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Il dolore muscoloscheletrico è tra le condizioni croniche più diffuse e impattanti a livello globale.
Il mal di schiena resta la presentazione clinica più frequente. In questo contesto la terapia termica si propone come alternativa non farmacologica accessibile, finalizzata a ridurre la tensione muscolare e a migliorare la funzionalità. Un articolo pubblicato su Pharmacy Practice (2026 Jul–Sep) ha indagato per la prima volta le abitudini dei farmacisti di comunità in tre Paesi europei — Italia, Spagna e Portogallo — riguardo alla consulenza e alla dispensazione di dispositivi per la terapia termica.
Lo studio ha raccolto 281 questionari e ha mappato comportamenti e criteri decisionali dei farmacisti. Il 42% degli intervistati dichiara di raccomandare la terapia del calore a circa un terzo dei pazienti assistiti. La scelta del trattamento si basa principalmente sulla natura del dolore, valutata per intensità, durata e localizzazione.
Tra le indicazioni più frequenti risultano il dolore lombare (94,3%), il dolore cervicale (87,5%) e il dolore mestruale (69%).
I dati indicano che, nella pratica comunitaria, la termoterapia è considerata una misura efficace per condizioni dolorose localizzate e spesso croniche. Tale percezione guida la consulenza e la dispensazione dei dispositivi in farmacia.
Tale percezione guida anche i criteri pratici nella scelta del trattamento. I farmacisti adottano parametri concreti prima di raccomandare soluzioni terapeutiche.
Secondo il sondaggio, il 68,7% valuta la durata del dolore come primo elemento orientativo prima di proporre la termoterapia.
Il 59,8% considera se il paziente abbia già consultato un medico. Il 57,7% verifica la presenza di red flags, cioè segnali che richiedono accertamenti clinici. Inoltre la compatibilità anatomica del dispositivo e la disponibilità del paziente a approcci non farmacologici influenzano la raccomandazione finale.
Circa il 60% degli intervistati considera la termoterapia un complemento utile alla terapia farmacologica, in grado di potenziarne gli effetti e talvolta di ridurne la necessità nei casi di dolore lieve o moderato.
Questo dato rafforza il ruolo del farmacista come mediatore tra dispositivi e farmaci nella gestione del dolore.
La percezione positiva contribuisce alla diffusione delle raccomandazioni, ma richiede un solido fondamento scientifico per restare sostenibile nel tempo. L’adozione di approcci multimodali, che integrano misure farmacologiche e non farmacologiche, dipende dalla disponibilità di evidenze cliniche e da programmi formativi dedicati agli operatori sanitari.
Lo studio evidenzia rischi associati alla prescrizione di termoterapia a gruppi vulnerabili.
Il 60% dei farmacisti consiglierebbe la termoterapia a pazienti diabetici, il 31% a persone con problemi circolatori e oltre la metà a soggetti oltre i 70 anni. Queste categorie richiedono particolare attenzione perché la ridotta sensibilità cutanea o la compromissione vascolare aumentano il rischio di ustioni ed effetti avversi. Inoltre, il 42% dei farmacisti non valuta sistematicamente la presenza di red flags, creando margini per errori di triage e di gestione clinica.
Lo sviluppo di percorsi formativi dedicati agli operatori sanitari è indicato come necessario per ridurre tali criticità e migliorare la sicurezza d’uso della termoterapia.
Il gap formativo individuato nello studio si accompagna alla mancanza di protocolli uniformi. La questione riguarda operatori sanitari che dichiarano di affidarsi a esperienze personali piuttosto che a documenti scientifici strutturati. Tale situazione aumenta il rischio di variabilità nelle indicazioni e nell’applicazione della terapia del calore, e richiede interventi mirati.
Gli intervistati indicano la necessità di percorsi formativi specifici e standardizzati. La maggioranza esprime interesse per corsi pratici che spieghino chiaramente indicazioni, controindicazioni e modalità d’uso. I programmi dovrebbero prevedere moduli pratici e aggiornamenti periodici per garantire uniformità nelle pratiche cliniche.
La definizione di linee guida nazionali è considerata prioritaria per ridurre le criticità segnalate. Documenti di consenso e protocolli basati su evidenza scientifica potrebbero standardizzare l’impiego della termoterapia e migliorare la sicurezza d’uso.
L’introduzione di percorsi formativi strutturati e di linee guida condivise rappresenta lo sviluppo atteso per migliorare qualità e sicurezza nell’erogazione della terapia.
La definizione di linee guida europee e investimenti in formazione continua potrebbero uniformare i criteri di raccomandazione e aumentare la sicurezza del paziente. Rafforzare la collaborazione interdisciplinare fra farmacisti, medici e terapisti favorirebbe un utilizzo più appropriato dei dispositivi termici.
Ciò contribuirebbe anche a un miglior controllo dell’uso concomitante di farmaci sistemici. L’implementazione di protocolli condivisi e di percorsi formativi strutturati rappresenta lo sviluppo atteso per migliorare qualità e sicurezza nell’erogazione della terapia del calore.
La ricerca pubblicata su Pharmacy Practice nel 2026 fornisce una fotografia chiara dell’impiego della terapia del calore nelle farmacie comunitarie di Italia, Spagna e Portogallo. Pur essendo diffusa, la pratica presenta criticità legate alla sicurezza e alla preparazione professionale.
Interventi mirati su linee guida e aggiornamento professionale possono rafforzare il ruolo del farmacista nella gestione del dolore muscoloscheletrico. Il prossimo passo atteso è l’adozione di protocolli condivisi e programmi formativi che migliorino l’appropriatezza d’uso e la qualità di vita dei pazienti.