Prestazioni termali nel Servizio sanitario nazionale: dati, applicazioni e possibilità di crescita

Emanuele Galli

Emanuele Galli, partenopeo, ricorda un incontro a Capodichino con volontari sanitari che lo spinse a spiegare procedure complesse in modo semplice. In redazione adotta tono creativo e diretto, porta reportage clinici e un quaderno con disegni esplicativi per pazienti.

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La medicina termale fornita dal servizio sanitario nazionale italiano rappresenta un segmento riconosciuto e integrato dell’offerta sanitaria.

Nel corso di un convegno ospitato presso la sede del Cnr a Roma sono stati presentati i principali dati e le prospettive cliniche: ogni anno il sistema eroga circa 13 milioni di prestazioni termali, corrispondenti a circa un milione di cicli terapeutici, con una spesa che grava per lo 0,12% sul bilancio del fondo sanitario nazionale, ovvero circa 100 milioni di euro.

Ambiti clinici prevalenti indicati da Federterme Confindustria

Secondo le evidenze illustrate durante il convegno, la quota maggiore delle prestazioni riguarda patologie ben definite: le malattie reumatiche le affezioni otorinolaringoiatriche gli disturbi dell’apparato respiratorio (sia superiore che inferiore), la dermatologia la gastroenterologia e le problematiche legate a fegato e reni. Il presidente di Federterme Confindustria, Renzo Iorio ha messo in rilievo questo elenco per chiarire come la medicina termale non sia limitata a un unico settore ma offra interventi trasversali a più specialità.

Effetti delle terapie sul piano multisistemico

Iorio ha segnalato che alcuni trattamenti tradizionali, come i fanghi pur collocati storicamente nell’ambito reumatologico, stanno dimostrando utilità anche per disturbi respiratori. Inoltre, le proprietà antisettiche di alcune acque termali, in particolare quelle contenenti idrogeno solforato stanno venendo sperimentate per applicazioni più ampie, incluse problematiche legate alla degenerazione dell’apparato nervoso. Questi sviluppi evidenziano un’evoluzione terapeutica che integra conoscenze storiche con nuove evidenze cliniche.

Accordo istituzionale e priorità politiche sulla prevenzione

Durante lo stesso convegno, il sottosegretario alla Salute ha ribadito il ruolo della medicina termale come punto d’incontro tra ricercainnovazione e cura. È stato richiamato il principio dell’universalismo del sistema sanitario pubblico, che garantisce l’accesso gratuito alle prestazioni termali previste nei Livelli essenziali di assistenza per specifiche patologie elencate nell’allegato di riferimento in fase di revisione.

Previsione di incremento delle prestazioni per le Regioni

Nel contesto dell’accordo sulle cure termali firmato il 4 giugno 2026 è prevista la possibilità per le Regioni di aumentare fino al 5% l’erogazione delle prestazioni termali. Questo elemento è stato evidenziato come un segnale concreto di investimento nella prevenzione e nella presa in carico precoce del paziente, a corollario delle politiche sanitarie nazionali.

Bilancio tra cura e prevenzione

Il sottosegretario ha anche portato all’attenzione un dato strutturale della spesa sanitaria nazionale: al momento circa il 95% dell’investimento è dedicato alla cura mentre solo il 5% è destinato alla prevenzione.

In questa cornice, le cure termali vengono presentate come uno strumento utile per riequilibrare tale rapporto, favorendo interventi preventivi che possono ridurre il ricorso a trattamenti più intensivi nel lungo periodo.

Nel loro insieme, i numeri presentati e le dichiarazioni istituzionali fotografano un settore inserito nel Ssn con un impatto economico contenuto ma una rilevanza clinica e preventiva potenzialmente significativa. I dati relativi a volumi, aree di impiego e nuove applicazioni terapeutiche pongono la medicina termale come campo in evoluzione, in cui la ricerca e le decisioni politiche regionali potranno determinare l’ampliamento dell’offerta nei prossimi anni.