In molte città il volontariato non riguarda solo la distribuzione di beni materiali: a Roma un gruppo di volontari dedicati alla salute mentale costruisce reti di sostegno per persone, famiglie e imprese con l’obiettivo di contrastare lo stigma e ridurre l’isolamento sociale.
Il progetto, nato oltre vent’anni fa e diffusosi in numerose città italiane, basa il suo approccio su tre pilastri: prevenzione educativa, percorsi di reinserimento sociale e lavoro, e sostegno alle reti familiari.
Un’attività cardine sono gli incontri nelle scuole superiori dove i volontari offrono sessioni informative rivolte agli studenti. L’intervento mette al centro temi concreti come ansiadisturbi dell’umoredisturbi alimentari e disturbi ossessivo-compulsivispiegando la differenza tra una emozione transitoria e un segnale che richiede attenzione.
Le lezioni si svolgono con il supporto di uno specialista, spesso uno psichiatra giovane per facilitare il rapporto con i ragazzi, e utilizzano strumenti interattivi anonimi per stimolare la partecipazione. Questo tipo di attività mira alla prevenzione primaria, aumentando la consapevolezza sui fattori di rischio e valorizzando il ruolo della parola e della condivisione come primo antidoto all’isolamento.
Nel cuore dell’offerta locale c’è la Club Houseuna struttura diurna ispirata al modello anglosassone che offre uno spazio protetto dove gli utenti possono trascorrere la giornata partecipando ad attività pratiche e formative. I volontari coordinano corsi di informatica, giardinaggio, cucina e altre attività che favoriscono competenze utili alla vita quotidiana e al reinserimento sociale. Accanto alla Club House opera la Job Stationprogetto che media tra utenti interessati a un inserimento lavorativo e aziende disposte a sperimentare percorsi adattati: viene spesso prevista una fase iniziale in cui il lavoro è modulato grazie alla presenza di un tutor e alla possibilità di svolgere attività in smart working dalla sede protetta, aumentando così il successo nel mantenimento dell’impiego.
Per molte persone fragili il passaggio diretto al lavoro può essere destabilizzante; la soluzione proposta dal progetto è un avvio graduale che affianca l’utente con un tutor concordato con l’azienda e, se necessario, una prima fase di inserimento protetto. L’approccio riduce il rischio di abbandono del posto e favorisce la costruzione di competenze relazionali e professionali in un contesto di rete.
La presenza di gruppi di mutuo aiuto rappresenta un’altra componente fondamentale: persone con esperienze affini si incontrano regolarmente in un ambiente riservato accompagnate da un facilitatore che guida la condivisione. Il metodo valorizza la forza della testimonianza reciproca come strumento terapeutico a basso costo, capace di integrare o, in alcuni casi, sostituire temporaneamente percorsi individuali quando l’accesso alle cure è limitato.
L’obiettivo è duplice: offrire sollievo emotivo e promuovere pratiche di gestione del disagio supportate da una comunità.
Dal momento che la malattia mentale impatta sull’intero nucleo familiare, il progetto ha sviluppato gruppi rivolti ai familiari dove operatori esperti facilitano lo scambio di esperienze e consigli pratici. Questo spazio è pensato per ricostruire una rete che, in passato, era garantita da famiglie allargate e rapporti di vicinato ma che oggi spesso manca: la condivisione tra pari aiuta a ridurre il senso di solitudine e a fornire strumenti concreti per affrontare situazioni complesse.
Complessivamente, l’azione dei volontari unisce prevenzione, percorsi di reinserimento e sostegno alla famiglia per creare una rete che contrasta lo stigma e favorisce il recupero di ruoli sociali. L’approccio integrato — che coinvolge scuole, spazi diurni e aziende — mostra come il volontariato possa essere una risorsa strutturata e concreta per la promozione della salute mentaleoffrendo risposte pratiche a bisogni quotidiani e contribuendo a ricostruire legami che curano prima ancora delle terapie.