Varicella nei bambini: come riconoscerla

Tag: varicella
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È risaputo che i bambini, così come gli anziani, siano particolarmente delicati e che il loro organismo non sia in grado di rispondere efficacemente qualora dovessero presentarsi delle anomalie.

Soprattutto frequentando luoghi pubblici come asili nido, scuole materne e scuole elementari, o semplicemente recandosi per un controllo dal pediatra, i bambini sono costantemente minacciati dalla possibilità di contrarre malattie tramite contagio.

Varicella nei bambini

Una delle malattie più frequenti è sicuramente la varicella, una malattia infettiva che colpisce principalmente i bambini di età compresa tra i cinque e i dieci anni. Il primo luogo a rischio sono proprio le scuole, nel quale periodicamente si manifesta un’epidemia di questa malattia.

Dopo averla contratta, il virus rimane in circolo nel nostro organismo per tutta la vita. La varicella risulta essere particolarmente contagiosa e si stima che possa essere contratta da una percentuale elevatissima di bambini che entrano in contatto con altri soggetti infetti. Si parla di percentuali che si aggirano attorno al 90% ed è proprio per questo motivo che è fondamentale prevenire un’eventuale epidemia. Ma come avviene il contagio? É sufficiente entrare in contatto con la saliva di soggetti infetti o con il liquido espulso dalle vescicole, per contrarre la varicella.

La malattia però non si manifesta immediatamente dopo aver contratto il virus, bensì nei successivi quattordici-ventuno giorni, attraverso la comparsa di febbre ed esantema. Successivamente si formeranno delle vescicole che diverranno poi croste. La rimozione di queste croste comporterà la comparsa di cicatrici, per questo motivo è bene far sì che i bambini evitino di grattarsi, sebbene ne sentano un forte bisogno. In genere, la malattia tende a scomparire da sola dopo una decina di giorni.

I sintomi

I sintomi si presentano circa due o tre settimane dopo aver contratto la malattia e variano a seconda del soggetto. Solitamente si manifestano attraverso la comparsa di febbre, inappetenza, mal di gola e malessere generale. Solo dopo due giorni circa comincerà a manifestarsi un esantema sparso in tutto il corpo: il corpo si riempie di tante vescicole rosse molto fastidiose. La malattia raggiunge l’apice più fastidioso quando le vescicole iniziano a rompersi, rilasciando un liquido altamente contagioso.

Una volta rotte le vescicole, si presenteranno le croste. In base alla salute del bambino, i sintomi si manifestano in maniera più o meno accentuata e anche le vescicole sono meno numerosi in quei bambini che godono di buona salute. I sintomi che potrebbero, invece, indicare ipotetiche complicazioni, sono la nausea, il vomito, la difficoltà a mantenersi in equilibrio, forti mal di testa, tosse e stato confusionale. Al manifestarsi di questi sintomi, è opportuno rivolgersi al pediatra nuovamente in quanto potrebbe trattarsi di una sovrainfezione.

In caso di dolori sparsi nel bambino e in caso di malessere, dopo aver consultato il pediatra, si può somministrare una dose di paracetamolo adeguata al peso del bambino.

Il vaccino

È consigliato vaccinare i bambini quando raggiungono i 12 mesi di vita ed effettuare un secondo richiamo alcuni anni dopo, in quanto in una buona percentuale di bambini vaccinati, la malattia si manifesta con sintomi più blandi, rispetto a quelli che si presentano nei bambini non vaccinati.

Se un bambino non vaccinato sta a contatto con un soggetto ammalato di varicella, al 90% dei casi la contrarrà anch’esso: vaccinare il bambino entro le 72 ore successive, potrebbe cambiare gli esiti della situazione. Si potrebbe infatti prevenire il contagio o attenuarne i sintomi.

Tutti i consigli utili

È bene sempre vaccinare i propri bambini, rispettando anche quelle che sono le tempistiche ideali per questo tipo di vaccinazione che potrebbe essere anche abbinata ad una vaccinazione contro altre malattie infettive.

Qualora il bambino dovesse contrarre la varicella ed altri membri della famiglia non l’abbiano ancora contratta, è bene tenerli a forte distanza in quanto i sintomi che potrebbero comparire in caso di contagio tra persone appartenenti alla stessa famiglia, potrebbero essere molto più accentuati. Una volta accertata la guarigione e una volta superato il periodo di contagio, il bambino potrà riprendere le attività svolte quotidianamente.