(Adnkronos) – Le epidemie da hantavirus sono rare, ma i casi che ne derivano sono gravi.
All'inizio sembra un'influenza, poi provoca "un'edema polmonare non cardiogeno". Gli esperti spiegano cos'è l'hantavirus, come si trasmette e quali sono i suoi sintomi
dopo il caso dei tre decessi registrati su una nave da crociera nell'Atlantico, legati a un possibile focolaio di infezione da hantavirus, segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Le malattie da hantavirus sono infezioni virali di diversa gravità, trasmesse all'uomo dai roditori, selvatici e domestici. Il genere hantavirus comprende diverse decine di specie virali a livello globale.
Alcune specie sono presenti in Europa, dove si stanno espandendo in nuove aree e aumentando in quelle endemiche consolidate. In Europa le malattie da hantavirus si stanno diffondendo sia come numero di casi che come aree infette. L'infettivologo Matteo Bassetti ha spiegato su X che "la sindrome polmonare da hantavirus inizia come una sindrome simil-influenzale e, in alcuni giorni, provoca edema polmonare non cardiogeno". "L’hantavirus si contrae principalmente inalando il virus disperso nell’aria da urina, feci o saliva di roditori infetti.
Il contagio avviene spesso pulendo cantine, fienili o legnaie polverose, o toccando superfici contaminate e poi bocca/naso. Morsi di roditori o il consumo di cibo contaminato sono vie di trasmissione più rare", ha aggiunto. A deliniare per l'Adnkronos Salute la geografia di questi patogeni, è Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Gli hantavirus, dice, "non sono una novità per la popolazione umana. Alcuni di essi – presenti in Europa orientale, settentrionale e in Asia – possono causare sindromi come la nefropatia epidemica e la febbre emorragica con sindrome renale.
Gli hantavirus del nuovo mondo, invece, causano gravi sindromi polmonari. Resta famoso il focolaio epidemico causato nel 1993 da un hantavirus, il 'virus sin nombre', fra gli indiani Navajos negli Usa. In Sud America, sono presenti due hantavirus che causano gravi sindromi polmonari: il virus delle Ande e il Laguna negra. È probabile che uno di questi abbia causato i casi identificati sulla nave da crociera proveniente dall'Argentina". In linea di massima, aggiunge Rezza, "il virus viene trasmesso tramite inalazione di aerosol generati dall'urina o dagli escrementi dei topi, mentre estremamente rara è la trasmissione interumana.
La pronta identificazione dei casi dovrebbe quindi permettere il contenimento del focolaio. Resta comunque da capire se le persone malate si siano infettate tramite esposizione ad un'unica fonte di contagio, dove e come questa si sia verificata, o se ci sia stata una limitata trasmissione da persona a persona", evidenzia Rezza. "Pur con tutte le cautele del caso, dovute al contesto sovraaffollato in cui il focolaio si è manifestato, la sua diffusione su ampia scala è improbabile.
Per noi il rischio, quindi, è molto basso", rassicura. Il sospetto focolaio di hantavirus a bordo di una nave da crociera in Sudafrica, in cui sono morte tre persone "presenta un basso rischio per la popolazione". Lo ha dichiarato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità per l'Europa, Hans Kluge. "Il rischio per la popolazione generale rimane basso. Non c'è motivo di farsi prendere dal panico o di imporre restrizioni ai viaggi", ha affermato aggiungendo che le infezioni da hantavirus sono "rare e solitamente legate all'esposizione a roditori infetti".
"Le epidemie da hantavirus sono piuttosto rare, ma purtroppo i casi che ne derivano sono gravi", così all'Adnkronos Salute Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'università del Salento. "Non stupisce, nella vicenda della nave da crociera in Sudafrica, che più della metà delle persone contagiate siano decedute o sono in gravi condizioni. L’infezione si contrae per contatto diretto o inalazione di escrementi di topi (o altri roditori) infetti. Non è mai stata segnalata la trasmissione da persona a persona", ha spiegato.
"La nave da crociera può essere un ambiente efficace per la diffusione del virus. Facile – ha continuato – che ci siano colonie di topi a bordo e l’inalazione di particelle di feci infette potrebbe avvenire anche attraverso i circuiti di aria forzata, in assenza di filtri efficaci. Questo episodio, di per se non allarmante se non per lo stato di salute dei malcapitati pazienti, ci ricorda però la necessità del controllo coordinato a livello internazionale di virus emergenti.
Se non esistesse l’Oms, probabilmente non avremmo neanche avuto notizia di questa epidemia". "L’hantavirus è un’infezione rara in Europa e non ha caratteristiche pandemiche, perché non si trasmette facilmente da persona a persona. Può essere grave in alcuni casi, ma il rischio per la popolazione generale resta molto basso e legato soprattutto al contatto con roditori in ambienti specifici". In una nota interviene Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International.
