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Negli studi nutrizionali la dieta mediterranea è spesso citata come modello favorevole per la prevenzione delle malattie cardiache.
Un elemento caratteristico di questo regime alimentare è il consumo controllato di vino, soprattutto rosso: una componente che, secondo ricerche importanti, può aumentare i benefici complessivi del piano alimentare. In questo articolo esploriamo i risultati di uno studio significativo e spieghiamo i possibili meccanismi biologici dietro questi effetti.
Lo studio in questione è stato condotto da Miguel A. Martinez-Gonzales e collaboratori del Department of Preventive Medicine and Public Health dell’Universidad de Navarra e pubblicato su European Heart Journal.
La ricerca ha osservato gruppi di persone con caratteristiche diverse per valutare l’impatto dell’aderenza alla dieta mediterranea, con e senza consumo moderato di vino, su eventi cardiovascolari maggiori e sulla mortalità.
La coorte principale includeva oltre 7.400 partecipanti di età compresa tra 55 e 80 anni, persone ad alto rischio cardiovascolare ma senza malattia cardiaca manifesta all’inizio dello studio. È stato anche seguito un secondo gruppo di soggetti più giovani, al di sotto dei 40 anni, per un lungo arco di osservazione di circa 22 anni.
L’aderenza alla dieta è stata monitorata con questionari periodici che registravano abitudini come l’uso quotidiano di olio d’oliva, la preferenza per carni bianche rispetto alle rosse, e il consumo di verdure, frutta, legumi e pesce.
Nel profilo alimentare considerato erano indicate: olio d’oliva come unico condimento giornaliero, almeno due porzioni di verdure al giorno, tre porzioni di frutta e legumi quotidianamente, pesce circa tre volte alla settimana e la preferenza per le carni bianche.
Un dettaglio chiave era l’introduzione di uno o due bicchieri di vino al giorno nel modello completo, permettendo così di confrontare l’effetto della dieta con e senza questa componente.
I risultati mostrano che la sola dieta mediterranea senza vino era associata a una riduzione del rischio cardiovascolare del 16% dopo una media di 4,8 anni di follow-up. Tuttavia, quando la dieta includeva anche il consumo moderato di vino, la riduzione del rischio cardiaco saliva in modo marcato, arrivando fino al 45%.
Anche la mortalità per tutte le cause sembrava beneficiare: -23% senza vino e -33% con 1-2 bicchieri al giorno.
Lo studio ha inoltre evidenziato che non esisteva alcun vantaggio se il consumo superava i 3 bicchieri al giorno; oltre questa soglia i benefici scompaiono. Nel gruppo più giovane non è stata trovata una correlazione netta tra l’aderenza alla dieta (con o senza vino) e gli eventi cardiovascolari, probabilmente per la bassa incidenza degli eventi in età precoce, sebbene la mortalità fosse lievemente inferiore tra i moderati consumatori di vino.
Dal punto di vista biologico, il vino rosso contiene composti che possono influenzare positivamente alcuni fattori di rischio. Tra gli effetti riportati figurano l’aumento del colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono), la riduzione del colesterolo LDL, proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, oltre a miglioramenti nella funzione endoteliale e nella risposta insulinica. Questi meccanismi contribuiscono a spiegare perché una moderata introduzione di vino all’interno di un modello alimentare già salutare possa amplificare i vantaggi.
Alla luce dei dati, si può affermare che un consumo moderato di vino inserito in una dieta mediterranea ben bilanciata accentua la riduzione del rischio cardiovascolare e della mortalità generale, purché il quantitativo rimanga contenuto, idealmente entro uno o due bicchieri al giorno e in ogni caso non oltre i tre. I benefici non giustificano l’introduzione dell’alcol in chi attualmente non lo consuma; in ogni caso la scelta personale dovrebbe essere discussa con il medico considerando rischi individuali e terapie in corso.