Venezuela, dopo il sisma il pericolo di malattie infettive e le misure urgenti

Emanuele Galli

Emanuele Galli, partenopeo, ricorda un incontro a Capodichino con volontari sanitari che lo spinse a spiegare procedure complesse in modo semplice. In redazione adotta tono creativo e diretto, porta reportage clinici e un quaderno con disegni esplicativi per pazienti.

Condividi

Il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela e causato centinaia di vittime apre ora un secondo fronte di emergenza: la possibile esplosione di malattie infettive.

La fase dei soccorsi, ormai tesa e con poche speranze di trovare superstiti sotto le macerie, convive con la preoccupazione per la contaminazione delle risorse fondamentali e per la tenuta di un sistema sanitario già indebolito.

Gli esperti della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e l’infettivologo Antonio Cascio sottolineano come la combinazione di infrastrutture danneggiate, spazi di accoglienza molto affollati e servizi sanitari compromessi costituisca terreno favorevole alla diffusione di molte patologie.

In questo contesto, le azioni da attuare con priorità sono chiare: garantire acqua sicura, promuovere vaccinazioni mirate e attuare programmi di controllo dei vettori.

Condizioni che aumentano il rischio epidemico in Venezuela

Il terremoto ha colpito reti essenziali: la rete idrica e gli impianti fognari risultano gravemente danneggiati, favorendo la contaminazione di fonti d’acqua e alimenti. Come evidenziato dagli specialisti, la compromissione della rete idrica aumenta il rischio di infezioni trasmesse per via fecale-orale e attraverso alimenti contaminati.

Tra le patologie a rischio figurano coleraepatite A ed Efebbre tifoidedissenteria bacillare (shigellosi) e leptospirosi quest’ultima legata al contatto con acque contaminate dalle urine dei roditori.

Sovraffollamento e infezioni respiratorie

I centri di accoglienza temporanei, spesso affollati, facilitano la trasmissione di patogeni respiratori. Le infezioni gastrointestinali acute rimangono tra le principali cause di mortalità nelle emergenze umanitarie, mentre la tubercolosi rappresenta una minaccia latente, data la sua lunga incubazione.

Per le persone ferite aumenta inoltre il rischio di infezioni cutanee e di tetano specie quando la copertura vaccinale è sconosciuta o insufficiente.

Vettori, ristagni d’acqua e malattie trasmesse da insetti

Il dissesto ambientale creato dal sisma favorisce la formazione di ristagni, che diventano habitat ideali per zanzare e altri insetti vettori. Secondo quanto indicato dagli infettivologi, la proliferazione di questi insetti può favorire la trasmissione di denguemalariachikungunyaZika e leishmaniosi.

Inoltre, la distruzione delle abitazioni può poi aumentare il contatto con le cimici triatomine vettori della malattia di Chagas con un aumento potenziale del rischio di trasmissione nelle aree colpite.

Falsi allarmi e rischi reali

È importante chiarire alcuni punti di gestione emotiva e logistica: “I cadaveri non rappresentano invece di per sé una fonte di epidemie“, parola degli esperti. Il vero pericolo sanitario deriva dalle condizioni ambientali post-disastro e dalla contaminazione delle risorse vitali, prima fra tutte l’acqua.

Questo spostamento di prudenza è fondamentale per concentrare sforzi e risorse dove sono davvero efficaci.

Interventi urgenti raccomandati dagli infettivologi

Per contenere il rischio di epidemie gli specialisti indicano misure concrete e prioritarie. Tra queste, garantire acqua potabile sicura attraverso clorazione e sistemi di distribuzione protetti è essenziale per ridurre il rischio di malattie trasmesse per via acquatica. È inoltre cruciale ripristinare servizi igienici funzionanti per evitare la contaminazione delle fonti d’acqua e degli alimenti.

Un’altra azione ritenuta prioritaria è la campagna vaccinale mirata: “avviare campagne vaccinali, con priorità per il tetano” per proteggere le persone ferite e ridurre la mortalità evitabile. Allo stesso tempo devono essere attuati programmi di controllo dei vettori che comprendano eliminazione dei ristagni d’acqua, uso di larvicidi, distribuzione di zanzariere e repellenti per ridurre immediatamente la trasmissione vettoriale.

Gli esperti chiedono che la risposta internazionale e locale sia guidata da una valutazione epidemiologica rapida e sul campo, in modo da indirizzare aiuti e misure dove il rischio è più elevato.

Come sintetizza l’infettivologo coinvolto: “Un evento catastrofico come questo può trasformare malattie già endemiche in vere epidemie“. Per questo motivo intervenire rápidamente in questa fase è determinante per evitare che alla tragedia del sisma si aggiunga una seconda emergenza sanitaria.