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In Italia sono circa 4 milioni le persone che hanno ricevuto una diagnosi di diabete. Gli esperti stimano tuttavia la presenza di almeno un altro milione di casi non ancora identificati. La malattia può rimanere silente per anni prima di manifestare sintomi evidenti o complicanze invalidanti. Gli specialisti sottolineano la necessità di strategie di screening e diagnosi precoce.
Perché il diabete è in aumento
L’incremento dei casi di diabete mellito di tipo 2 riflette più fattori concomitanti. Aumentano la sedentarietà, l’obesità e il sovrappeso. Interviene inoltre il naturale invecchiamento demografico e una componente genetica che modula il rischio. Oltre il 90% dei casi riguarda il tipo 2, tipico dell’età adulta, ma la malattia si manifesta oggi più precocemente rispetto al passato.
La teoria del gene «risparmiatore»
A questo si aggiunge la cosiddetta teoria del gene risparmiatore, considerata un contributo alla vulnerabilità metabolica moderna. Geni che in passato favorivano la sopravvivenza in condizioni di scarsità calorica oggi facilitano l’accumulo di tessuto adiposo in presenza di abbondanza alimentare e sedentarietà.
Questo adattamento evolutivo aumenta la probabilità di sviluppare insulino-resistenza, condizione riconosciuta come primo passo verso il diabete. Gli specialisti sottolineano che l’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali determina il rischio individuale.
Fattori emergenti: caldo domestico e qualità del sonno
Gli specialisti sottolineano che l’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali determina il rischio individuale. Tra questi, la temperatura degli ambienti domestici e il riposo notturno appaiono sempre più rilevanti.
Il ruolo del caldo domestico
Il mantenimento prolungato di ambienti troppo caldi riduce la necessità del corpo di attivare processi di termoregolazione. Questo tessuto adiposo rilascia citochine e altri mediatori infiammatori che interferiscono con l’azione dell’insulina. La combinazione aumenta la probabilità di alterazioni glicemiche e peggiora la sensibilità insulinica.
Il ruolo del sonno
La qualità del sonno influisce sui meccanismi ormonali che regolano fame, sazietà e metabolismo. Il sonno insufficiente altera i livelli di leptina e grelina, incrementando la sensazione di fame. Parallelamente peggiora la risposta insulinica; ciò si traduce in un aumento del rischio di sviluppare diabete. Interventi mirati sul riposo e sulla temperatura ambientale possono quindi modificare il profilo di rischio individuale.
Individuare il problema prima che sia tardi
Alla luce delle evidenze sull’impatto di fattori ambientali e del riposo sul rischio metabolico, la prevenzione resta prioritaria. Gli specialisti raccomandano controlli periodici della glicemia e dell’emoglobina glicata per identificare alterazioni precoci. I test sono consigliati a partire dai 35 anni per la popolazione generale, con ripetizione indicativa ogni tre anni per chi non presenta fattori di rischio specifici. Lo screening permette di intercettare casi asintomatici e ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari, renali e retiniche.
Segnali che non vanno ignorati
Il diabete può manifestarsi con sintomi sovente generici ma significativi. Tra questi si segnalano poliuria (minzione frequente), polidipsia (sete intensa) e affaticamento persistente. Molti casi, tuttavia, vengono diagnosticati solo in presenza di complicanze importanti, rendendo cruciale l’attività di screening. La presenza di tali segnali richiede accertamenti clinici e laboratoristici per confermare la diagnosi e pianificare interventi terapeutici tempestivi.
Cosa fare: prevenzione e trattamento
La prima linea di difesa resta lo stile di vita. Ridurre il peso corporeo quando indicato, seguire un’alimentazione bilanciata povera di zuccheri semplici e alimenti ultraprocessati e aumentare l’attività fisica regolare riducono il rischio di progressione dal prediabete al diabete conclamato. In chi è già affetto da diabete, gli stessi interventi costituiscono la base della gestione clinica e vanno integrati, se necessario, con terapie farmacologiche mirate a prevenire il danno agli organi principali, come reni, occhi e cuore.
Un messaggio pratico
Anche le persone con indice di massa corporea nella norma devono mantenere un profilo di sorveglianza attiva. Circa il 20% dei pazienti con diabete presenta IMC normale; perciò è fondamentale valutare la distribuzione del grasso corporeo, la storia familiare e gli altri fattori di rischio metabolico. Si raccomandano controlli clinici e laboratoristici periodici per chi presenta fattori predisponenti, con l’obiettivo di individuare precocemente alterazioni e programmare interventi appropriati.
Conoscere i meccanismi e riconoscere i segnali precoci consente oggi di ridurre l’impatto del diabete sulla salute individuale e sul sistema sanitario. La tempestiva identificazione delle alterazioni metaboliche permette di programmare interventi mirati e misure preventive concrete.
Lo screening mirato, inteso come controllo periodico rivolto a persone con fattori di rischio, e i cambiamenti sostenibili nello stile di vita rimangono la strategia più efficace per intervenire precocemente. L’ampliamento dell’accesso a programmi di prevenzione e il monitoraggio regolare favoriscono la riduzione delle complicanze e il contenimento dei costi sanitari nel medio termine.



