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Adesione alla dieta mediterranea e rischio di trasformazione maligna delle lesioni orali
Una ricerca condotta in Puglia mette in luce un legame tra l’aderenza alla dieta mediterranea e una ridotta probabilità che alcune lesioni del cavo orale evolvano in tumore.
Pubblicati su una rivista specialistica, i risultati suggeriscono che il modello alimentare tradizionale — ricco di olio d’oliva, frutta, verdura, cereali integrali e pesce — potrebbe avere un ruolo protettivo nelle fasi precancerose della bocca.
Gli autori si sono concentrati sulla leucoplachia, una macchia biancastra delle mucose orali che va seguita nel tempo perché può evolvere in forme maligne. La letteratura e i dati raccolti indicano che una dieta abbondante di antiossidanti e di composti con effetti antinfiammatori può influenzare i processi cellulari e ridurre il rischio di progressione.
Lo studio ha analizzato una coorte di pazienti pugliesi con diagnosi di leucoplachia, monitorandone l’evoluzione clinica in rapporto alla qualità della dieta. Per valutare l’aderenza al modello mediterraneo sono stati usati questionari alimentari validati, integrati da interviste cliniche e da misure oggettive quando disponibili. L’analisi statistica ha confrontato la probabilità di trasformazione maligna tra soggetti con abitudini alimentari differenti, correggendo per fattori noti come età, fumo e consumo di alcol.
Il gruppo di ricerca ha valutato la frequenza di consumo di cibi ricchi di antiossidanti, l’apporto di acidi grassi mono- e polinsaturi e la presenza nella dieta di molecole bioattive tipiche del modello mediterraneo. Questi composti — presenti nell’olio extravergine d’oliva, negli ortaggi e nel pesce — sono noti per modulare i processi infiammatori e alcune vie coinvolte nella carcinogenesi.
I dati mostrano che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è associata a un rischio ridotto di progressione verso lesioni maligne.
In particolare, i consumi regolari di alimenti ricchi di antiossidanti e nutrienti antinfiammatori sembrano attenuare i meccanismi che favoriscono la trasformazione cellulare nel cavo orale. Questo trova rilevanza sia nella prevenzione primaria sia nel follow-up di pazienti già portatori di lesioni precancerose.
Anche se i risultati sono promettenti, gli autori sottolineano la necessità di conferme tramite studi longitudinali e trial controllati. Nel frattempo, l’integrazione di consigli nutrizionali nei percorsi di cura potrebbe rappresentare una misura semplice e poco invasiva da affiancare alle pratiche diagnostiche e alle strategie di cessazione del fumo.
Per i team clinici, ciò implica sviluppare materiali informativi, formazione specifica e protocolli condivisi per applicare in modo coerente le raccomandazioni dietetiche.
Per passare dalle osservazioni preliminari a raccomandazioni cliniche consolidate servono studi multicentrici, di lunga durata, che uniscano dati clinici, biomarker e outcome rilevanti. Solo così si potranno definire linee guida basate su parametri standardizzati e misurabili, adatte alla pratica routinaria.
Lo studio nasce nell’ambito di un dottorato del Dipartimento Interdisciplinare di Medicina, con la raccolta dati curata da Nicol Macripò e Domenico de Falco, sotto la supervisione del prof. Massimo Petruzzi e in collaborazione con il prof. Ansarin dell’Istituto Europeo di Oncologia. L’approccio ha combinato valutazioni cliniche, questionari nutrizionali validati e analisi statistiche volte a identificare fattori di rischio modificabili.
Per chi desidera ridurre il rischio associato a lesioni orali precancerose, adottare abitudini alimentari coerenti con la dieta mediterranea è una scelta sensata: è poco invasiva, facilmente implementabile e supportata da evidenze che ne suggeriscono un effetto protettivo.
Tuttavia, va considerata come parte di un approccio globale che include controllo clinico regolare, cessazione del fumo e monitoraggio medico.