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Fuga dei medici dal SSN: 3.767 dimissioni nel 2025

Dimissioni mediche in crescita esponenziale: il 2025 segna un record storico di uscite volontarie

Il 2025 ha registrato un punto di svolta nella storia recente della sanità pubblica italiana: per la prima volta, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti. Sono stati 3.767 i professionisti che hanno lasciato il sistema, contro 2.876 dipendenti che hanno raggiunto l’età pensionabile, con un incremento del 150% rispetto alle 1.503 uscite dell’anno precedente.

Questo balzo ha portato la quota delle dimissioni a toccare il 3,5% del totale dei medici del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), una percentuale mai registrata nemmeno durante i mesi più critici della pandemia. L’allarme è stato lanciato dal sindacato Anaao Assomed, che ha attribuito il fenomeno a turni massacrantistipendi non allineati all’Europa e a una crescente esposizione a situazioni di burnout e aggressioni nei reparti.

Dimissioni volontarie superano i pensionamenti: i numeri nazionali

Secondo un’analisi del Centro Studi Anaao Assomed, basata sui dati Onaosi del Conto annuale dello Stato e del MEF le dimissioni hanno superato i pensionamenti in 12 regioni su 20. Il salto dal 2024 al 2025 equivale a 3.767 uscite rispetto a 2.876 con una differenza di 891 professionisti. Il rapporto dimissioni/pensionamenti è passato da 1,05 a 1,31 entro la fine dell’anno.

Quota rispetto al personale totale

Nel complesso, le dimissioni rappresentano il 3,5% del personale medico in servizio, ossia circa 3 medici ogni 100. Il dato supera di gran lunga le precedenti soglie registrate durante l’emergenza COVID-19, quando la percentuale si aggirava attorno al 3%.

Le regioni con il maggior divario tra dimissioni e pensionamenti

Il fenomeno è particolarmente accentuato in quattro aree: LazioTrentino-Alto AdigeFriuli-Venezia Giulia e Sardegna. In queste regioni, il numero dei medici dimissionari supera quello dei pensionati da 2,4 a 3,3 volte. Il Trentino-Alto Adige ha quasi triplicato le dimissioni in un decennio, mentre in Piemonte i casi sono passati da 105 nel 2015 a 245 nel 2025.

In Puglia le dimissioni sono salite a 308 nel 2025, cinque volte più del dato del 2024 (56) e doppiando i pensionamenti. La Campania ha registrato 728 assunzioni a tempo indeterminato nello stesso anno, ma 246 medici hanno lasciato il reparto. In Veneto il numero di uscite è cresciuto da 115 nel 2015 a 214 nel 2025, mentre le Marche hanno visto i dimissionari aumentare da 33 a 139 nello stesso periodo.

Cause evidenziate dal sindacato Anaao Assomed

Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, descrive il fenomeno come un vero e esodo e non come una semplice mobilità professionale. Le ragioni principali individuate sono i turni massacranti gli stipendi inferiori alla media europea le condizioni di lavoro al limite del burnout e le frequenti aggressioni nei reparti. Il profilo dei dimissionari è quello di medici nella “piena maturità clinica”, con un’età media di circa 48 anni spesso attratti da opportunità all’estero o da strutture private.

Conseguenze sugli organici e prospettive future

Il bilancio complessivo mostra una tensione crescente sugli organici: per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono usciti dal sistema (tra pensionamenti e altre cause). Nonostante ciò, il numero totale di dipendenti è aumentato del 2,7% dal 2015 (105.380) al 2024 (108.243). Il “Decreto Calabria”, attivo dal 2019 al 2025, ha introdotto quasi 10.000 giovani medici, coprendo il 43% delle assunzioni a tempo determinato.

La disparità territoriale persiste: il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 unità (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha perso 1.166 (-3,1%). Le regioni più penalizzate sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%). Gli specialisti sottolineano che, se non saranno adottate misure mirate – come il superamento del tetto di spesa per il personale, l’aumento delle retribuzioni e incentivi per le sedi disagiate – il rischio è di vanificare il recente ricambio generazionale.

Scritto da Roberto Capelli

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