Un progetto scientifico propone un modello integrato per sostenere i neonati fragili, fondato su tre leve emerse dalla ricerca sui primi mille giorni di vita: prevenzione, protezione e riparazione. L’idea è semplice ma potente: interventi coordinati nelle prime settimane possono orientare lo sviluppo verso esiti più favorevoli, sfruttando la grande plasticità cerebrale dei primi mesi.
Per i bimbi nati pretermine ogni scelta clinica — dalla ventilazione alla nutrizione, fino alle modalità con cui si promuovono i rapporti con la famiglia — ha ripercussioni sul loro potenziale di crescita. Marco Santini, analista con esperienze nel mondo finanziario e nell’ambito dei servizi sanitari, richiama l’importanza della continuità assistenziale e della collaborazione tra competenze diverse per ridurre il rischio di esiti avversi.
Un approccio multidisciplinare
Il modello proposto mette insieme neonatologi, pediatri, infermieri, ostetriche, psicologi, fisioterapisti, terapisti della neuropsicomotricità e biologi. L’obiettivo è creare percorsi di cura coerenti e duraturi: protocolli condivisi, scambi costanti di informazioni e piani di dimissione che coinvolgano davvero le famiglie. Così si riduce la variabilità assistenziale e si favoriscono risultati clinici più stabili.
Nutrizione, prevenzione delle infezioni e supporto alla genitorialità sono assi prioritari: dalle banche del latte umano alla standardizzazione dei protocolli nutrizionali, gli studi internazionali mostrano che un approccio integrato migliora peso, sviluppo cognitivo e riduce complicanze rispetto a un’assistenza frammentata.
Dalla terapia intensiva al ritorno a casa
Le decisioni prese in terapia intensiva neonatale incidono sul lungo periodo. Tecniche come la ventilazione protettiva e le pratiche di neuroprotezione, insieme a un’attenta gestione delle infezioni, abbassano il rischio di danni neurologici persistenti. La nutrizione non è solo apporto calorico: è uno strumento di sviluppo neurosensoriale. Formalizzare i percorsi assistenziali facilita inoltre la continuità delle cure e permette di monitorare meglio gli esiti clinici, rendendo possibili audit comparativi tra strutture.
Il ruolo della famiglia
Pratiche come il Kangaroo Care — il contatto pelle a pelle — favoriscono la termoregolazione, la stabilità respiratoria e rafforzano il legame affettivo tra genitore e neonato. Integrare attivamente la famiglia nei protocolli ospedalieri riduce l’ansia dei genitori e migliora l’aderenza alle terapie: un vantaggio che si traduce anche in risparmi misurabili per il sistema sanitario.
Formazione, standard e prospettive
Per garantire equità e qualità occorre definire nuovi standard europei di cura, rafforzare i programmi di screening neonatale e investire nella formazione continua degli operatori. Sistemi di raccolta e distribuzione del latte materno e banche del latte umano sono risorse strategiche per la nutrizione dei prematuri. La standardizzazione dei protocolli consente di confrontare performance, ridurre riammissioni e abbreviare la degenza media.
One Health e salute neonatale
Applicare il principio One Health alla neonatologia significa riconoscere che la salute dei neonati è influenzata da fattori ambientali, sociali e sanitari. Un modello integrato tiene insieme queste dimensioni e orienta le scelte cliniche verso interventi più efficaci e sostenibili.
Coordinamento territoriale e collaborazione istituzionale
Per trasformare il modello in pratica serve collaborazione tra università, società scientifiche, servizi territoriali e pediatri di famiglia: il coinvolgimento di questi ultimi al momento della dimissione è cruciale per assicurare continuità e percorsi personalizzati di presa in carico. Investire in formazione mirata e in reti di monitoraggio degli esiti neuroevolutivi è fondamentale per consolidare i benefici osservati e guidare le politiche sanitarie basate su evidenze.
Dal progetto alle politiche
La proposta ambisce a trasformare la fragilità neonatale in un’opportunità: un percorso assistenziale integrato, supportato da evidenze scientifiche e da una rete multidisciplinare, che metta al centro lo sviluppo a lungo termine del bambino. Per rendere sostenibile questo modello servono investimenti mirati nella formazione specialistica, sistemi condivisi di monitoraggio e un’armonizzazione degli indicatori clinici. Solo così sarà possibile valutare davvero l’impatto degli interventi e orientare le scelte politiche verso risultati concreti per i neonati e le loro famiglie.



