Sorelle Di Giacinto scomparse: cosa non torna nella fuga da Civitella Alfedena

La scomparsa delle sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto da una casa famiglia in Abruzzo ha acceso interrogativi sull'ipotesi di aiuto esterno, sul ritardo dell'allarme e sulla mancanza di sistemi di sorveglianza; le ricerche proseguono tra Abruzzo e basso Lazio.

La vicenda delle sorelle Alisya e Sarah Di Giacintodi 16 e 12 anni, è diventata oggetto di una ricerca intensa dopo la loro scomparsa notturna dalla comunità educativa Ofh Hope di Civitella Alfedena (L’Aquila). Secondo la ricostruzione degli eventi, le ragazze si sarebbero allontanate nella notte tra sabato e domenica, in un intervallo stimato tra le 2 e le 5 del mattinosenza telefoni cellulari e senza segni distintivi che ne facilitino l’identificazione.

La vicenda, che ha avuto eco il 12 giugno 2026 e aggiornamenti il 13 giugno 2026, ha sollevato dubbi sia sulla dinamica dell’allontanamento sia sull’organizzazione della struttura che le ospitava; al centro delle indagini sono la possibilità di un aiuto esterno e la gestione del momento in cui è stato dato l’allarme.

Elementi concreti delle indagini e aree di ricerca

Le indagini sono coordinate dalla Procura di Sulmonacon il sostituto procuratore Stefano Iafollae sono affidate ai carabinieri della compagnia di Castel di Sangro. Sono state eseguite perquisizioni nella comunità educativa, dove è emersa l’assenza di sistemi di videosorveglianza e allarmi interni, e sono state ispezionate la stanza delle due sorelle e le stanze comuni. L’ipotesi di reato aperta al momento è quella di sottrazione di minoricon fascicolo contro ignoti.

Ricostruzione del punto di uscita e testimonianze

Secondo la prima ricostruzione, l’uscita sarebbe avvenuta attraverso una finestra laterale danneggiatapriva di inferriate, una circostanza che ha destato perplessità vista l’ubicazione isolata della struttura nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le telecamere presenti all’ingresso del borgo non hanno fornito immagini utili, mentre un unico avvistamento segnalato nei giorni successivi non ha avuto riscontri ufficiali.

Attività di ricerca sul territorio e ipotesi investigative

Le ricerche, attivate dalla Prefettura, hanno coinvolto squadre specializzate, compresi cani da mantrailinge si sono estese sul territorio nazionale con particolare attenzione al basso Lazio — Minturno, Scauri e Fondi — luogo di origine delle ragazze. Gli investigatori hanno inoltre valutato collegamenti con Cassinocittà dove le minorenni avevano vissuto e frequentato la scuola, e non escludono che le ragazze possano essersi dirette verso centri come Frosinonesebbene segnalazioni iniziali siano state poi scartate.

Persone ascoltate e piste esplorate

È stato sentito il fidanzato della sedicenne, anch’egli minorenne, che ha risposto alle domande senza fornire elementi dirimenti. Sono state inoltre ispezionate le abitazioni dei familiari a Minturno e i domicili di parenti alla ricerca di elementi utili, senza esito al momento. Parallelamente, è aperta una verifica sulle tempistiche dell’allarme: il personale della comunità avrebbe aspettato fino al pomeriggio di domenica prima di contattare le forze dell’ordine, scelta che ha fatto perdere ore ritenute preziose e che è oggetto di accertamenti.

Contesto familiare e ragioni dell’affidamento

Le sorelle erano inserite in percorsi di accoglienza dal 2019 e ospiti della struttura abruzzese dal 2026, dopo tappe in comunità tra Cassino e Rieti. La presenza in comunità è legata a provvedimenti del Tribunale: il 28 maggio una sentenza del Tribunale di Cassino ha revocato la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti del padre, mentre per la madre la decisione è stata sfavorevole. Al momento il tutore delle ragazze è il sindaco di Minturno. Le autorità e l’associazione Penelope Abruzzo seguono la famiglia, con la presidente Alessia Natali che ha espresso forti dubbi sulla plausibilità di una fuga autonoma, ritenendo verosimile il coinvolgimento di terzi.

Gli appelli dei genitori, separati, sono stati lanciati pubblicamente e la richiesta è rivolta a chiunque possa fornire informazioni, anche in forma anonima. Le immagini delle ragazze sono state diffuse dalle forze dell’ordine per favorire riconoscimenti e segnalazioni. L’inchiesta prosegue su più fronti: ricerca sul terreno, analisi delle comunicazioni e verifiche sulle responsabilità della comunità educativa.

Scritto da Roberto Capelli

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