Il decreto della Corte d’Appello di Milano, che ha imposto la sospensione dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, ha scatenato una reazione a catena che coinvolge tutti gli impianti del gruppo Acciaierie d’Italia. Dopo la chiusura d’emergenza dell’unità di Taranto, la stessa logica è stata applicata ai siti di Genova e Novi Ligure dove la produzione verrà arrestata in modalità “hot stand-by” entro il 15 novembre.
Decreto della Corte d’Appello su Taranto e impatto sui siti settentrionali
Il provvedimento, comunicato all’azienda il 27 luglio, prevede la cessazione dell’attività dell’area a caldo entro 90 giorni, confermando la sentenza di primo grado. L’ultimo carico dell’altoforno 2 di Taranto è avvenuto il 6 ottobre, dopodiché gli impianti sono stati messi in standby. L’amministrazione sta valutando una normativa che consenta di mantenere gli impianti in “riscaldo” (hot stand-by) per evitare che un eventuale verdetto favorevole della Cassazione perda di valore.
Annuncio ufficiale di Acciaierie d’Italia e reazioni istituzionali
Il 15 novembre è stato indicato come data ultima entro cui i siti genovesi e albisoldi dovranno interrompere la produzione. L’azienda, tramite una nota inviata al prefetto, agli enti locali e alle forze dell’ordine, ha precisato che durante la transizione potrebbero verificarsi emissioni visibili, monitorate dai sistemi di controllo già installati.
Posizione dei sindaci di Genova e Novi Ligure
Silvia Salis, sindaca di Genova, e Rocchino Muliere, sindaco di Novi Ligure, hanno definito l’annuncio di una “serrata” del tipo industriale “inaccettabile”. Hanno sottolineato che i continui ritardi nella vendita dell’ex Ilva non devono gravare sui lavoratori sulle loro famiglie e sui territori. Entrambi i sindaci sperano che i colloqui a Roma tra le rappresentanze sindacali, il governo e le parti interessate possano trovare una soluzione sostenibile.
Misure di protezione sociale per i dipendenti
Il governo ha previsto un pacchetto di tutela che includerà la cassa integrazione in deroga per l’appalto-indotto e una cassa straordinaria dedicata ad Acciaierie d’Italia e all’ex Ilva, attiva fino al 30 giugno. Un futuro decreto-legge, già in discussione, dovrebbe trasformare la cassa integrazione in uno strumento di continuità produttiva, anziché di chiusura dell’attività.
Parallelamente, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha ribadito l’intenzione di orientare il futuro della siderurgia italiana verso l’acciaio green con l’installazione di impianti DRI e forni elettrici, purché sostenuti da un piano industriale credibile. Sono in corso inoltre semplificazioni e incentivi per nuovi investimenti nell’area di Taranto, con l’obiettivo di riqualificare professionalmente i dipendenti e assorbire eventuali esuberi.


