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La sensazione di essere esauste al risveglio o di avvertire una leggera ansia quando si ha finalmente un attimo per sé stesse è piuttosto comune.
Questa condizione può indicare un ciclo vizioso legato a una gestione del tempo inadeguata e al rischio di burnout.
La vita frenetica porta a rimanere costantemente in modalità ‘fare’, causando esaurimento delle energie e disconnessione dai propri ritmi naturali. Insieme alla psicologa Laura Calosso, si esploreranno i segnali da riconoscere e l’importanza di ascoltare il proprio corpo per migliorare la qualità della vita.
È fondamentale prestare attenzione ai segnali che il corpo invia.
Uno dei segnali più trascurati è la dipendenza dal fare: quando ci si concede una pausa, il corpo fatica a rilassarsi e la mente continua a correre. Questa difficoltà nel fermarsi è un chiaro indicatore di quanto a lungo si sia stati in modalità attiva.
Altri campanelli d’allarme comprendono la confusione mentale, che rende faticose anche le decisioni più semplici, e la perdita di entusiasmo per attività che normalmente portano gioia.
Sentirsi stanchi al risveglio, sperimentare tensioni costanti e avere un sonno poco ristoratore sono tutti segnali di una cattiva gestione del tempo, inadeguata rispetto ai propri ritmi interni.
L’energia non è costante; essa varia in base a diversi fattori come le stagioni, l’ora del giorno e, per le donne, anche durante il ciclo mensile. Si notano differenze tra l’estate e l’inverno, oppure oscillazioni delle energie durante la giornata.
Ignorare queste fluttuazioni porta a un sovraccarico e a una diminuzione della produttività.
Riconoscere i momenti di picco energetico consente di pianificare in modo più efficace. È utile riservare i momenti di maggiore energia per compiti impegnativi e utilizzare le fasi di calo per attività più leggere o creative. Lavorare in sintonia con i propri cicli non solo aumenta la produttività, ma la rende anche più sostenibile.
Una delle prime strategie per interrompere il circolo vizioso tra stress e cattiva gestione del tempo è l’introduzione di micro-pause. Anche solo un minuto di pausa tra un’attività e l’altra, praticando un respiro profondo, può fare la differenza. Si può inspirare per 3 secondi, trattenere per 2, espirare per 6 secondi e poi ripetere. Questo semplice esercizio aiuta a riequilibrare il sistema nervoso e a ritrovare la lucidità.
Per prevenire il burnout, è essenziale lavorare sul proprio stato interno piuttosto che aggiungere nuove agende o strumenti esterni. Il cambiamento significativo avviene quando si percepiscono i momenti in cui l’energia cambia, intervenendo tempestivamente prima che lo stress si accumuli. Una combinazione di tecniche di time management classico e una visione ciclico-energetica può portare a risultati sorprendenti in termini di qualità della vita e performance.
Per chi ha già raggiunto il punto di rottura, la prima mossa non consiste nel migliorare l’organizzazione, ma nel riconnettersi con il proprio corpo. È fondamentale rimettere a fuoco i propri valori e smettere di riempire le giornate con attività che non rispecchiano la propria identità. Questo processo liberatorio implica abbandonare il dovere automatico e creare spazio per ciò che è veramente importante.
Il vero cambiamento avviene quando si smette di inseguire modelli esterni, iniziando a modellare il proprio tempo nel rispetto della propria energia e verità.
Solo così si potrà sviluppare una gestione del tempo effettivamente sostenibile, trasformando il pensiero ‘non ho tempo’ in ‘come posso creare tempo?’ senza compromettere la salute e il benessere.