Il conflitto yemenita, già da anni una zona di tensione, ha ripreso una spirale di violenza che coinvolge sia le forze governative che i ribelli Houthi. Negli ultimi giorni, la situazione è stata segnata da una serie di operazioni aeree coordinate, da attacchi contro infrastrutture critiche in Arabia Saudita e da un avvertimento esplicito rivolto a compagnie aeree, dipendenti e viaggiatori. Il quadro generale mostra una guerra che non si limita più al territorio yemenita, ma si estende verso obiettivi strategici regionali, facendo temere una potenziale escalation più ampia.
Le forze governative yemenite lanciano otto raid vicino a Taiz
Le truppe riconosciute dal Consiglio Presidenziale hanno condotto otto attacchi aerei contro postazioni attribuite agli Houthi nei pressi di Taiz una delle città più contese del sud-ovest yemenita. Secondo le fonti militari, gli obiettivi includevano depositi di armi, centri di comunicazione e basi logistiche. Le operazioni, svoltesi in più ondate nell’arco di poche ore, avrebbero distrutto gran parte delle strutture bersaglio, riducendo la capacità operativa del gruppo ribelle nella zona. Nonostante le dichiarazioni ufficiali, le informazioni su eventuali vittime civili rimangono scarse, e le organizzazioni umanitarie continuano a lamentare l’assenza di dati verificabili.
Obiettivi dei raid e risposta dei ribelli
Gli Houthi, noti come Ansar Allah hanno contestato l’efficacia dei bombardamenti, sostenendo di aver «represso tutti gli attacchi» e di aver inflitto danni significativi alle forze saudite e ai loro alleati. I comunicati del loro portavoce, Yahya Saree, hanno sottolineato la capacità di difendere il territorio anche in zone montuose come Jabal Kahbub, dove le forze governative cercano di avanzare. Parallelamente, gli Houthi hanno intensificato le operazioni di guerriglia, facendo ricorso a droni e missili a corto raggio per colpire convogli di rifornimento e postazioni avanzate saudite lungo il confine.
Gli Houthi colpiscono l’aeroporto di Riad e avvertono su spazio aereo saudita
Il bombardamento dell’aeroporto internazionale Re Khalid di Riad ha rappresentato il punto più critico della recente escalation. Un proiettile non identificato ha colpito il Terminal 4, provocando un incendio che ha causato almeno dodici morti e centinaia di feriti. L’attacco, attribuito agli Houthi, è stato definito dalla stessa Commissione saudita una «pericolosa escalation». In risposta, il portavoce militare Houthi ha lanciato un avvertimento globale: tutti i vettori, i dipendenti e i viaggiatori dovrebbero evitare gli aeroporti sauditi e lo spazio aereo del Regno, minacciando ulteriori azioni se le restrizioni non verranno rispettate.
Avvertimento ai viaggiatori e impatto sul traffico aereo
Le autorità dell’aviazione civile saudita hanno immediatamente elevato il livello di allerta per i cittadini stranieri, invitando le compagnie aeree a rivedere le rotte e a considerare deviazioni verso hub alternativi. Diverse compagnie europee hanno già sospeso i voli diretti verso Riyadh, mentre gli assicuratori hanno aumentato i premi per le coperture di rischio di guerra. L’avvertimento ha anche scosso i mercati energetici, poiché lo stretto di Bab el-Mandeb, ormai sotto controllo Houthi, rappresenta una delle vie più strategiche per l’esportazione del petrolio saudita.
Reazioni internazionali e prospettive di escalation regionale
La comunità internazionale ha reagito con condanne ferme. Il ministro degli Esteri spagnolo ha definito l’attacco «brutale», esprimendo solidarietà all’Arabia Saudita e al governo yemenita riconosciuto. L’Italia, tramite la premier Giorgia Meloni, ha ribadito il proprio sostegno alla stabilità della regione e ha invitato a una rapida de-escalation. Gli Stati Uniti hanno aumentato il livello di allerta per i propri cittadini in Arabia Saudita e hanno segnalato una valutazione sulla possibilità di un coinvolgimento diretto. Nel frattempo, l’Iran, sostenitore degli Houthi, nega qualsiasi responsabilità, ma le tensioni tra Teheran e Riyadh rimangono alte, alimentando il timore di un conflitto più ampio che coinvolga altri attori regionali come la Turchia e il Pakistan.
Le forze governative, sostenute massicciamente dall’Arabia Saudita, stanno tentando di riprendere il controllo di territori chiave, mentre gli Houthi intensificano le operazioni fuori dal loro tradizionale ambito, mirando a infrastrutture strategiche saudite. Con gli avvertimenti sull’aviazione e le pressioni diplomatiche in aumento, il conflitto rischia di trasformarsi in una crisi regionale più vasta, con ripercussioni economiche e umanitarie che potranno estendersi ben oltre i confini dello Yemen.


