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Un’ampia analisi condotta dall’Istituto Europeo di Oncologia e pubblicata su European Journal of Cancer ha messo a confronto la presenza delle mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2 nei due principali sottotipi istologici del tumore mammario: il tumore duttale e il tumore lobulare.
Lo studio non si è limitato ai casi con storia familiare evidente, ma ha valutato pazienti affette in modo più ampio, mostrando come la distribuzione delle varianti genetiche vari in modo significativo tra gli istotipi.
La ricerca è una metanalisi che ha integrato i dati di 12 studi pubblicati tra il 1998 e il 2026, comprendendo più di 8.000 donne con carcinoma mammario invasivo di tipo duttale o lobulare. I risultati riaffermano la necessità di ripensare in parte i criteri che guidano l’accesso al test genetico, perché la conoscenza del profilo genetico ha conseguenze pratiche sulla prevenzione, sulla pianificazione chirurgica e sulla stima del rischio per i familiari.
Per raggiungere una sintesi robusta gli autori hanno raccolto dati provenienti da 12 lavori indipendenti, valutando esclusivamente pazienti con carcinoma mammario invasivo e confrontando la frequenza delle mutazioni nei due istotipi principali. L’approccio metanalitico ha permesso di superare i limiti dei singoli studi e di evidenziare segnali che da soli sarebbero rimasti poco chiari. La consistenza del campione, superiore a 8.000 casi, aumenta il valore statistico delle osservazioni e offre una base più solida per interpretare la distribuzione delle varianti genetiche.
Nel set di dati complessivo erano rappresentati sia casi di carcinoma duttale sia di carcinoma lobulare, con una prevalenza nota: i duttali costituiscono circa l’80% delle diagnosi, mentre i lobulari si attestano tra il 10% e il 15% dei casi. Tutte le pazienti incluse sono state sottoposte a screening genetico per la ricerca di varianti patogene nei geni BRCA1 e BRCA2, consentendo un raffronto diretto tra istotipo e presenza di mutazione.
Dall’analisi emerge che le mutazioni del gene BRCA1, spesso associate a forme più aggressive, risultano più frequenti nei tumori duttali, in particolare tra le donne più giovani e in premenopausa. Al contrario, la presenza di mutazioni del gene BRCA2 è risultata maggiormente associata ai tumori di tipo lobulare. Questo schema distintivo suggerisce che l’istotipo tumore possa essere un indicatore utile quando si valuta la probabilità di trovare una mutazione ereditaria.
La maggiore incidenza di BRCA1 nei duttali è particolarmente evidente nelle pazienti giovani e in premenopausa, mentre le mutazioni BRCA2 emergono con maggiore frequenza nei lobulari, anche in età più avanzata. Queste differenze non solo riflettono meccanismi biologici diversi, ma hanno anche ricadute pratiche: conoscere la probabilità di una mutazione in base all’istotipo può orientare le scelte cliniche, dal tipo di intervento chirurgico fino alla sorveglianza dei familiari.
Le evidenze raccolte portano a considerare un ampliamento dei criteri per l’accesso al test genetico, includendo in modo più sistematico le donne con tumore lobulare, anche se non presentano una storia familiare evidente o sono in postmenopausa. L’informazione genetica influisce sul percorso terapeutico e preventivo della paziente e permette di definire il rischio per i parenti, orientando misure di sorveglianza e opzioni preventive.
I ricercatori sottolineano che l’adozione di criteri più inclusivi per il test potrebbe evitare che molte donne portatrici di mutazioni rimangano non identificate, perdendo opportunità di prevenzione mirata. In definitiva, l’integrazione tra caratterizzazione istologica e valutazione genetica può migliorare la personalizzazione delle strategie cliniche e di salute pubblica.