Negli ultimi anni la sopravvivenza dei pazienti oncologici è migliorata grazie a nuovi trattamenti, ma alcuni farmaci e terapie possono avere effetti collaterali sul sistema cardiovascolare.
Per rispondere a questa necessità, al Gemelli è stato istituito un ambulatorio di cardio-oncologia inaugurato nel 2026 e diretto dalla professoressa Antonella Lombardo docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’obiettivo è offrire percorsi integrati che prevenano, riconoscano e gestiscano il danno cardiaco legato alle terapie oncologiche.
L’ambulatorio nasce come sviluppo dell’UOS di Ecocardiografia e si avvale di figure cliniche compresenti, tra cui la dottoressa Priscilla Lamendola e il dottor Massimiliano Camilli.
Il modello operativo unisce cardiologi e oncologi per valutare i rischi cardiovascolari prima, durante e dopo i trattamenti antitumorali; tali attività sono effettuate nel rispetto delle linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) e dell’Associazione Americana di Oncologia Medica (ASCO). Il servizio non solo previene l’interruzione delle terapie oncologiche, ma contribuisce anche a migliorarne gli esiti clinici.
Dall’esperienza clinica dell’ambulatorio è nata anche una produzione scientifica consistente: sono stati pubblicati 30 lavori su riviste internazionali, e il servizio è coinvolto nel progetto europeo COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution).
Questa integrazione tra pratica clinica e ricerca consente continui aggiornamenti sui protocolli diagnostici e terapeutici impiegati al Gemelli.
Il percorso diagnostico prevede una visita specialistica seguita da esami strumentali specifici. In particolare l’ambulatorio utilizza l’ecocardiogramma con tecnologie avanzate per il riconoscimento precoce del danno miocardico: oltre alla valutazione della frazione d’eiezione si misura lo strain ventricolare parametro sensibile per individuare alterazioni anche prima che emerga una disfunzione contrattile evidente.
Ai test di imaging si affiancano analisi di biomarcatori quali troponine e NT-pro-BNP per ottenere un quadro più completo dello stato cardiaco.
L’attività di sorveglianza riguarda classi farmacologiche note per la possibile cardiotossicità, tra cui le antracicline e i trattamenti target come il trastuzumab. L’ambulatorio valuta il rischio individuale anche con calcolatori basati sugli score delle linee guida ESC, consentendo di identificare chi è più vulnerabile e intervenire tempestivamente.
Quando gli esami mostrano segni di cardiotossicità, anche minimi, al Gemelli si attivano pronti schemi di protezione cardiaca: i pazienti vengono messi in terapia con beta-bloccanti e ACE-inibitori per limitare l’evoluzione del danno; in caso di disfunzione avanzata si impiegano tutti i farmaci disponibili per lo scompenso cardiaco. Questo approccio terapeutico mira sia a preservare la funzione cardiaca sia a consentire il proseguimento delle terapie oncologiche quando possibile.
Un’attenzione particolare è riservata alle popolazioni pediatriche sopravvissute al cancro: i long survivors che hanno ricevuto radioterapia toracica possono sviluppare disfunzione ventricolare sinistra anche dopo 20 anni, quindi richiedono un follow up prolungato. Per questo motivo l’ambulatorio sottolinea l’importanza del coinvolgimento del medico di medicina generale sia durante che dopo le cure oncologiche, per almeno 10 anni al fine di valutare e gestire il rischio cardiovascolare futuro.
Inoltre, sul territorio vengono impiegate App basate sulle linee guida internazionali che permettono ai medici di stimare rapidamente il rischio di eventi cardiovascolari, facilitando la selezione dei pazienti da seguire più attentamente. Questo approccio integrato rappresenta un vero win win riduce il carico di morbilità cardiovascolare e migliora gli esiti delle terapie antitumorali.