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Medici di famiglia: deficit di 5.700 unità e 10.600 pensionamenti entro 2031

Mancano 5.700 medici di famiglia e più della metà ha più di 1.500 pazienti: l’emergenza si avvicina

Il deficit di medici di famiglia sta raggiungendo dimensioni preoccupanti in Italia. Le ultime stime della Federazione italiana medici di medicina generale, presentate durante l’85° Congresso nazionale, indicano un vuoto di circa 5.700 professionisti rispetto al fabbisogno di 42.500 medici. La mancanza si traduce in un numero teorico di 6,8 milioni di cittadini non coperti, poiché la soglia ottimale è di 1.200 assistiti per medico.

Questa carenza non è solo un dato statistico: la pressione sul personale attivo altera la qualità dell’assistenza. Il overbooking ossia la gestione di pazienti al di sopra del limite previsto, colpisce più della metà dei medici di base, rendendo difficile garantire tempi adeguati per la prevenzione e la continuità delle cure.

Il divario tra fabbisogno e personale attivo

Nel 2025 erano attivi 36.812 medici di famiglia ben al di sotto della stima necessaria. La differenza di 5.700 unità se rapportata al rapporto ideale di 1.200 assistiti, genera un deficit assistenziale di 6,8 milioni di persone. Anche se parte di queste persone è già seguita dai medici presenti, questi superano di gran lunga i massimali di pazienti, aumentando il carico di lavoro e il rischio di errori.

Overbooking e carico dei medici nelle regioni

I dati del Ministero della Salute mostrano che 51,7% dei medici di famiglia ha superato la soglia abituale di 1.500 assistiti. La situazione è più grave in Lombardia, dove la percentuale sale al 74% seguita dal Veneto (68,7%), dalla Provincia autonoma di Bolzano (65,1%), dalla Valle d’Aosta (61,1%), dalla Sardegna (60,6%) e dalla Campania (58,8%). In dieci regioni, più le Province autonome di Trento e Bolzano, oltre la metà dei medici supera i 1.500 pazienti, creando un sovraccarico che “rende sempre più difficile garantire a ciascun assistito il tempo necessario per la prevenzione e la continuità delle cure”.

Pensionamenti imminenti e prospettive formative

Tra il 2026 e il 2031, 10.681 medici di assistenza primaria raggiungeranno l’età pensionabile, aggravando ulteriormente il vuoto esistente. Per contrastare il trend, il numero di borse di formazione per il triennio 2026-2029 è aumentato da 2.228 a 2.651 (+19%). Anche le domande al concorso sono cresciute, passando da 5.396 a 5.875 (+8,9%).

Tuttavia, la distribuzione geografica delle opportunità è estremamente squilibrata. In Campania, su 1.080 candidati sono state assegnate solo 240 borse nel Lazio 200 borse per 600 aspiranti; in Emilia-Romagna 185 per 625. Al contrario, il Piemonte registra 300 borse per 288 iscritti, dimostrando una discrepanza che rende difficile allineare le esigenze territoriali alle risorse formative disponibili.

La Fimmg sottolinea che aumentare il numero di laureati non è sufficiente: occorre creare condizioni che rendano la medicina generale una scelta stabile e attrattiva, con minor burocrazia, strutture adeguate e riconoscimento specialistico. Solo così sarà possibile colmare il deficit e garantire un’assistenza territoriale realmente capace di rispondere alle esigenze dei cittadini.

Scritto da Roberto Capelli

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