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Il 12 marzo 2026 ci ha lasciato Enrica Bonaccorti, volto noto della televisione, vittima del tumore al pancreas, una neoplasia spesso definita «big killer» per la sua aggressività e per la difficoltà di essere intercettata in fase precoce.
Il quadro clinico è complicato dalla posizione profonda dell’organo nell’addome, che può rendere silenziosa la crescita della massa fino a quando i sintomi non diventano evidenti.
In Italia l’incidenza e la mortalità rimangono elevate: secondo il focus di Airc e del Cipomo, nel 2026 sono stati stimati 13.585 nuovi casi (6.873 uomini e 6.712 donne) e attualmente si contano circa 23.600 persone viventi dopo una diagnosi.
La sopravvivenza a cinque anni è bassa, attestandosi intorno all’11% negli uomini e al 12% nelle donne, dati che sottolineano l’urgenza di migliorare prevenzione, diagnosi e terapie.
Il pancreas svolge funzioni digestive e metaboliche essenziali: produce enzimi per la digestione e ormoni che regolano il glucosio. La forma più comune è l’adenocarcinoma duttale, responsabile del 90-95% dei casi, che origina dalle cellule esocrine deputate alla produzione dei succhi pancreatici.
Questa variante è caratterizzata da una crescita rapida e da una tendenza a infiltrare i tessuti circostanti, creando un microambiente tumorale che ostacola la risposta ai trattamenti.
Esistono anche i tumori neuroendocrini, derivanti dalle cellule che secernono ormoni come l’insulina; queste forme sono meno frequenti e spesso hanno un decorso clinico più lento. Comprendere la distinzione tra queste entità è fondamentale perché orienta le scelte terapeutiche e il follow-up, e oggi il sequenziamento genetico permette di riconoscere sottotipi con possibili target farmacologici.
Uno dei principali problemi clinici è l’assenza di segni specifici nelle fasi iniziali: il tumore al pancreas può rimanere asintomatico per mesi. Quando emergono i segnali più comuni — ittero, perdita di peso inspiegabile, dolore addominale o alla schiena, inappetenza e astenia — la malattia è spesso già avanzata. Solo circa il 20% dei casi viene identificato in uno stadio localizzato che permette l’asportazione chirurgica, considerata ancora la via con maggiori probabilità di controllo a lungo termine.
Al momento non esistono programmi di screening di massa efficaci per la popolazione generale: la diagnosi arriva frequentemente in modo incidentale o durante accertamenti per sintomi correlati. Per questo motivo gli specialisti chiedono di potenziare la diagnosi precoce attraverso reti oncologiche territoriali e percorsi specifici per soggetti a rischio.
Tra i fattori modificabili più noti emergono il fumo di sigaretta, l’obesità, il consumo eccessivo di alcol, la sedentarietà e l’esposizione professionale a determinati solventi o derivati del petrolio.
Fattori clinici come il diabete mellito di nuova insorgenza e la pancreatite cronica aumentano il rischio. In circa il 10% dei casi è presente una componente ereditaria, con mutazioni come quelle del gene BRCA2 che giustificano un monitoraggio più attento in centri specializzati. La prevenzione primaria basata su stili di vita sani rimane la strategia più efficace per ridurre il rischio nella popolazione.
La gestione richiede un approccio multidisciplinare che include chirurghi, oncologi, radioterapisti e nutrizionisti.
Quando possibile la chirurgia è centrale; tuttavia, per tumori non asportabili si ricorre alla chemioterapia (spesso per circa sei mesi) e alla radioterapia. Negli ultimi anni si è diffuso l’uso della chemioterapia in fase neoadiuvante per ridurre il volume tumorale prima dell’intervento, così come la chemioterapia adiuvante dopo l’operazione per eliminare cellule residue. Le cure di supporto per il controllo del dolore e per la nutrizione sono fondamentali per la qualità di vita.
La ricerca apre scenari promettenti: il sequenziamento genomico ha distinto sottotipi molecolari che possono beneficiare di farmaci mirati, come alcuni inibitori di tirosin-chinasi (ad esempio erlotinib) o di approcci immunoterapici (pembrolizumab) in specifici contesti. Si stanno inoltre sperimentando strategie di terapia genica e farmaci progettati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, che nel settore farmaceutico viene già impiegata per accelerare la scoperta di molecole; attualmente circa il 62% delle aziende integra soluzioni di IA nella ricerca e sviluppo.
Alcuni candidati terapeutici, come rentosertib e Rec-994, sono esempi di molecole nate o ottimizzate con tecnologie avanzate e già in fase di sperimentazione clinica.
Il contrasto al tumore al pancreas richiede potenziamento della ricerca, migliori strumenti diagnostici, reti cliniche dedicate e investimenti in innovazione per tradurre scoperte molecolari in terapie efficaci. Sostenere la ricerca e rafforzare l’approccio multidisciplinare rimane la strada più concreta per cambiare la prognosi di una malattia che oggi continua a fare vittime notevoli, come nel caso di Enrica Bonaccorti.