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Un’indagine accademica coordinata da Stefano Marchetti e pubblicata su Quality & Quantity ha misurato quanto costa rispettare un modello alimentare sano e sostenibile in Italia.
Il lavoro ha valutato panieri costruiti secondo la dieta mediterranea e li ha suddivisi in cinque categorie: uomini adulti, donne adulte, adolescenti, bambini piccoli e anziani. I ricercatori hanno utilizzato 326.721 rilevazioni di prezzo su 167 prodotti raccolte dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel periodo da agosto 2026 a marzo 2026.
In termini pratici, lo studio chiarisce che i costi non sono omogenei né nel tempo né nello spazio: si osservano variazioni stagionali con un picco primaverile‑estivo per quasi tutte le fasce e differenze territoriali marcate tra Nord e Sud.
Gli autori (Stefano Marchetti, Ilaria Benedetti, Haoran Yang e Mathias Silva Vazquez) stimano per ciascun paniere un costo minimo, medio e massimo e mettono in relazione questi valori con la questione della povertà alimentare e della vulnerabilità nutrizionale.
Nel dettaglio, il paniere degli uomini adulti risulta il più oneroso: nei mesi primaverili ed estivi supera frequentemente i 200 euro al mese, mentre nei mesi più freddi scende verso i 150–160 euro.
Anche le donne adulte mostrano un andamento stagionale, con valori medi che passano da circa 175 euro a circa 208 euro nei periodi caldi e da circa 130 euro a circa 156 euro nei mesi freddi. Gli anziani si collocano in una fascia intermedia, gli adolescenti hanno costi sensibilmente più bassi e i bambini piccoli costituiscono un caso particolare: per loro i prezzi si alzano nei mesi freddi e l’aumento complessivo registrato nel triennio è compreso tra il 20% e il 25%.
L’analisi confronta i valori ottenuti tra agosto 2026 e marzo 2026 e rileva aumenti medi di circa il 20% per la maggior parte delle categorie, con incrementi leggermente più elevati per i bambini piccoli. Questo trend mette in evidenza come l’inflazione alimentare possa trasformarsi in una barriera concreta all’accesso a una dieta sana e sostenibile, soprattutto per chi ha budget limitati o fabbisogni nutrizionali specifici.
Per stimare i costi i ricercatori si sono appoggiati all’Osservatorio Prezzi e Tariffe, raccogliendo 326.721 rilevazioni su 167 prodotti distribuiti su 107 province italiane. Ogni paniere è stato costruito rispettando requisiti nutrizionali coerenti con la dieta mediterranea e sono state calcolate tre misure di costo: minimo, medio e massimo. La ricerca è inserita nel progetto PRIN 2026 FOOD MeaSure (CUP: J53D23011590006), che mira a esplorare il legame tra povertà, vulnerabilità sociale e accesso a diete salutari utilizzando dati ufficiali.
I dati utilizzati offrono una copertura estesa, ma gli autori sottolineano limiti legati alla rappresentatività dei punti vendita e alla variabilità delle offerte. Le stime di costo minimo, ad esempio, dipendono dalla disponibilità di punti vendita con prezzi più bassi, mentre i valori massimi rispecchiano situazioni di minor concorrenza o scarsa accessibilità commerciale.
Lo studio mette in luce una distribuzione geografica non uniforme dei prezzi: le medie e i massimi dei panieri tendono ad essere più elevati nelle province del Nord, mentre i costi minimi risultano spesso più alti al Sud.
Una possibile spiegazione riguarda la minore presenza della grande distribuzione organizzata in alcune aree meridionali e, di conseguenza, minori economie di scala e minore concorrenza. Di fronte a queste evidenze, gli autori suggeriscono strumenti di monitoraggio costante e politiche mirate come sussidi alimentari, voucher dedicati e miglioramenti infrastrutturali per favorire l’accesso al cibo sano.
Le raccomandazioni proposte includono misure sensibili all’inflazione, interventi specifici per gruppi nutrizionalmente vulnerabili (donne in età fertile, adolescenti, neonati) e strategie geografiche differenziate.
Rafforzare la trasparenza dei prezzi nei mercati al dettaglio e potenziare la logistica e la distribuzione locale possono aiutare a ridurre le disuguaglianze nell’accesso a una dieta sana e a mitigare il rischio di povertà alimentare nel medio periodo.
In sintesi, il lavoro delle università di Pisa, della Tuscia e di Roma Tor Vergata fornisce una fotografia dettagliata del peso economico di una dieta ispirata alla dieta mediterranea in Italia e indica percorsi concreti per rendere l’alimentazione sana più accessibile e sostenibile, mantenendo l’attenzione su stagionalità, differenze territoriali e gruppi più esposti.