Nella stagione 2026-25 il calcio europeo ha raggiunto un nuovo record di fatturato aggregato, toccando i 40,2 miliardi di euro.
Questo incremento deriva in larga parte dall’allargamento delle competizioni continentali, che ha moltiplicato le partite disponibili, i premi sportivi e i ricavi da diritti televisivi e botteghino. Tuttavia, il quadro finanziario mostra crepe significative: la crescita dei ricavi non ha impedito un aumento delle perdite complessive e l’innalzamento dei costi operativi, portando molti osservatori a interrogarsi sulla vera sostenibilità economica del modello attuale.
Il fenomeno riguarda in modo particolare i cinque principali campionati europei — Premier League, Bundesliga, Liga, Serie A e Ligue 1 — che insieme generano la maggior parte del valore del sistema calcistico continentale.
Se da un lato si osservano risultati economici senza precedenti per alcuni club e leghe, dall’altro emergono segnali di squilibrio: concentrazione dei ricavi in poche società, aumento del monte salari e deficit ante imposte che crescono nonostante i record di fatturato.
Le cinque leghe principali hanno incassato complessivamente circa 21,6 miliardi di euro con la Premier League in testa a quota 6,8 miliardi di sterline (+8% su base annua).
La crescita della Premier è stata favorita da nuovi contratti televisivi e da performance nelle coppe europee, e le stime indicano che i ricavi potrebbero superare i 7 miliardi di sterline nella stagione successiva grazie ai nuovi accordi sui diritti. In termini di composizione, i ricavi commerciali nella Premier sono aumentati notevolmente (+13%), mentre per la prima volta gli incassi da matchday hanno superato il miliardo di sterline a livello di lega, segno del ritorno del pubblico negli stadi.
La Bundesliga ha oltrepassato i 4 miliardi di euro, sostenuta da una solida crescita commerciale e dalla maggiore distribuzione dei diritti grazie agli eventi internazionali ospitati in Germania. Anche la Liga è salita a circa 4,1 miliardi, con il Real Madrid e il Barcellona che rappresentano una porzione significativa del fatturato complessivo del campionato. La Serie A ha toccato i 3 miliardi di euro (+4%), con Juventus, Inter e Milan che concentrano una quota rilevante del valore della lega.
La Ligue 1 invece, ha registrato una contrazione a 2,2 miliardi di euro, influenzata dalla riduzione degli effetti di operazioni finanziarie precedenti e da una forte dipendenza economica dal Paris Saint-Germain.
Se i ricavi crescono, i costi non sono da meno: il monte salari aggregato dei 96 club dei cinque grandi campionati è salito a 13,7 miliardi di euro, con un rapporto medio stipendi/fatturato intorno al 64%.
Tuttavia, dietro a questa media emergono differenze sostanziali: la Bundesliga mostra il miglior equilibrio, con un rapporto in calo verso il 54%, mentre in Francia il rapporto è salito fino all’80% a causa del calo dei ricavi. Anche la Serie A ha migliorato leggermente l’incidenza da 68% a 66%.
Il quadro più preoccupante riguarda le perdite ante imposte: l’aggregato dei cinque grandi campionati ha registrato un peggioramento, con perdite salite a circa 1,5 miliardi di euro.
La situazione della Premier League è emblematica: nonostante il record di fatturato, le perdite dei club hanno raggiunto 948 milioni di sterline nella stagione considerata, un valore molto superiore al deficit dell’anno precedente. Le cause principali sono state la crescita della spesa per trasferimenti e l’assenza di plusvalenze straordinarie che avevano attenuato i bilanci in passato, oltre a un lieve aumento del debito netto complessivo dei club.
La compressione finanziaria non riguarda solo l’élite: nella Championship inglese i ricavi sono diminuiti e le perdite aggregate sono aumentate, con pochi club in utile e una crescente dipendenza da finanziamenti esterni per garantire la liquidità. Questo crea tensioni nella distribuzione delle risorse tra primo e secondo livello e solleva interrogativi sulla necessità di una diversa ripartizione dei proventi televisivi e di regole di governance più rigorose per contenere comportamenti finanziari squilibrati.
In definitiva, il risultato è un paradosso: il calcio europeo ha generato ricavi record grazie all’espansione delle competizioni, ma la strategia basata sull’aumento del numero di partite e dei prodotti mediatici sembra aver raggiunto limiti pratici. Per molti esperti il tema centrale resta trovare un equilibrio tra la ricerca di nuove entrate e la tutela della qualità sportiva e dell’accessibilità per i tifosi, senza affidarsi esclusivamente all’aggiunta di contenuti come leva di crescita.