I raggi di luce verde per combattere l’emicrania

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L’emicrania è la terza malattia più diffusa al mondo con un miliardo di persone colpite da mal di testa devastanti, spesso accompagnati da nausea e vomito.

Coloro che ne soffrono possono trarre beneficio dalla terapia della luce verde. Vediamo insieme in cosa consiste e i suoi effetti.

Terapia della luce verde: lo studio scientifico

La terapia della luce verde è indicata per diminuire la frequenza e l’intensità delle emicranie, ma anche per migliorare la qualità di vita dei pazienti. L’emicrania è una delle malattie più diffuse al mondo, secondo i dati circa 1 miliardo di persone ne soffrono.

I benefici del raggio verde sono emersi da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’Arizona. Gli scienziati, che avevano già testato la sicurezza della terapia sugli animali, hanno riunito 29 pazienti affetti da emicrania episodica ( fino a 14 attacchi al mese) o cronica ( con più di 15 attacchi al mese).Nessuno di questi aveva tratto giovamento dalle terapie tradizionali o dai farmaci per il dolore. I partecipanti sono stati esposti alla luce bianca da una a due ore al giorno per 10 settimane, dopo una pausa di due settimane, a una luce verde per altre dieci settimane.

Gli effetti della terapia della luce verde

I benefici sono emersi dalle annotazioni dei partecipanti sul diario personale, in cui indicavano il numero di attacchi e l’intensità. Il dolore si è ridotto del 60% in una scala da 0 a 100.

Si è passati da un malessere valutato in media con un punteggio di 8, a un disturbo più sopportabile che non superava il valore di 3,2. Il mal di testa durava meno, la qualità del sonno migliorava e le attività quotidiane venivano svolte con meno fatica.

Inoltre, non è stato osservato alcun effetto collaterale. Nonostante i progressi recenti, il trattamento dell’emicrania è ancora una sfida. La terapia della luce verde può essere di enorme aiuto per i pazienti che non vogliono assumere farmaci o non rispondono ai loro effetti. Un approccio non farmacologico, economico e senza controindicazioni, potrebbe fare davvero la differenza.

Tuttavia, il campione dello studio è troppo esiguo per definire la nuova strategia terapeutica una vera svolta.

Abbiamo bisogno di ulteriori sperimentazioni, con un numero di partecipanti più ampio, per valutare i reali benefici.