Povertà in Italia: il rapporto Caritas 2026 rivela dati allarmanti

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.

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La povertà in Italia non è più un’emergenza temporanea, ma una condizione cronica che colpisce sempre più persone.

Secondo il Rapporto statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana presentato a Roma, la povertà sta diventando una normalità strutturale per molte famiglie, soprattutto quelle con figli minori e gli anziani.

Nel 2026, la rete Caritas ha assistito 282.539 persone un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Un dato allarmante se si considera che, rispetto al 2015, il numero di persone assistite è cresciuto del 48%. Il 56,7% degli assistiti è di nazionalità straniera, mentre il 41,6% è italiano.

La povertà diventa cronica e colpisce soprattutto gli anziani

Uno dei dati più preoccupanti riguarda l’aumento degli anziani poveri. Negli ultimi dieci anni, il numero di over 65 assistiti dalla rete Caritas è aumentato del 191%. La povertà economica, l’invecchiamento, la fragilità sanitaria e l’isolamento sociale sono i principali fattori che rendono vulnerabili le famiglie.

Non solo gli anziani: anche le famiglie con figli minori rappresentano la maggioranza dei bisognosi, con il 52% del totale.

La quota di nuovi poveri, invece, è diminuita, attestandosi al 37,6%. Questo significa che sempre più persone rimangono intrappolate nella povertà per lunghi periodi.

Il diritto alla salute negato

La povertà economica si traduce sempre più spesso in povertà sanitaria. Secondo il rapporto, il 69% degli assistiti ha bisogno di aiuto per le spese sanitarie. La situazione è ancora più critica per quanto riguarda la sofferenza mentale con un aumento dell’80% delle richieste di aiuto.

Le famiglie in difficoltà sono costrette a scegliere tra pagare le bollette, acquistare generi alimentari o sottoporsi a visite specialistiche. Questo crea una sanità a due velocità dove chi può permetterselo si rivolge al settore privato, mentre chi non ha le risorse rimane prigioniero delle liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale.

Il fenomeno dei working poor

Un tempo, avere un lavoro garantiva una vita dignitosa. Oggi, invece, il fenomeno dei working poor continua a crescere.

Il 24% degli assistiti ha un’occupazione che non garantisce risorse sufficienti per vivere con dignità. Dieci anni fa, questo dato si attestava al 13,3%. Nelle fasce centrali di età, il dato raggiunge picchi del 31%.

Il caro affitti, l’aumento del costo dell’energia, dell’alimentazione e dei servizi essenziali stanno erodendo il potere d’acquisto anche di quella fascia di popolazione che fino a pochi anni fa apparteneva al ceto medio.

Anche il Nord Italia, storicamente motore economico del Paese, registra un aumento significativo delle richieste di aiuto.

Le parole degli esperti

Alla presentazione del rapporto ha partecipato l’arcivescovo Benoni Ambarus nuovo presidente dell’organismo pastorale della Cei, che ha sottolineato il valore ecclesiale del rapporto e la responsabilità delle comunità cristiane. “La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili.”

Il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, ha dichiarato che “i dati offrono un importante contributo per definire la povertà, ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte.

Per Caritas il Report statistico è infatti uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti.”

Il rapporto evidenzia anche la natura multidimensionale della povertà. Nel 2026, oltre la metà delle persone accompagnate cumula almeno due ambiti di bisogno, un terzo circa tre o più. In diverse aree, l’unica risposta resta ancora quella della Caritas.