Il Centro trapianti di rene dell’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna ha raggiunto un traguardo storico: due persone con un profilo immunologico estremamente difficile hanno ricevuto un nuovo rene senza che il corpo li rigettasse. L’intervento, realizzato grazie all’uso compassionevole di un farmaco sperimentale, segna la prima volta al mondo in cui la tecnica è stata applicata con successo a pazienti considerati quasi incompatibili con qualsiasi donatore.
I due protagonisti: un uomo di Ravenna e una donna del bolognese
Il primo paziente è un uomo di 54 anni originario di Ravenna, la seconda una donna di 51 anni residente nella provincia di Bologna; entrambi erano in lista d’attesa da 13 anni e presentavano livelli di anticorpi anti-HLA così elevati da rendere impossibile trovare un donatore compatibile. Dopo il trattamento con Cizutamig, il anticorpo bispecifico sviluppato da Candid Therapeutics, hanno potuto ricevere un rene da donatori nazionali, con una funzione renale ottimale a pochi mesi dall’intervento.
Cizutamig: come funziona l’anticorpo bispecifico
Il principio attivo, Cizutamig, agisce come un ponte biologico tra le cellule T del sistema immunitario e le plasmacellule responsabili della produzione degli anticorpi che causano il rigetto. Invece di rimuovere temporaneamente gli anticorpi, il farmaco elimina la fonte stessa della risposta immunitaria, riducendo in modo duraturo la quantità di anticorpi anti-HLA e di anticorpi donatore-specifici. Il risultato è una compatibilità più ampia e una riduzione del rischio di rigetto a lungo termine.
Collaborazione internazionale e prospettive di ampliamento
Il successo di Bologna è stato possibile grazie a una rete di ricerca che coinvolge la Hospital Universitari Vall d’Hebron di Barcellona e la Charité Universitätsmedizin di Berlino. Il professor Gaetano La Manna, direttore del centro, ha dichiarato che la stessa strategia potrebbe essere valutata per trapianti di cuore, dato che il cuore condivide molte delle caratteristiche immunitarie del rene. Il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alla sanità, Massimo Fabi, hanno sottolineato l’importanza di questa innovazione per una categoria che rappresenta circa il 30% dei pazienti in lista di attesa.
Impatto sulla popolazione iperimmuna e dati nazionali
In Italia, si stima che il 10% della popolazione possa essere considerata iperimmuna, mentre circa 6.100 pazienti attendono un trapianto di rene con difficoltà simili a quelle dei due protagonisti. La capacità di rimuovere le plasmacellule responsabili del rigetto apre nuove opportunità terapeutiche per migliaia di persone finora escluse dalle liste di donazione. I risultati preliminari, presentati a livello internazionale, sono stati accolti come una prova di fattibilità estremamente incoraggiante.
Un sessantesimo anniversario di eccellenza trapiantologica
Il Sant’Orsola si avvicina al sessantesimo anniversario del primo trapianto renale eseguito nel 1967. Con oltre 3.000 trapianti nella sua storia e una media annua di 120 interventi (108 già conclusi nel 2026), il centro continua a essere un punto di riferimento nazionale. La sua struttura “Hub & Spoke” collega 24 ospedali dell’Emilia-Romagna, garantendo una rete di donatori e una capacità diagnostica avanzata grazie alla collaborazione con il laboratorio di immunogenetica di Parma. Questo nuovo successo conferma la capacità del sistema sanitario regionale di coniugare ricerca, innovazione e assistenza di alta qualità.
