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Recentemente, è stato possibile trascorrere del tempo in un ashram indiano legato alla tradizione di Swami Satyananda Saraswati, una figura centrale per molti praticanti di yoga.
Questo ascetico è stato discepolo di Swami Sivananda, una personalità venerata nel mondo dello yoga, noto per il suo insegnamento spirituale profondo.
L’esperienza si è svolta nell’ashram di Rikhiapeet, situato a nord di Kolkata. Questo luogo ha un significato speciale per i seguaci di Satyananda. Tuttavia, è emerso che il racconto di questa esperienza necessitava di una riflessione più profonda, per evitare di cadere nella trappola del folklore occidentale spesso associato ai viaggi in India.
La vera essenza dello yoga è oggi frequentemente fraintesa in Occidente. Durante i nove giorni trascorsi all’interno dell’ashram, è stato scoperto che non vi era alcuna pratica di asana, una sorpresa per chi crede che lo yoga consista soltanto nel movimento fisico. In realtà, Rikhiapeet è un laboratorio di crescita spirituale e sociale, dedicato alla cura dei più bisognosi. Qui, l’accento è posto sul servizio e sull’amore, piuttosto che sulla mera pratica fisica.
In questo contesto, l’ashram si è trasformato in un luogo di insegnamento e sviluppo, dove le persone locali, in particolare donne e bambini, vengono istruite su come migliorare le loro condizioni di vita. Non si tratta di assistenzialismo, ma di un approccio di empowerment e crescita personale che riflette l’autentico spirito dello yoga.
È opportuno interrogarsi sulla vera forma di yoga che viene insegnata in molte palestre e centri oggi.
Spesso si dà una preminenza eccessiva agli asana, dimenticando che questa è solo una parte del vasto universo dello yoga. La tradizione di Satyananda si basa su un approccio integrale che considera tutti gli aspetti della vita umana.
Il rientro dall’India ha suscitato una crisi di consapevolezza rispetto alla pratica yoga. È fondamentale partecipare a eventi come il workshop che si terrà a Milano con Swami Anandananda e Swami Shaktidhara.
Qui, sarà possibile esplorare non solo le tecniche fisiche, ma anche le relazioni interpersonali e il benessere mentale, aspetti cruciali per l’uomo moderno.
Il mondo dello yoga fisico sta perdendo attrattiva; è giunto il momento di abbracciare una visione più olistica che porti a praticanti consapevoli. La felicità non può derivare solo da una vita materialistica, ma dalla connessione con il proprio io interiore e le qualità positive della propria personalità.
In ultima analisi, i principi del Satyananda Yoga, ereditati da Swami Sivananda, invitano a servire, amare, dare, purificare, meditare e realizzare il proprio potenziale. Solo così è possibile contribuire a un mondo migliore, un passo alla volta.