Studio italiano rivela legame tra microplastiche e infarto: i dettagli

Emanuele Galli

Emanuele Galli, partenopeo, ricorda un incontro a Capodichino con volontari sanitari che lo spinse a spiegare procedure complesse in modo semplice. In redazione adotta tono creativo e diretto, porta reportage clinici e un quaderno con disegni esplicativi per pazienti.

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Le microplastiche sono diventate un tema di grande attualità, non solo per l’impatto ambientale, ma anche per le potenziali conseguenze sulla salute umana.

Un recente studio italiano, pubblicato sul European Heart Journal ha evidenziato un forte legame tra la presenza di queste particelle nel sangue e il rischio di infarto. La ricerca, condotta da un team di ricercatori della Sapienza Università di Roma dell’Università di Verona e dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli, ha coinvolto 61 pazienti sottoposti a coronarografia per un sospetto infarto.

Microplastiche e infarto: i risultati dello studio

I ricercatori hanno scoperto che l’84,2% dei 19 pazienti che avevano effettivamente avuto un infarto presentava microplastiche nel sangue delle arterie coronariche o dei vasi periferici. Questo dato è più che doppio rispetto a chi non aveva avuto un attacco cardiaco. La tipologia di plastica più comune rilevata era il polietilene ampiamente utilizzato negli imballaggi e nei prodotti di consumo.

Fumo e inquinamento: fattori amplificatori

Lo studio ha anche mostrato che la presenza di microplastiche era più frequente nelle persone esposte a inquinamento atmosferico e nei fumatori.

Questi ultimi avevano una probabilità 6 volte maggiore di avere queste sostanze nel sangue. Secondo Emanuele Barbato, ordinario alla Sapienza Università di Roma e direttore dell’Unità di Cardiologia dell’Ospedale Universitario Sant’Andrea di Roma, il fumo potrebbe facilitare l’ingresso di micro e nanoplastiche nel flusso sanguigno attraverso i polmoni. L’inquinamento atmosferico potrebbe agire in modo simile.

L’importanza dell’esposoma

Giuseppe Paolisso, professore ordinario all’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli e uno degli autori dello studio, ha sottolineato l’importanza di considerare l’esposoma ovvero tutte le forme di esposizione ambientale, chimica e fisica che una persona subisce.

Secondo Paolisso, lo studio costituisce un passaggio culturale importante, mostrando che le microplastiche rappresentano un fattore di rischio cardiovascolare che si aggiunge a quelli noti, come il colesterolo alto, il fumo e il diabete.

Paolisso ha anche evidenziato che, sebbene sia difficile evitare completamente l’esposizione alle microplastiche, ci sono alcune precauzioni che si possono prendere. Ad esempio, evitare di fumare, preferire contenitori di vetro a quelli di plastica e evitare di esporre i contenitori di plastica a luce e calore, agenti noti per favorire il rilascio di microplastiche.

Questi risultati non dimostrano che le microplastiche causino attacchi cardiaci, ma rivelano una forte associazione tra esposizione ambientale, microplastiche nel sangue e malattie cardiovascolari. La ricerca rappresenta un passo avanti significativo nella comprensione degli effetti delle microplastiche sulla salute umana e sottolinea l’importanza di ulteriori studi in questo campo.