Sorelle scomparse da Civitella Alfedena: indagini tra famiglia e comunità protetta

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.

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Due sorelle, Sarah e Alisyadi 16 e 12 anni, risultano scomparse da quando la notte del 6 giugno hanno lasciato la comunità protetta di Civitella Alfedena, in provincia de L’Aquila.

Le ragazze vivevano nella struttura da quasi due anni dopo essere state collocate nel circuito delle case famiglia; erano nate e cresciute a Minturno (Latina), dove la loro famiglia risiede, ma i rapporti genitoriali sono stati segnati da conflittualità e da provvedimenti giudiziari.

La dinamica dell’allontanamento e le ricerche

Secondo la ricostruzione della struttura, le due minorenni sarebbero uscite approfittando di una porta difettosa nella notte di luna calante.

La zona è isolata e confina con il Parco nazionale d’Abruzzoarea in cui la presenza di fauna selvatica rende rischioso muoversi a piedi di notte. Le ricerche hanno coinvolto vigili del fuoco, forze dell’ordine e unità cinofile: sono stati impiegati droni e cani molecolari, mentre la stanza occupata dalle ragazze nella comunità è stata posta sotto sequestro per le indagini.

Alcune segnalazioni di avvistamenti sono state ricevute, ma gli investigatori le hanno rapidamente valutate e, finora, nessuna ha fornito elementi utili.

Le attività di perlustrazione si sono concentrate anche nelle abitazioni dei genitori e dei nonni, con perquisizioni eseguite dai carabinieri su disposizione della Procura che ha aperto un fascicolo per sottrazione di minore presso la Procura di Sulmona.

Aspetti processuali e fratture familiari

Nel contesto emergono elementi giudiziari recenti: il 28 maggio il Tribunale di Cassino avrebbe disposto la decadenza della responsabilità genitoriale della madre, una misura che secondo il padre è stata ripristinata a lui.

La questione della responsabilità genitoriale è al centro delle tensioni tra i genitori e potrebbe essere collegata ai comportamenti delle ragazze nei giorni precedenti alla sparizione: il padre dichiara di non avere contatti con la madre da tempo e sostiene che sia improbabile che le figlie si siano mosse da sole in quel contesto montano.

La madre, dal canto suo, ha diffuso un audio rivolto alle figlie in cui chiede loro di tornare e afferma che il suo principale interesse è il loro benessere.

Il legale della donna ha spiegato che la madre ha continuato a vedere le ragazze in comunità, con l’ultimo incontro risalente a metà maggio, mentre l’assistente sociale avrebbe segnalato atteggiamenti di opposizione delle ragazze rispetto ai rientri con il padre.

Denunce incrociate e dichiarazioni

Il padre, operaio, ha depositato una denuncia ai carabinieri di Villette Barrea precisando di essere l’unico titolare della responsabilità genitoriale e riferendo di aver ricevuto messaggi dalla figlia minore fino al 3 giugno.

Ha inoltre affermato che le ragazze avevano appreso della sentenza del 28 maggio tramite l’avvocato della madre, circostanza che gli investigatori stanno valutando per stabilire se vi sia un nesso con l’allontanamento.

Nel frattempo, la perquisizione a casa della madre non ha prodotto elementi utili per le indagini. Restano aperti interrogativi su eventuali coinvolgimenti di terzi: la Procura indaga per accertare se le ragazze siano partite volontariamente o se siano state aiutate da qualcuno a loro vicino.

Gestione della comunità protetta e criticità strutturali

La struttura che ospitava le due sorelle è finita sotto esame per lacune nella sicurezza: viene segnalata la presenza di una finestra rotta priva di inferriate e l’assenza di sistemi di allarme o videosorveglianza puntuali. La gestione delle comunicazioni con i genitori è stata messa in discussione, con l’avvocato della madre che ha lamentato di essere venuto a sapere della scomparsa in modo non immediato.

Le autorità hanno comunque preso in carico tutti gli elementi emersi e proseguono le indagini con il coordinamento della magistratura competente. Le due famiglie, quella d’origine a Minturno e i servizi sociali che hanno seguito i casi, sono chiamate a chiarire fatti e responsabilità mentre si spera in un esito positivo che riporti le ragazze al sicuro.