Spondilite anchilosante: cos’è, sintomi e terapia

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La sua lenta evoluzione ed i sintomi così poco specifici la rende molto difficile da diagnosticare, stiamo parlando della spondilite anchilosante, o semplicemente spondilite.

Si tratta di una malattia reumatica cronica ed autoimmune che colpisce la colonna vertebrale. Essa è molto invalidante in quanto alla lunga porta alla fusione delle articolazioni vertebrali, dopo l’artrite reumatoide è la malattia degenerativa più frequente e più grave.

Quali sono i sintomi della spondilite anchilosante

La spondilite anchilosante è una malattia difficile da scoprire a causa dei suoi sintomi, che all’apparenza sono abbastanza generici e non gravi. Allo stadio iniziale di questa malattia il dolore è localizzato unicamente alla colonna vertebrale, dopodiché esso si espanderà anche alle estremità inferiori, alle ginocchia e alle spalle.

Quando non viene curata correttamente, nei casi più gravi la spondilite può provocare l’invalidità del paziente.

Solitamente la spondilite colpisce la zona lombare e sacrale della colonna vertebrale, coinvolgendo in questo modo sia le vertebre, che le altre articolazioni presenti in quella zona del corpo. La spondilite anchilosante però in alcuni casi può interessare anche la parte restante della colonna vertebrale: la cartilagine costocondrale, articolazioni periferiche, le entesi, le radici spinali e addirittura anche l’apparato cardiovascolare.

La difficoltà nell’individuare questa malattia sta proprio nel fatto che i suoi sintomi appaiano in maniera così lenta e graduale, ci vogliono infatti mesi o anche anni perché i sintomi diventino importanti. In special modo durante la prima fase, la spondilite tende ad essere evanescente, remissiva. Il dolore alla zona lombare per esempio è passeggero, poco fastidioso e con un po’ di esercizio migliora, ma la patologia è ancora lì in agguato.

Con l’evolversi della spondilite, anche i sintomi peggiorano diventando maggiormente invalidanti. Il riposo diventa inefficace ed i dolori diventano più duraturi e acuti.

Inizialmente il mal di schiena va e viene presentandosi nelle prime ore della giornata oppure durante la notte, mentre con il passare della malattia esso diventa sempre più ricorrente. Quando si giunge alla fase più avanzata di questa malattia, con le vertebre ormai fuse, l’irrigidimento è tale da limitarne i movimenti di torsione, estensione e flessione laterale.

Quando il dolore alla schiena diventa particolarmente intenso, la postura diventa flessa o inclinata verso avanti per alleviare il dolore. In questo modo si favorisce un assetto ipercifotico, nonché la perdita della lordosi lombare, culminante nella compromissione della funzionalità lombare.

Qual è la terapia della spondilite

Non è ancora stata scoperta una cura specifica per la spondilite anchilosante. Esistono però alcuni trattamenti sintomatici, ossia che riescono quantomeno ad alleviare i sintomi della malattia, ritardandone le complicanze.

Questi sono alcuni dei trattamenti sintomatici più comuni:

  • fisioterapia ed esercizio: per avere il massimo beneficio è importante che il paziente fin dagli esordi della malattia si impegni in questa attività migliorando il tono e la flessibilità muscolare;
  • farmaci: per gestire il dolore possono essere presi i classici antidolorifici come i FANS (ibuprofene, naprossene…) o il paracetamolo. Questi possono essere d’aiuto in special modo durante la fase iniziale di questa patologia, se questi non funzionassero, si può passare ad antidolorifici più drastici come gli anti-TNF: inibitori del fattore Necrosi Tumorale;
  • chirurgia: trattamento utile solo per alcuni pazienti con molta compromissione articolare.

    Si tratta di inserire una protesi articolare, che spesso può essere l’anca.