Vacanze estive e compiti: strategie per genitori e figli

Camilla Pellegrini

Camilla Pellegrini, genovese e già infermiera, racconta ancora la notte trascorsa nel pronto soccorso di Sampierdarena quando decise di tradurre esperienza clinica in contenuti divulgativi. In redazione sostiene un approccio rigoroso e porta con sé cartoline e appunti di turni reali.

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L’estate è finalmente arrivata, e con essa il momento tanto atteso delle vacanze.

Tuttavia, per molti genitori e figli, i compiti delle vacanze rappresentano una sfida non indifferente. Come conciliare il desiderio di relax con l’impegno scolastico? La risposta arriva da Giada Zurlo, educatrice di disciplina positiva per genitori e ideatrice del canale Genitori Diversi.

L’obiettivo non è solo quello di completare i compiti, ma di trasformarli in un’occasione di crescita personale e di sviluppo di abilità fondamentali per il futuro.

Scopriamo insieme come organizzare al meglio questo periodo, evitando stress e tensioni inutili.

L’importanza dei compiti delle vacanze

Secondo Giada Zurlo, i compiti delle vacanze non devono essere visti come un peso, ma come un’opportunità per affinare abilità importanti come la gestione del tempo e la capacità di posticipare la gratificazione. Non importa se si tratta di tabelline o comprensioni del testo; ciò che conta è il processo di apprendimento e la crescita personale che ne deriva.

L’estate è il momento ideale per esplorare nuovi interessi e passioni, ma questo non esclude la possibilità di dedicare un po’ di tempo ai compiti. L’importante è trovare un equilibrio tra divertimento e impegno, evitando di iperstimolare i bambini con troppe attività.

Come organizzare i compiti delle vacanze

Per mettere a punto un calendario sensato, è fondamentale il supporto dei genitori. Nei giovanissimi, la parte del cervello deputata alla pianificazione a lungo termine non è ancora sviluppata a sufficienza, quindi è importante stabilire insieme un piano d’azione.

Si può decidere di concentrarli in un unico periodo, a settimane alterne o suddividendoli giorno per giorno, dedicandoci, per esempio, un’oretta nel momento più fresco della giornata.

Stabilito un piano d’azione – una specie di patto di reciproca fiducia – bisogna che venga rispettato. Questo aiuterà i bambini a sviluppare un senso di responsabilità e autonomia, fondamentali per il loro sviluppo.

Il ruolo dei genitori

È giusto che i genitori intervengano per dare una mano? Dipende dall’età e dal tipo di bambino o ragazzo, ma, in generale, bisogna supportare i figli senza fare i compiti al posto loro.

La chiarezza è centrale: un bambino deve sapere che gli offriamo il nostro aiuto, ma che i compiti restano una sua responsabilità.

Dal punto di vista pratico, è utile restare nella stessa stanza, o non troppo lontano, magari impegnati in qualcosa che abbia attinenza con quello che sta facendo lo studente. Si può leggere un libro – dandogli così anche il buon esempio – o cimentarsi con un cruciverba. Se lui ha qualche difficoltà, possiamo intervenire per “rimetterlo in carreggiata” e fargli recuperare fiducia nelle sue capacità.

Gestire le emozioni e le difficoltà

E se proprio non ce la fa e scoppia a piangere a dirotto? Invece di agire d’impulso, sgridarlo o spronarlo buttandola sul razionale, dobbiamo legittimare la sua emozione, dicendogli che succede a tutti di sentirsi sopraffatti e persi. Bisognerebbe, poi, indagare questo suo stato d’animo con empatia, facendolo sentire accolto, compreso e al sicuro.

Una breve pausa potrebbe bastare per fargli recuperare la calma e permettergli di ripartire.

Ma se non funziona, non importa: per un giorno, i compiti possono attendere. Chi non attraversa momenti di stanchezza e zero voglia? Cerchiamo di non essere troppo inflessibili.

Niente punizioni del tipo “Non ti compro il gelato o non esci”, che sono inutili e non insegnano niente. E nemmeno, all’opposto, incentivi come “Se fai il bravo, ti compro qualcosa che ti piace”. Dovremmo piuttosto fargli sentire che comprendiamo la fatica, ma non lo lasciamo solo, e proporgli con calma qualcosa del tipo: “Lo so, non ne hai voglia.

Anche ieri è andata così e ti capisco. Però oggi ci proviamo almeno per 10 minuti. Lo facciamo insieme, e poi andiamo al mare”.

Creare un ambiente favorevole

Meno caos c’è intorno, più facile è concentrarsi: vale per gli adulti, figuriamoci per i bambini o i ragazzi. Per aiutarli a mantenere l’attenzione costante, l’ambiente in cui fanno i compiti dovrebbe essere il più ordinato possibile. Se l’unico tavolo disponibile è quello della cucina, sgomberiamolo completamente prima che aprano i libri.

Cerchiamo di creare una routine stabile, in cui i compiti vengano affrontati più o meno sempre alla stessa ora. Se in casa c’è un fratellino piccolo che tende a disturbare, proviamo a coinvolgerlo in un’attività tranquilla come un puzzle e la lettura di un libro.