Il futuro dell’alimentazione tra dieta mediterranea, salute e geopolitica

Valentina Marchetti

Beauty editor, 15 anni nel settore cosmetico. Formazione in chimica cosmetica.

Condividi

Il documentario How to Feed the Planet, diretto da Francesco De Augustinis, sarà presentato in anteprima al pubblico sabato 11 aprile alle ore 21:00 presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma, nell’ambito del Festival delle Terre organizzato dal Centro Internazionale Crocevia.

Alla proiezione seguirà un dibattito con il regista e con i giornalisti Stefano Liberti e Francesco Paniè, moderato da Monica Di Sisto. Questo appuntamento funge da cornice per una riflessione che travalica la pellicola, mettendo in relazione ambiente, politica e salute.

Il film chiude il percorso del progetto indipendente ONE EARTH, avviato nel 2019, e pone sul tavolo interrogativi concreti: come sfamare popolazioni crescenti senza distruggere ecosistemi? La proiezione non limita l’attenzione alla sola produzione agricola, ma scardina miti consolidati come quello della Dieta mediterranea contemporanea, mostrando come pratiche economiche, commerciali e di marketing abbiano trasformato ideali nutrizionali in strumenti di esportazione.

Un’indagine che attraversa continenti

La narrazione del film si sviluppa come un viaggio geografico e storico: dal Cilento fino a Boston, passando per regioni in cui il controllo della terra è ormai una questione strategica. Il regista documenta come l’accaparramento di terreni e risorse alimentari finisca per alimentare tensioni geopolitiche, mettendo in relazione contesti diversi dove agroindustria e interessi esterni incidono sulla sovranità alimentare. In questa chiave la sicurezza alimentare diventa sia obiettivo sanitario sia leva politica, capace di ridefinire equilibri locali e internazionali.

Casi emblematici: Ucraina, Argentina, Repubblica Democratica del Congo

Tra le tappe più significative ci sono l’Ucraina, spesso definita il «granaio d’Europa», l’Argentina con l’espansione della soia e aree della Repubblica Democratica del Congo dove l’arrivo di multinazionali agricolo-industriali trasforma comunità e paesaggi. Nel documentario la voce di Simplex Malembe, portavoce dell’associazione CONAPAC, denuncia come vaste aree fertili vengano acquisite da grandi operatori e sottolinea il nesso tra produzione agricola e violenza.

Questi esempi mostrano che la competizione per il cibo può seguire traiettorie simili a quelle di altre risorse strategiche come i minerali o i combustibili.

La dieta mediterranea: storia, trasformazione e strumentalizzazione

Partendo dalle radici codificate da Ancel Keys nel secondo dopoguerra, il film racconta come il modello originario — basato su vegetali, legumi e cereali integrali — sia stato progressivamente modificato dall’industrializzazione alimentare. Oggi la locuzione dieta mediterranea spesso serve a promuovere prodotti e a sostenere esportazioni, distanziandosi dai benefici nutrizionali iniziali.

Questo fenomeno mette in luce la differenza tra un ideal-tipico modello alimentare e la sua declinazione commerciale, con conseguenze pratiche sulla disponibilità e sulla qualità degli alimenti a livello globale.

Impatto sulla salute pubblica

Dal punto di vista clinico il passaggio verso un consumo maggiore di proteine animali e prodotti ultra-processati ha contribuito a modificare il profilo delle malattie non trasmissibili. La letteratura associa la versione storica della dieta mediterranea a una riduzione di marcatori infiammatori e a una migliore gestione di colesterolo e glicemia; ma la diffusione di alimenti industriali crea una discrepanza tra messaggi salutistici e realtà nutritive.

I clinici osservano inoltre il doppio carico della malnutrizione, cioè la convivenza di deficit di micronutrienti e di aumento dell’obesità, un paradosso che complica le strategie di prevenzione.

Salute, ambiente e scelte politiche

La proiezione suggerisce che sostenibilità alimentare e salute pubblica siano due facce della stessa moneta: senza suoli fertili, acqua accessibile e biodiversità, gli sforzi medici rischiano di essere compromessi. L’espansione dell’agroindustria e della zootecnia intensiva è monitorata per i rischi di zoonosi e di aumento dell’antibiotico-resistenza, fenomeni che possono ridurre l’efficacia delle terapie.

Per questo motivo il regista richiama a una scelta collettiva: continuare un modello di sfruttamento o costruirne uno nuovo, etico e sostenibile.

Verso soluzioni pratiche

Nel documento emerge la necessità di promuovere regimi a prevalenza vegetale, di valorizzare alimenti integrali e di sostenere innovazioni responsabili come le proteine alternative, senza perdere il contatto con la qualità nutrizionale. Il ruolo del medico diventa quello di interprete di un sistema complesso, capace di collegare dati biochimici, accesso alle materie prime e impatto ambientale.

In definitiva, il film indica che la scelta tra pace e conflitto passa anche dalle politiche agricole e dalla capacità di governare le risorse in modo equo.