difficili.
Guardando avanti, l’obiettivo è integrare ricerca, educazione e servizi clinici in una strategia coerente: potenziare i laboratori, consolidare le partnership europee, ampliare le attività di prevenzione e formazione e mantenere al centro la persona malata e i suoi caregiver. Questo piano cerca di coniugare l’eccellenza scientifica con la responsabilità sociale per prepararsi alle sfide infettivologiche del futuro.