Gli hantavirus "non sono una novità per la popolazione umana. Alcuni di essi – presenti in Europa orientale, settentrionale e in Asia – possono causare sindromi come la nefropatia epidemica e la febbre emorragica con sindrome renale. Gli hantavirus del nuovo mondo, invece, causano gravi sindromi polmonari. Resta famoso il focolaio epidemico causato nel 1993 da un hantavirus, il 'virus sin nombre', fra gli indiani Navajos negli Usa. In Sud America, sono presenti due hantavirus che causano gravi sindromi polmonari: il virus delle Ande e il Laguna negra.
È probabile che uno di questi abbia causato i casi identificati sulla nave da crociera proveniente dall'Argentina". A deliniare per l'Adnkronos Salute la geografia di questi patogeni, all'origine dell focolaio che ha provocato tre morti tra i passeggeri della nave Mv Hondius, in viaggio da Ushuaia, in Argentina, a Capo Verde, è Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. In linea di massima, "il virus viene trasmesso tramite inalazione di aerosol generati dall'urina o dagli escrementi dei topi, mentre estremamente rara è la trasmissione interumana.
La pronta identificazione dei casi dovrebbe quindi permettere il contenimento del focolaio. Resta comunque da capire se le persone malate si siano infettate tramite esposizione ad un'unica fonte di contagio, dove e come questa si sia verificata, o se ci sia stata una limitata trasmissione da persona a persona", evidenzia Rezza. "Pur con tutte le cautele del caso, dovute al contesto sovraaffollato in cui il focolaio si è manifestato, la sua diffusione su ampia scala è improbabile.
Per noi il rischio, quindi, è molto basso", rassicura. "La trasmissione interumana dell’hantavirus è estremamente rara: il contagio avviene di solito attraverso il contatto con roditori o con i loro escrementi. È sufficiente inalare particelle provenienti da urine o feci di topo per infettarsi. Ora sarà fondamentale attendere l’indagine epidemiologica per chiarire la dinamica dei casi ed escludere un’eventuale trasmissione tra persone, che resta comunque molto, molto rara". A dirlo è Cristina Mussini, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, che con l'Adnkronos Salute interviene sul caso.
In un ambiente chiuso come una nave, quali sono le principali vie di esposizione? "Molto dipende dalle condizioni igienico-sanitarie della nave – spiega Mussini – La presenza di roditori a bordo non è impossibile: storicamente, anche grandi epidemie sono state veicolate dalle navi, come la peste a Venezia. Le principali vie di esposizione restano il contatto con urine e feci di topo oppure, più raramente, con una persona già infetta". Al momento, i tre decessi sarebbero riconducibili a una grave forma respiratoria: "L’hantavirus può causare polmoniti severe.
Il punto cruciale è capire se le persone colpite condividessero gli stessi ambienti, come la cabina, oppure se siano state esposte a escrementi di roditori" tiene a precisare la presidente della Simit. Sul rischio per l’Italia, l’esperta invita alla cautela ma senza allarmismi: "Nel nostro Paese non si registrano casi autoctoni significativi. La nave proveniva dal Sudafrica, dove l'infezione è endemica. L'hantavirus ha un periodo di incubazione che varia da 2 a 20 giorni: è quindi probabile che uno o più passeggeri fossero già infetti al momento dell’imbarco".
Infine, un messaggio rassicurante: "Si tratta di una malattia respiratoria, ma con trasmissione interumana molto rara. È giusto parlarne, ma senza creare allarmismi: in Italia non c’è un rischio concreto legato all’hantavirus" conclude. Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI) in una nota afferma che "allo stato attuale, non vi sono motivi di particolare preoccupazione per la popolazione generale: la trasmissione interumana è estremamente rara e difficilmente sostenuta.
Tuttavia, episodi come questo richiamano l’importanza di mantenere alta l’attenzione nei confronti delle malattie infettive. In un mondo globalizzato, dove persone e merci si muovono rapidamente, i patogeni non conoscono confini e richiedono sistemi di sorveglianza e prevenzione sempre vigili ed efficaci". "È fondamentale – aggiunge Di Rosa – investire e rafforzare continuamente i sistemi di sorveglianza sanitaria. Strumenti efficaci di monitoraggio, diagnosi precoce e risposta rapida consentono di individuare tempestivamente eventuali casi di infezione da Hantavirus e di limitarne la diffusione. In un contesto globale sempre più interconnesso, solo attraverso reti di sorveglianza integrate, collaborazione internazionale e costante aggiornamento scientifico è possibile garantire la sicurezza sanitaria e prevenire l’insorgenza di nuove emergenze".
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