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Venticinque ragazzi delle classi quarte dell’istituto alberghiero Veronelli sono partiti da Casalecchio per un percorso didattico nel Salernitano, finanziato dall’Ausl in collaborazione con l’Ufficio scolastico di Bologna.
L’obiettivo principale era osservare da vicino i principi della dieta mediterranea applicati sul territorio: nutrizione, tradizione e pratiche locali sono stati messi al centro di un’esperienza che ha voluto superare la lezione frontale per privilegiare il contatto diretto con luoghi e professionisti.
La dirigente Rosalba De Vivo ha sottolineato come il rapporto tra cibo e salute costituisca una linea guida del percorso formativo dell’istituto: attraverso il viaggio gli studenti hanno potuto mettere in pratica competenze tecniche e acquisire consapevolezza sui corretti stili di vita.
Questa esperienza ha quindi voluto consolidare il legame tra formazione professionale e promozione del benessere alimentare, trasformando sapori e paesaggi in materiali didattici concreti.
Il tour ha preso avvio da Salerno e ha attraversato luoghi simbolo della tradizione culinaria come Paestum e Pioppi, frazione di Pollica. Al centro del programma c’è stato il Museo Vivente della Dieta Mediterranea, coordinato da Valerio Calabrese, che ha permesso agli studenti di comprendere come storia, agricoltura e pesca si intreccino nella costruzione di un modello alimentare.
In queste tappe la squadra didattica ha proposto incontri, convegni e momenti di confronto con esperti del territorio per collegare teoria e pratica.
Durante le visite è stata fornita una definizione operativa della dieta mediterranea come modello alimentare basato su consumo prevalente di cereali integrali, legumi, frutta, verdura, olio d’oliva, modesto apporto di pesce e carne. Gli studenti hanno partecipato a lezioni pratiche e dimostrazioni che hanno spiegato come bilanciare i pasti, valorizzare prodotti locali e mantenere corrette abitudini nutrizionali.
Il contatto con le filiere produttive ha reso evidente il legame tra qualità degli ingredienti e salute pubblica.
La parte operativa del viaggio ha incluso numerose visite tecniche aziendali e sessioni di cucina, pasticceria e sala: un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove i ragazzi hanno potuto mettere le mani in pasta, degustare preparazioni tipiche e confrontarsi con professionisti. L’approccio pratico ha avuto lo scopo di far acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro, collegando i contenuti scolastici ai processi produttivi e ai servizi turistici della costa cilentana.
Una delle attività più significative è stato l’incontro con un pescatore per approfondire la pesca menaica, tecnica locale che racconta relazioni antiche tra comunità e mare. Questo momento ha trasformato il consumo di pesce in una lezione di sostenibilità e conoscenza del territorio: gli studenti hanno osservato pratiche, discusso stagionalità e imparato a riconoscere freschezza e qualità, collegando così il prodotto al concetto di filiera corta e tutela dell’ambiente marino.
Oltre alla dimensione tecnica, il progetto ha posto forte attenzione all’aspetto educativo e preventivo: il finanziamento di 40mila euro ha sostenuto attività finalizzate a promuovere corretti stili di vita e a prevenire comportamenti a rischio. Tra le metodologie privilegiate vi è la peer education, ovvero la formazione di studenti che a loro volta diventano formatori per i coetanei, favorendo il confronto, la diffusione di buone pratiche e la creazione di modelli positivi all’interno della comunità scolastica.
Secondo la dirigente De Vivo, l’iniziativa è stata un’occasione di crescita professionale per i 25 partecipanti, fra cui allievi dei reparti sala, cucina, pasticceria e accoglienza turistica. Il progetto ha dimostrato come la scuola possa svolgere una funzione di ponte tra apprendimento teorico e mondo del lavoro, promuovendo una cultura gastronomica che tutela tradizioni e sostiene la salute collettiva. La speranza è che esperienze di questo tipo consolidino una visione sostenibile del cibo come elemento di identità e benessere.