I numeri del calcio europeo: ricavi record ma criticità persistenti

Il calcio europeo supera i 40 miliardi di euro di ricavi, ma emergono criticità legate alla sostenibilità economica e sportiva.

Il calcio europeo continua a crescere, ma non senza sfide. Secondo l’Annual Review of Football Finance di Deloitte, il mercato continentale ha raggiunto un nuovo record nella stagione 2026-25, superando i 40 miliardi di euro di ricavi. Questo risultato è trainato dall’espansione delle competizioni UEFA e FIFA, che hanno portato a più partite, premi più elevati e maggiori ricavi da diritti televisivi e botteghino.

Tuttavia, questo modello di sviluppo potrebbe aver raggiunto il suo limite. Tim Bridge, responsabile del Deloitte Sports Business Group, avverte che il calcio non può contare solo sull’aggiunta di nuovi contenuti per garantire una crescita sostenibile. Un mercato saturo potrebbe danneggiare sia i giocatori che i tifosi, indebolendo la qualità dello spettacolo.

I numeri del calcio europeo

I cinque principali campionati europei – Premier League, Bundesliga, Liga, Serie A e Ligue 1 – hanno generato complessivamente 21,6 miliardi di euro, in crescita del 6%. La Premier League continua a dominare con 6,8 miliardi di sterline di ricavi, destinati a superare i 7 miliardi già nel 2026-26 grazie ai nuovi contratti televisivi e ai risultati nelle coppe europee.

La Bundesliga ha superato per la prima volta i 4 miliardi di euro di ricavi, trainata dalla crescita del commerciale e dei diritti televisivi. La Liga è salita a 4,1 miliardi di euro, con Real Madrid e Barcellona che rappresentano circa il 52% dei ricavi complessivi del campionato. La Serie A ha raggiunto i 3 miliardi di euro, con Juventus, Inter e Milan che concentrano il 45% del fatturato complessivo della lega.

La Ligue 1 è stata l’unica dei Big Five a registrare una flessione, scendendo a 2,2 miliardi di euro, penalizzata dal venir meno di parte degli effetti dell’investimento di CVC nella controllata commerciale della lega.

La composizione dei ricavi

Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda la composizione dei ricavi. Il matchday è stata l’unica voce in crescita in tutti e cinque i principali campionati, con gli incassi da stadio aumentati del 16% a livello europeo fino a 3,4 miliardi di euro. In Premier League sono stati superati per la prima volta 1 miliardo di sterline di ricavi da botteghino.

Tuttavia, questa crescita porta con sé una riflessione: il calcio dovrà trovare un equilibrio tra la ricerca di nuovi ricavi e la tutela dei tifosi, evitando che la crescente ‘premiumizzazione’ dell’esperienza allo stadio finisca per allontanare il pubblico più fedele.

I costi e le criticità

A livello economico, non tutti i segnali sono positivi. I costi continuano a crescere: i salari aggregati dei 96 club dei cinque principali campionati europei sono aumentati di 600 milioni di euro, raggiungendo 13,7 miliardi. La crescita dei ricavi ha consentito di mantenere stabile il rapporto medio tra stipendi e fatturato al 64%, un indicatore considerato fondamentale per misurare la sostenibilità dei bilanci.

Dietro questa media europea emergono differenze significative tra i vari campionati. La Bundesliga si conferma il modello più virtuoso, con un rapporto stipendi/ricavi sceso dal 58% al 54%. Migliora anche la Liga, passata dal 64% al 60%, mentre la Serie A riduce leggermente l’incidenza degli stipendi sul fatturato dal 68% al 66%. Situazione opposta in Francia, dove il calo dei ricavi ha fatto salire il rapporto fino all’80%, il dato peggiore tra i principali campionati europei.

Nei cinque grandi campionati europei le perdite aggregate ante imposte sono salite a 1,5 miliardi di euro, con un peggioramento di 800 milioni rispetto all’anno precedente. Emblematico il caso della Premier League: nonostante il record di fatturato, le perdite ante imposte sono aumentate da 135 a 948 milioni di sterline, anche per effetto della spesa sul mercato e dell’assenza di plusvalenze straordinarie che avevano sostenuto i bilanci nella stagione precedente.

Il calcio europeo si trova quindi a un bivio: continuare a crescere economicamente senza perdere di vista la sostenibilità e la qualità dello spettacolo, o rischiare di compromettere il futuro del gioco che appassiona milioni di tifosi in tutto il mondo.

Scritto da Camilla Pellegrini

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