Trombofilia genetica: di cosa si tratta?

Condividi

La trombofilia, talvolta chiamata ipercoagulabilità, è un’anomalia della coagulazione del sangue che aumenta il rischio di trombosi.

Questo tipo di anomalia può essere riscontrato in circa il 50% delle persone che hanno avuto un episodio di trombosi, come la trombosi venosa alle gambe. La trombofilia può essere però genetica? E in tal caso quali sono i sintomi e le terapie possibili? Scopriamole insieme in questo articolo.

Trombofilia genetica

Definizione

Esiste una predisposizione genetica a una ipercoagulabilità del sangue. Questa predisposizione genetica viene definita trombofilia ereditaria. Essa è caratterizzata da un rischio maggiore di sviluppare trombosi e può causare anche aborti ripetuti durante la gravidanza.

Sintomi

La trombosi si manifesta con sintomi differenti. Ciò dipende dal fatto che sia coinvolta una vena o un’arteria. Le forme più frequenti di trombofilia causano soprattutto trombosi venosa, in particolare trombosi venosa localizzata a una gamba. Questa si può manifestare con lividi, dolori localizzati, aumento della temperatura e arrossamento della gamba. Anche se in realtà può anche non dare nessuna manifestazione clinica.

Terapie

Le terapie di prevenzione consistono principalmente in attività fisica, anche leggera, come la camminata.

Una volta verificatasi la trombosi invece, la terapia di base consiste nella somministrazione di anticoagulanti, come l’eparina e altri tipi di anticoagulanti orali. Queste terapie andrebbero proseguite per almeno tre mesi. Quasi sempre necessario è inoltre il bendaggio totale della gamba. Ciò serve per bloccare il trombo nella gamba e prevenire l’embolia polmonare.

Ricordate comunque che mantenersi in salute è fondamentale: cercate di fare esercizio fisico ogni giorno, anche a casa e scegliete la dieta adatta voi e a questo periodo invernale.

Uno stile di vita sano riduce i rischi di trombosi e migliora la qualità della vita. Tenetelo sempre a mente!